Tailandia " Con approssimativamente 800mila prostitute sotto i diciotto anni di cui 200mila sotto i dodici anni, la Tailandia è uno dei paesi più difettosi per il commercio sessuale. Il progetto ragazze sicure opera per ridurre la minaccia di sfruttamento sessuale di ragazze vulnerabili e giovani donne che vivono nelle regioni svantaggiate della Tailandia del nord.
Dopo l’incontro tra i rappresentanti di Adra e delle Nazioni Unite, Adra Tailandia è stata formalmente invitata a partecipare attivamente al progetto UNIAP (United Nations Inter Agency Project on Human Traffcking).
Adn - Adventist News
http://www.avventisti.it/adn
dal WEB una tesi esplicativa
i nuovi schiavi - aspetti criminologici del traffico di esseri umani
Tutti sanno cos’è la schiavitù, eppure nessuno lo sa. La schiavitù vecchio tipo è così fittamente intrecciata alla storia dell’umanità e appartiene a tal punto alla nostra comune idea di mondo che, per la maggior parte delle persone, schiavitù significa semplicemente che un individuo ne possiede legalmente un altro. E, come tutti sanno, questo tipo di schiavitù è stato da lungo tempo abolito: un fenomeno nei cui confronti possiamo sentirci colpevoli o indignati, di cui possiamo pensare che sia stato davvero un brutto episodio della storia dell’umanità , ma nei cui confronti possiamo sentirci anche supponenti e superiori perché appartiene al passato. Un passato di cui non abbiamo fatto parte, ma che giudichiamo tanto terribile quanto lontano dalla civiltà a cui ormai siamo abituati. Ebbene, la mia ricerca mette in mostra che ignoriamo un problema che è davanti ai nostri occhi ogni giorno, del quale dobbiamo sentirci ugualmente indignati e nei confronti del quale possiamo sentirci davvero poco superiori. La schiavitù è ancora intrecciata con la storia. Con la nostra storia. Essa prende nuove forme rispetto a quella tradizionale. È una schiavitù in continua evoluzione, che si adatta alle nuove condizioni, alle nuove potenziali vittime, alle nuove richieste e, perfino, alle nuove tecnologie.
Sebbene sia illegale quasi ovunque, sebbene l’informazione invade le nostre vite sempre più prepotentemente, sebbene le persone entrino sempre più facilmente in contatto tra loro, portando ad una fusione delle loro culture, tradizioni e colori, nonostante tutto, la schiavitù, che tanti pensano sia una pratica da dimenticare, anzi, già dimenticata, esiste e, per di più, è in aumento.
L’elemento comune a queste forme di schiavitù, alla classica come alla contemporanea, è, ovviamente, quello economico. Detenere degli schiavi poteva essere secoli fa una questione di potere, ma era soprattutto una questione di soldi. Gli schiavi fruttavano allora, e fruttano adesso. La schiavitù ha assunto forme nuove, è un fenomeno più nascosto, ma più diffuso rispetto al passato. E va al di là della semplice detenzione di persone, vendute in base a ragioni etniche, culturali, perché di colore o perché di cultura diversa; persone che venivano utilizzate nelle piantagioni, nelle miniere, per i lavori più duri che l’uomo bianco e imperialista si guardava bene dallo svolgere. Connesse alla nuova schiavitù, ci sono tante altre forme di brutalità , di azioni criminali che aiutano a sottomettere gli schiavi e, paradossalmente, a dare loro anche la speranza di un futuro migliore. La nuova schiavitù è un fenomeno globale e si accompagna ad un vero e proprio traffico di esseri umani che ha ormai assunto dimensioni mondiali e cifre esorbitanti. C’è chi parla di centinaia di milioni, chi, come l’esperto ONU Kevin Bales, di “appena” ventisette milioni. Le nuove vittime sono persone disperate che credono alle false illusioni dei trafficanti, persone deboli che si piegano alle loro minacce e violenze di ogni genere, persone povere che vendono i propri figli sperando che vadano davvero a lavorare e contribuire all’esiguo reddito di famiglia.
Ho cercato di mettere in evidenza non soltanto l’esistenza della tratta degli esseri umani, ma anche e soprattutto di descrivere come questo viene portato avanti da piccoli trafficanti così come dalle grandi organizzazioni criminali transnazionali. Perchè il commercio di nuovi schiavi è diventato una delle principali risorse delle mafie internazionali, soprattutto quella balcanica, quella orientale e quella nigeriana, seconda solo al traffico di stupefacenti. I clan criminali hanno compreso la globalità del fenomeno, hanno intuito i mezzi con i quali poter reclutare le vittime, i loro punti deboli su cui fare leva e hanno cominciato un business criminale di dimensioni mondiali.
Ho cercato, inoltre, di descrivere la situazione in alcuni Paesi maggiormente colpiti dalla schiavitù, sebbene questa prenda poi forme diverse, a seconda delle esigenze, delle condizioni e delle situazioni. L’India: un Paese che sta cercando di abbandonare una pratica ormai consolidata nel tempo e che è stata alimentata dalla tradizione religiosa (essere schiavo o padrone è, per gli indiani, una questione di casta), dalla corruzione della politica e da un boom demografico che ha enormemente accresciuto il numero di famiglie in condizioni di estrema povertà . La piaga del Paese indiano è la servitù da debito. La Thailandia: le grandi città del Sud del Paese sono invase da giovani ragazze reclutate nei poveri villaggi del Nord. Ragazze che con false speranze arrivano nei bordelli thailandesi per soddisfare i piaceri di tanti uomini. Ragazze che vengono continuamente percosse e violentate, in questo modo costrette a non fuggire e a sottostare alle richieste dei protettori. Lo sfruttamento sessuale è la principale attività del trafficanti thailandesi.
L’Albania e la Romania: in Europa sono tra i maggiori paesi d’origine di donne e bambini trafficati verso il ricco occidente. In realtà , anche altri Paesi in questi ultimi anni stanno conoscendo questo fenomeno criminale, sia come paesi di provenienza, come il Kosovo, l’Ucraina e la Bielorussia, che come paese di destinazione, come il Belgio o le Repubbliche baltiche, o di semplice transito, come l’ex Yugoslavia. Le donne sono utilizzate soprattutto nel giro dello sfruttamento della prostituzione; i bambini, invece, anche nell’accattonaggio, un fenomeno che riguarda soprattutto il traffico dall’Albania alla Grecia.
Ad aiutare il traffico di esseri umani ci sono vari fattori. Prima di tutto, l’estrema povertà in cui versano miliardi di persone, le quali non riescono a vedere davanti a loro alternative, se non quella di vendere se stessi e affidarsi a chi promette loro un lavoro, un marito ricco, una casa o semplicemente delle condizioni dignitose. Per questi motivi sono in aumento le grandi migrazioni dal Sud al Nord del mondo, facilitate anche dall’abbattimento delle frontiere, da un mondo sempre più globale e più piccolo. La globalizzazione ha ridotto le distanze e intrecciato i rapporti economici: anche la tratta di esseri umani si è adeguata alle prospettive globali del mondo e alle leggi della domanda e dell’offerta. Certo. Perchè un’offerta così alta di schiavi esiste in quanto esiste un’altrettanta alta domanda. Globalizzazione dei mercati ha significato, dunque, anche globalizzazione del mercato di esseri umani.
Queste mie tesi non sono state smentite da quanti ho contattato per la mia ricerca. Coloro che sono attivi giorno dopo giorno nella lotta al traffico di esseri umani e ai quali è riconosciuto a livello internazionale un ruolo di primaria importanza: le organizzazioni non governative che giocano un ruolo fondamentale di raccordo tra Governi, organizzazioni internazionali e operatori sociali , cooperative sociali che aiutano le donne vittime di tratta ad uscire fuori dal giro dello sfruttamento della prostituzione raccogliendole direttamente dalla strada e offrendo loro un’alternativa ed un futuro, piccoli centri d’accoglienza per immigrati clandestini vittime di trafficanti senza scrupoli in cui il loro status di vittima viene prima di quello di clandestino. Accanto a tutti loro, però, è da riconoscere anche un impegno sempre più intenso dei Governi nazionali che hanno compreso l’importanza di contrastare le mafie transnazionali attive nel traffico con la loro stessa arma: la collaborazione. C’è stato negli ultimi anni un intensificarsi di incontri a livello internazionale che ha messo in contatto tra loro i vari Governi, i quali stanno cercando, qualcuno l’ha già fatto, qualcuno sta provvedendo, di uniformare le legislazioni nazionali alle definizioni normative internazionali. Tappe importanti sono state la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo del 1989, la Convenzione n. 182 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sullo sfruttamento del lavoro minorile, la Convenzione ONU sul crimine organizzato e l’annesso Protocollo sulla tratta degli esseri umani aperto alla firma a Palermo il 12 dicembre 2000. Per quanto riguarda l’Italia, si è preso coscienza della pratica della schiavitù anche nel mondo contemporaneo, riformando gli articoli 600 e ss. del codice penale con la Legge n. 228 del 2003 “ Misure contro la tratta di persone”. Inoltre, l’art. 18 del T.U. sull’immigrazione del 1998 ha previsto una serie di misure di tutela e di assistenza per le vittime di tratta con la possibilità di farle partecipare a programmi di reintegrazione sociale. La vittima, adesso, almeno in Italia e in altri pochi Paesi, può contare su un trattamento che tenga in considerazione le violenze subite, fisiche e psicologiche. Qualcosa, quindi, si sta muovendo, ma ancora tanto c’è da fare se si vuole davvero che la schiavitù resti intrappolata nella storia del passato.
potete scaricare il PDF completo qui:
i nuovi schiavi - aspetti criminologici del traffico di esseri umani
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