TUCSON -- Joseph Bonanno, padrino della mafia americana negli anni '50 e '60, è morto a Tucson, in Arizona. "Joe Bananas" - questo il suo soprannome, che odiava - aveva 97 anni ed era stato a capo di una delle famiglie più potenti del crimine organizzato.
La notizia della morte, dovuta ad un collasso cardiaco, è stata data dal suo avvocato, Alfred "Skip" Donau.
All’apice del potere, Bonanno guidava una delle cinque famiglie di Cosa Nostra a New York. Membro della "commissione", l’organo di direzione del crimine organizzato a New York e nelle altre principali città degli Stati Uniti, ha sempre negato di essere coinvolto nel giro della prostituzione e del traffico di droga. Le autorità sostengono invece il contrario.
Negli anni '60, cadde in disgrazia per aver cercato di ottenere il controllo su tutte le famiglie, nella cosiddetta "guerra delle banane", e si ritirò in esilio in Arizona. La famiglia mantiene ancora il suo nome, anche se nella sua autobiografia, uscita nel 1983, Bonanno ha scritto: "Non sono più un padrino, e non esiste più nessuna famiglia Bonanno".
Nel 1980, Bonanno ricevette la sua condanna penelae, per aver ostacolato il corso della giustizia: aveva tentato di bloccare le indagini sui suoi figli da parte di un gran giurì federale. Bonanno passò otto mesi nella prigione federale di Lexington, in Kentucky, e uscì in libertà vigilata nel luglio dell’84.
Nel 1985 e '86 passò 14 mesi in prigione per oltraggio alla corte: si era rifiutato di rispondere alle domande dei procuratori prima del processo contro i capi delle famiglie mafiose di New York. Il giudice e i procuratori - fra questi anche il futuro sindaco di New York Rudolph Giuliani, allora magistrato - erano andati a Tucson per ascoltarlo. Bonanno disse di non sentirsi bene e si rifiutò di testimoniare.
Bonanno era nato il 18 gennaio 1905 a Castellamare del Golfo (in provincia di Trapani) ed era arrivato negli Stati Uniti illegalmente via Cuba. Fu accusato negli Anni Trenta di avere collaborato col gangster Al Capone.
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