Tensione in Palestina per le dimissioni che avrebbe presentato il premier Abu Ala

Con un colpo di scena impensabile fino a pochi mesi fa, e che conferma la progressiva perdita d'autorità dell’anziano e malandato rais palestinese, il premier Abu Ala (Ahmed Qrea) ha minacciato oggi di dimettersi dopo un duro braccio di ferro con Yasser Arafat sulla nomina del nuovo ministro degli interni, e il previsto voto di fiducia al governo d'emergenza formato solo due giorni fa è stato rinviato a data da destinarsi.

Alla massima confusione politica nei Territori, ha fatto da contrappunto in Israele uno scambio d'accuse al vetriolo tra il premier Ariel Sharon e il leader laburista Shimon Peres, con il primo che ha rinfacciato all’opposizione di sinistra di agire di concerto con i palestinesi "alle spalle del governo" e il secondo che ha rimproverato allo stesso governo di "imitare Schwarzenegger" e aver "distrutto ogni possibilità di pace".

Sharon intendeva riferirsi ai negoziati in corso ormai da alcuni mesi tra esponenti della sinistra israeliana - come l’ex ministro laburista della giustizia Yossi Beilin - e palestinesi - come l’ex ministro dell’informazione Yasser Abed Rabbo - per arrivare a un'intesa di pace lungo le linee tracciate alla fine della presidenza Usa di Bill Clinton, nel gennaio 2001. "Il governo pensa che, se mostra i muscoli, la gente lo appoggerà . Non ha fatto altro che mostrare muscoli con il sindacato, i palestinesi e la sinistra, e ha portato a una stallo totale in ogni settore", ha ribattuto Peres. Lungo la vecchia 'linea verdè di demarcazione tra Israele e Cisgiordania vige intanto il massimo stato d'allerta nel timore di nuove infiltrazioni di kamikaze palestinesi e, all’indomani del richiamo di quattro battaglioni di riservisti, un giovane attentatore suicida si è fatto saltare in aria a un posto di blocco dell’esercito israeliano alle porte di Tulkarem, ma oltre alla sua morte ha provocato solo il ferimento di due soldati e di un passante, le cui condizioni non destano preoccupazione.

l’annuncio delle dimissioni di Abu Ala, che almeno per il momento sarebbero state respinte da Arafat, è giunto al termine di una mattinata convulsa, in cui i deputati del Consiglio legislativo palestinese (Clp, Parlamento) - convocati a Ramallah (Cisgiordania) per il voto di fiducia - hanno presto compreso che qualcosa non andava per il verso giusto, visto che l’attesa per l’arrivo dell’anziano rais e del premier si prolungava. l’ex ministro della giustizia Abdulkarim Abu Salah - citato stamani dal quotidiano palestinese 'Al Quds' - aveva del resto annunciato che un consistente gruppo di deputati della striscia di Gaza e della Cisgiordania si sarebbe rifiutato di votare la fiducia al nuovo governo, poichè il premier e sei dei suoi otto ministri avevano già prestato giuramento due giorni fa e lo stato d'emergenza proclamato domenica da Arafat esclude l’obbligo costituzionale di un pronunciamento del Clp.

Al di là delle schermaglie procedurali, il vero scontro si sarebbe però consumato in una riunione ristretta tra Arafat, Abu Ala e i ministri del nuovo governo, in cui il generale Nasser Yusef, nominato titolare degli interni, avrebbe ribadito sia il rifiuto a prestare giuramento in assenza del preventivo voto di fiducia del Clp sia la richiesta del pieno controllo sulle forze di sicurezza palestinesi, senza doverlo condividere (in veste di vice ministri) con due fedelissimi dell’anziano rais, i generali Abdelrizak Majaida e Amin El Hindi. Arafat sarebbe allora andato su tutte le furie e avrebbe preteso da Abu Ala la destituzione di Yusef, ma il premier si sarebbe rifiutato e avrebbe presentato le dimissioni.

Il braccio di ferro tra Arafat e Abu Ala sulla nomina di Yusef - che ricorda quello con Abu Mazen per la nomina di Mohammed Dahlan nel precedente governo - è stato attentamente seguito a distanza da Hamas, il cui portavoce Abdelaziz Rantisi è tornato a farsi sentire da Gaza, dopo un lungo silenzio seguito agli ultimi tentativi di 'omicidi miratì di leader del movimento integralista a opera d'Israele.

In un comunicato, Rantisi ha bollato la formazione del nuovo governo d'emergenza come un cedimento alle "pressioni americane e sioniste", ma ha soprattutto aggiunto che "non potrà ripetersi ancora quanto successo nel 1996", quando proprio il generale Yusef, comandante della pubblica sicurezza, guidò una dura repressione contro Hamas a Gaza.