Gli effetti biologici dell’esposizione ai campi elettromagnetici vengono discussi da molto tempo e le interazioni con le cellule e gli organismi costituiscono un'area di ricerca specialistica di crescente interesse.
Alla luce dei risultati di recenti studi biomedici è ipotizzabile un danno da esposizione a radiazioni non ionizzanti, i campi elettromagnetici , quindi possono essere annoverati tra gli agenti inquinanti che mettono a rischio la salute dell’uomo.
Pur se non tutte le ricerche sono concordi nel confermare le pericolosità dei CEM, la possibilità che possano costituire un problema per la salute pubblica viene avvalorata da studi relativi alle correlazioni tra l’esposizione e alcuni tipi di patologie, anche gravi, come la leucemia nei bambini, i tumori al cervello in categorie professionalmente esposte e altre affezioni, soprattutto a carico della sfera riproduttiva.
Ogni anno, laboratori di ricerca, in tutto il mondo riferiscono di nuove evidenze sperimentali relative ad effetticellulari o molecolari indotti dai CEM e propongono possibili teorie circa gli schemi di interazione tra CEM e biosistemi.
Pur in assenza di una base teorica inequivocabile, gli elementi sin qui raccolti permettono di ipotizzare che gli effetti provengano da modificazioni del trasporto e dall’equilibrio ionico, crescita cellulare, sistemi di DNA e RNA, trascrizione genetica. Poiche tali effetti sono correlati alla membrana cellulare èragionevole supporre che i campi elettromagnetici interferiscano preminentemete proprio con questa struttura.
Uno studio recentemente conclusosi presso l’istituto di Medicina Sperimentale di Roma del CNR, condotto dal dottor Settimio Grimaldi sulle capacità schermanti del tessuto Ageostan-®, ha verificato che l’esposizione a bassa frequenza e di intensità fino a 0,5 mT provoca alterazioni di alcune caratteristiche strutturali e funzionali di queste cellule, che sono di fondamentale importanza per la difesa immunitaria.
In particolare, studi di microscopia elettronica a scansione e di microscopia confocale hanno mostrato una totale perdita di microvilli e pseudopodia conseguente all’esposizione, sia bassa che a radiofrequenza.
Le modificazioni della membrana cellulare indotte dall’esposizione ai CEM non si sono più verificate quando le cellule erano protette da schermi di tessuto Ageostan-®, capaci di bloccare l’80% della componente elettricadel campo elettromagnetico a radiofrequenza.
La capacità isolante di questo tessuto, che è stato presentato in anteprima a ESPOSANITA', si è rivelata particolarmente efficace alle frequenze della telefonia cellulare e come ha spiegato il dottor Settimio Grimaldi:<< l’esposizione ad un campo a 960 MHz dell’intensità di 20 V/m su cheratinociti umani provoca l’allungamento e il differenziamento delle cellule.
l’utilizzo dello schermo Ageostan-® in presenza del campo perturbante impedisce la deformazione della membrana e il differenziamento cellulare e consente di abbassare il SAR mantenendolo al di sotto dei limiti stabiliti dalla normativa internazionale(1,6 milliwatt per grammo, FCC rule)>>.
Appropriate schermature in materiali protettivi da apporre sia alle apparecchiature che a difesa dell’utente, quindi, sarebbero in grado di proteggere la popolazione che vive in vicinanza di stazioni base per la telefonia cellulare come i lavoratori più esposti al rischio delle radiazioni elettromagnetiche.
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