NEUROSCIENZE - QUANDO RISOLVIAMO un problema, valutiamo ipotesi alternative, o ci ricordiamo di definire un programma preciso di azione, mettiamo in moto la corteccia prefrontale, la parte del cervello adibita al controllo cognitivo: la capacità di coordinare pensiero e azione in relazione a obiettivi interni. È questa regione che valuta lo stimolo prima di raccomandare un'azione di risposta alla corteccia premotoria. Una posizione importante, che ha spinto numerosi ricercatori cognitivi a occupare la propria corteccia prefrontale per studiare il modo in cui è organizzata questa particolare area del cervello. Escono questa settimana su Science i risultati raggiunti da Etienne Koechlin, dell’Università Pierre e Marie Curie di Parigi, che insieme ad alcuni colleghi ha analizzato con le tecniche di brain imaging il cervello di persone impegnate in diversi esperimenti comportamentali.
Le situazioni create in laboratorio ricostruivano condizioni che il nostro cervello è abituato a gestire nella vita di tutti i giorni. Si pensi per esempio a un telefono che suona (stimolo): normalmente alzeremo la cornetta per rispondere, ci fa notare Koechlin. Resteremo tuttavia indifferenti allo stesso stimolo se ci troviamo in casa di un amico (contesto diverso). E ancora, risponderemo anche a casa altrui dietro richiesta del proprietario dell’abitazione, momentaneamente occupato in altre mansioni (sfornare un arrosto?). Ecco allora che le "cavie" si sono prestate a premere pulsanti in risposta a uno stimolo, distinguere vocali e consonanti attraverso un colore, rispondere o meno a un segnale a seconda del contesto: hanno insomma partecipato a test usati spesso in analisi cognitive. In questo caso, però, i ricercatori, grazie alla risonanza magnetica, potevano seguire sul monitor l’attività della corteccia prefrontale e determinare nelle varie circostanze l’area che di volta in volta si "accendeva".
l’ipotesi di partenza era che il controllo cognitivo coinvolge almeno tre livelli successivi di processamento eseguiti in regioni frontali diverse: richiamare un'esperienza anteriore, considerare le istruzioni esterne, selezionare la risposta. E così è stato. A quanto pare esiste effettivamente un'organizzazione gerarchica costruita intorno a un gruppo di funzioni generali. Secondo lo studio la prima sottoregione mantiene traccia di ciò che i ricercatori chiamano l’episodio: la situazione particolare in cui si cerca di capire cosa fare. La successiva gestisce il contesto, ovvero ciò che significa un dato stimolo in quella particolare situazione. Infine, la regione più arretrata reagisce in accordo allo stimolo. l’attività cerebrale si sposta quindi dall’area anteriore della corteccia prefrontale laterale a una sezione posteriore fino ad arrivare all’area di controllo motorio nel mezzo del cervello.
«Si sta raggiungendo un punto di vista interessante sulla corteccia prefrontale», è il commento di alcuni studiosi, tra cui John Duncan, della Cognition and Brain Sciences Unit, presso il Medical Research Council di Cambridge. Gli autori dell’articolo si sono impegnati a dare una descrizione della corteccia prefrontale, continua il ricercatore. In passato era stato proposto che parti diverse si occupassero di differenti tipi di informazione, come la forma di un oggetto o la sua posizione. Ma questi risultati ci dimostrano che dovremmo "aprire i nostri orizzonti". Eppure, ammonisce Duncan, «penso che nella vita reale le cose siano molto più complesse».
di SARA CAPOGROSSI COLOGNESI
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