Un gruppo di ricercatori, tra cui Elisabetta Visalberghi dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma, ha scoperto che queste specie di scimmie usano sassi e incudini per aprire le noci di cocco. Lo studio è pubblicato sul numero di dicembre 2004 della rivista American Journal of Primatology
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"Occorre aguzzare l’ingegno" devono aver pensato i cebi (Cebus apella libidinosus, una specie di scimmie) del Piauì, una regione del Brasile, quando durante la stagione secca avevano a disposizione come unica risorsa abbondante di cibo le noci di cocco delle palme nane. Questi frutti sono dissetanti e nutrienti ma hanno il guscio estremamente duro e difficile da aprire.
Per risolvere il problema il gruppo di cebi utilizza il sistema incudine-sasso: le noci di cocco vengono posizionate su massi di arenaria e rotte con grandi sassi di quarzite. Questi sono dei veri e propri "macigni" per i piccoli cebi dato che possono arrivare a pesare anche 1/3 del loro peso. “Tanta abilità , precisione e forza richiedono capacità cognitive notevoli che finora sono state documentate e studiate solo negli scimpanzè”, spiega Elisabetta Visalberghi, ricercatrice del Cnr. “Che i cebi ne siano capaci è sorprendente; 40 milioni di anni di evoluzione separa i cebi dall’uomo e dagli scimpanzè. Gli scienziati sapevano già che i cebi in cattività usavano utensili, ma ignoravano che quelli in natura usassero sassi e incudini”. Ed è per questo che quando Elisabetta Visalberghi e i suoi colleghi Dorothy Fragaszy dell’Università della Georgia, ed- Eduardo Ottoni e Patricia Izar dell’Università di San Paolo, hanno visto con i loro occhi queste scimmie al lavoro hanno deciso che occorreva saperne di più. In quell’occasione hanno misurato le incudini e pesato sassi e noci e hanno misurato il numero di colpi sulle incudini. L’osservazione degli animali e questi primi dati testimoniano che l’utilizzo di strumenti è abbastanza diffuso.
Secondo quanto scrivono nel loro articolo " pubblicato sul numero di dicembre dell’American journal of primatology - Visalberghi e i suoi collaboratori, è proprio la scarsità di cibo dovuta ad una prolungata stagione secca a spingere i cebi verso le poche risorse alimentari disponibili. Le noci di cocco sono tra queste estremamente abbondanti e impossibili da sfruttare per gran parte delle altre specie presenti. Ma per aprirle i cebi hanno dovuto aguzzare l’ingegno, cosa forse non troppo difficile per altri primati che passano ore ed ore a manipolare, sfregare e battere qualsiasi cosa venga loro a portata di mano.
“Il nostro studio”, conclude la ricercatrice del Cnr, “mostra che i cebi sono capaci di usare strumenti anche quando il compito è cognitivamente difficile e richiede forza e precisione. In questo caso non solo ci riescono, ma sono anche in grado di creare tradizioni comportamentali. Infatti, non si tratta di un caso isolato ma di un comportamento che si è diffuso grazie alle maggiori opportunità di apprenderlo attraverso la vita di gruppo. I cebi lo hanno imparato non dagli altri ma con gli altri”. Inoltre, prosegue Visalberghi, in uno studio analogo, pubblicato in questi giorni su Science, alcuni ricercatori hanno osservato comportamenti simili in un gruppo di cebi che vivono ad alcune centinaia di chilometri da quelli osservati da noi. Queste scimmie usano sassi per scavare, e per estrarre tuberi e solo talvolta per rompere semi. Ambedue gli studi mettono in luce quanto i cebi siano in grado di sfruttare l’ambiente anche quando le risorse sono poche. In queste situazioni altri animali sarebbero morti, o la specie andrebbe estinta, i cebi invece si ingegnano, cercano, agiscono e talvolta trovano soluzioni decisamente intelligenti”.
Per poter confermare questi primi risultati comportamentali, e approfondire altre tematiche quali ad esempio a quale età e come i cebi imparino a usare strumenti, come siano in grado di sfruttare l’ambiente durante tutto l’arco dell’anno e se esistano altri gruppi in zone molto distanti dal luogo dell’osservazione che fanno altrettanto e se si tratti di una tradizione che si è diffusa o di scoperte indipendenti da parte dei vari gruppi, i ricercatori hanno avviato un progetto finanziato dalla Leakey foundation e da National geographic che partirà a gennaio 2005.
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La scheda
Che cosa: studio sul comportamento di un gruppo di cebi in Brasile
Chi: Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr
Per informazioni: Elisabetta Visalberghi Istc-Cnr, tel. 06-3221252, cell. 3477452246
e-mail e.visalberghi@istc.cnr.it
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