La superiorità della Monarchia spiegata con la repubblica di Trump

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Il gennaio del 2021 verrà ricordato dagli annali della storia per l’assalto al Campidoglio istigato da Donald Trump; qualche morto, un atteggiamento ambiguo da parte sua, il Presidente degli USA, e una crisi interna senza precedenti per quel Paese. Se analizziamo brevemente la storia americana recente e la preistoria delle istituzioni, comprenderemo benissimo perché le repubbliche siano inferiori alle monarchie, a prescindere dai difetti umani dei loro rappresentanti istituzionali: Re o Presidente. Quando si pensa a una repubblica, in genere si pensa agli USA o alla Francia, non per esempio al Congo o alla Repubblica Popolare Cinese o al Guatemala ma tutte le repubbliche moderne, che derivano ideologicamente dalla Francese, nata nel 1789, e non da quelle antiche, le repubbliche aristocratiche, di cui San Marino è l’unico caso sopravvissuto alla storia, hanno un grosso difetto, perché, essendo la degenerazione del sistema parlamentare, cioè delle "democrazie" dove non c’è più il moderatore, cioè il Sovrano, verticalizzano il sistema partitico fino al vertice dello Stato. La "democrazia" moderna nasce nel Regno Unito che fu il primo stato ad adottare un Parlamento come lo concepiamo oggi. Quello che è accaduto al Campidoglio grazie a Trump, in verità non è nulla di nuovo, è solo più estremo del solito, cioè una fazione politica che è al potere, non vuole mollarlo ma non c’è nessuno che possa fermare o impedire questo processo, per il semplice fatto che non c’è un Re, cioè non c’è una figura stabile che rappresenti la nazione e che non sia invischiata nei giochi del potere partitico. Non so se gli antropologi saranno d’accordo con me ma in genere, come risaputo, quello che è preistoria è teoria, perché appunto non ci sono documenti che comprovino la veridicità dei fatti, un po’ come il colore dei dinosauri, che potevano essere viola, verde o rosa… Comunque sia, voglio tentare di spiegare in modo semplice come probabilmente, o possibilmente se preferite, sono nate le Monarchie in era ancestrale. I capi dei primordi dovevano essere gl’individui che urlavano più forte, quelli che ammazzavano di più nella caverna, probabilmente al buio e a tradimento, poi, grazie all’evoluzione tecnologica, quello che aveva la clava più lunga. Dopo ancora, quando qualcuno iniziò ad osservare che non bastavano quelle qualità a fare di un troglodita un capo e che era meglio scegliere una persona intelligente, i criteri di scelta iniziarono a cambiare. Forse qualcuno iniziò ad osservare che certe qualità, inclusa l’intelligenza, oltre ad essere superiori all’urlo, alla forza bruta e alla clava, almeno in parte erano ereditarie e quindi un leader ereditario era preferibile, perché si riusciva così ad eliminare il problema della competizione, magari una lotta all’ultimo sangue, per l’elezione di un capo e se questo aveva con sale in zucca, meglio. L’ereditarietà dunque eliminava la competizione e generava maggiore competenza, perché, come accadeva per il figlio del pescatore o del tessitore in una società che man mano si evolveva, il padre insegnava al figlio. E tra questi insegnamenti, la saggezza faceva intuire che una delle chiavi per il mantenimento di un potere che evitasse rivoluzioni o sovversioni in un sistema ereditario era l’equilibrio sociale, che a sua volta era nell’interesse della nazione tutta, perché genera unità nazionale e quindi maggior forza e stabilità dello Stato e delle sue istituzioni. Quello che oggi vediamo maggiormente nelle repubbliche presidenziali, e che è più celato ma altrettanto presente nelle altre repubbliche, è il ritorno al troglodita urlatore e alla clava più lunga, perché loro, i candidati, sono coloro che riescono a farsi sentire maggiormente, non più con una voce da baritono o con un megafono ma tramite i mass-media, ai quali accedono grazie al potere del denaro o al potere dei partiti politici o delle lobbie che li appoggiano in cambio di favori, e al popolo, a cui piace sempre l’arena, a cui piace dividersi in squadre, come per lo sport, tutto questo va bene, perché in genere non comprende nulla di evoluzione sociale e non comprende nemmeno che quelle che lui reputa cose antiquate, come le monarchie, sono in verità frutto dell’evoluzione sociale e della saggezza di un gran numero di persone che ci hanno preceduti nei secoli e nei millenni, mentre le repubbliche sono frutto del regresso. Che il secolo scorso sia stato il secolo delle repubbliche, non è cosa che ci debba stupire, perché quel secolo ha visto un avanzamento tecnologico troppo veloce per l’umanità e, grazie soprattutto alle due guerre mondiali, ci ha portato sì a quel grande avanzamento tecnologico e scientifico ma contemporaneamente a un enorme regresso sociale, alla disumanizzazione (basti pensare ai campi di sterminio nazisti), all’annullamento dell’individuo, ecc. e questo lo si vede ormai in tutti gli aspetti della società. Clinton, Bush, Obama, Trump, Biden, giusto per fare gl’esempi più recenti in tema con l’articolo, non hanno delle doti particolari, non è gente che ha vinto il Premio Nobel per la fisica o che ha qualità umane interessanti, eppure rappresentano lo Stato (unione di stati) più influente al mondo, facendo l’interesse e i giochi di potere della propria fazione, non della propria Nazione. Questo ora, grazie a quello che è accaduto al Campidoglio è in evidenza ma quello che conta è che domani i saggi e i colti se lo ricordino; i tifosi partitici stanno già urlando.

Matteo Cornelius Sullivan