Bossi:Noi le armi le abbiamo

13.5K visualizzazioni

Il leader libico Gheddafi,parlando a un tv francese ha denunciato lingerenza negli affari interni di un Paese,chiarendo che è come "se noi ci occupassimo degli affari della Corsica o della Sardegna. Il Nord Italia - ha aggiunto - era indipendente e si chiamava Padania. Noi non ci siamo impicciati lì dentro”.

Subito è arrivata la risposta di Bossi:” Ma vi pare. Per fortuna abbiamo tantissimi uomini e le armi si fanno in Lombardia. Gheddafi- ha aggiunto Bossi -è un gatto che sta affogando e si arrampica sui vetri. La storia dimostra che chi spara sulla sua gente finisce male. Ricordate il re Umberto I ucciso a Monza”.

Bene dopo queste dichiarazioni sono iniziati i soliti interventi

Il ministro dellinterno Maroni ,omettendo la parte dei tantissimi uomini ha detto:” Che le armi si facciano in Lombardia, che ci siano cioè le aziende che le producono è una verità, ma non mi pare che Bossi abbia mai incontrato Gheddafi”.

Ettore Rosato componente dell’Ufficio di presidenza del gruppo del Pd alla Camera,ha dichiarato:” Abbiamo chiesto con un’interrogazione al ministro della Difesa che il governo spieghi le parole gravi di un suo esponente: Umberto Bossi ha infatti sostenuto di non aver alcun bisogno di chiedere aiuto a Gheddafi per la secessione della Padania visto che la Lega dispone di tantissimi uomini e armi, tra l’altro prodotte in Lombardia. Si tratta di parole di cui il governo deve assumersi la responsabilità e spiegarne rapidamente il significato”.

Il deputato dellUdc Savino Pezzotta invece ha detto”Tentare di far passare o insinuare l’idea di una Lombardia armata offende i cittadini della nostra regione. I lombardi le armi le hanno prese solo per l’unità d’Italia e per la patria italiana o nella resistenza contro il nazifascismo. Poi hanno solo pensato al lavoro e alle loro famiglie”.

Emanuele Fiano presidente del forum sicurezza del Pd, ha dichiarato:”Va bene che a Carnevale ogni scherzo vale, ma la risposta del ministro Bossi ha dell’incredibile e dell’ingiustificabile. Noi non ci crediamo e lo prendiamo come uno scherzo di cattivo gusto. Citare i molti uomini della Padania e le molte armi prodotte in Lombardia come potenziale offensivo leghista, se non è uno scherzaccio è una affermazione molto pericolosa e, quindi, preferiamo continuare a pensare che sia uno scherzo. Se fosse vero ci sarebbe da preoccuparsi”.

Una richiesta da parte della lega ci fu negli anni 90,ed è riportata nel libro di Leonardo Facco "Umberto Magno” pubblicato da Aliberti editore.

Roberto Bernadelli,albergatore milanese ,parlamentare leghista,e consigliere comunale a Milano,insieme a Pino Babbini,anche lui consigliere comunale e primo autista di Bossi si recarono in Libia a chiedere soldi a Gheddafi,in cambio di un appoggio leghista per alleggerire lembargo internazionale nei confronti della Libia.

Tutta la storia è riportata a pag 379 di questo libro e sentite quello che dice Bernadelli:” "Babbini riuscì ad ottenere le credenziali per andare in Libia - racconta Bernardelli -. Partimmo da Linate e atterrammo a Djerba. Insiema a noi cera una specie di alpino, un valligiano del Bergamasco che doveva farci da interprete, dato che aveva lavorato per anni in quel Paese. Motivo della nostra missione? Dovevamo farci dare i soldi da Gheddafi per acquistare "Il Giorno”, lex quotidiano dellEni che in quegli anni era stato messo in vendita. Due Mercedes nere che ci aspettavano sotto laereo. Ci portarono a Tripoli, dove probabilmente pensavano che fossimo due ministri. A Babbini diedero una suite, a me unaltra, roba di gran lusso”.

Lobiettivo dei due leghisti era quello di incontrare il Colonnello invece…”Ma ci fecero incontrare il ministro degli Esteri, persona colta che parlava perfettamente italiano. Babbini, che si rivolgeva a me in milanese, iniziò una specie di comizio finché lo obbligai a calare gli assi. Avanzò al ministro la richiesta di acquistare “Il Giorno“ in cambio dellappoggio leghista contro lembargo della Libia. Mi lasciò sbigottito la cifra abnorme che venne richiesta, roba tipo 300 miliardi delle vecchie lire. Il ministro non fece una piega e iniziò lo scambio di doni. Pezzo forte due spillette di Alberto da Giussano in oro, una per Gheddafi…Babbini, mentre stava per consegnare al ministro il gingillo da donare al Colonnello, mi guarda e in milanese mi disse: "Ma queschì ghe ‘l dà a Gheddafi”.

Dopo aver aspettato nella suite arrivo la notizia e sempre Bernadelli che racconta” Ovviamente arrivò la ferale notizia che non ci avrebbero dato i soldi . Babbini ci restò male. Non sapendo come chiudere il colloquio, tirò fuori il progetto di un albergo costruito a Sesto San Giovanni e propose ai libici lacquisto delledificio. Anche lì il ministro storse il naso. Preso dallo sconforto, tentò poi di instaurare un rapporto di tipo commerciale, citando la zona della Sirte.... Niente, il libico non ci sente”. E Bernardelli ricorda così il finale della storia :”Siam partiti per cercare di avere i soldi per acquistare un giornale e siamo tornati in Italia con una campionatura daglio!”.



Il leader libico Gheddafi,parlando a un tv francese ha denunciato lingerenza negli affari interni di un Paese,chiarendo che è come "se noi ci occupassimo degli affari della Corsica o della Sardegna. Il Nord Italia - ha aggiunto - era indipendente e si chiamava Padania. Noi non ci siamo impicciati lì dentro”.

Subito è arrivata la risposta di Bossi:” Ma vi pare. Per fortuna abbiamo tantissimi uomini e le armi si fanno in Lombardia. Gheddafi- ha aggiunto Bossi -è un gatto che sta affogando e si arrampica sui vetri. La storia dimostra che chi spara sulla sua gente finisce male. Ricordate il re Umberto I ucciso a Monza”.

Bene dopo queste dichiarazioni sono iniziati i soliti interventi

Il ministro dellinterno Maroni ,omettendo la parte dei tantissimi uomini ha detto:” Che le armi si facciano in Lombardia, che ci siano cioè le aziende che le producono è una verità, ma non mi pare che Bossi abbia mai incontrato Gheddafi”.

Ettore Rosato componente dell’Ufficio di presidenza del gruppo del Pd alla Camera,ha dichiarato:” Abbiamo chiesto con un’interrogazione al ministro della Difesa che il governo spieghi le parole gravi di un suo esponente: Umberto Bossi ha infatti sostenuto di non aver alcun bisogno di chiedere aiuto a Gheddafi per la secessione della Padania visto che la Lega dispone di tantissimi uomini e armi, tra l’altro prodotte in Lombardia. Si tratta di parole di cui il governo deve assumersi la responsabilità e spiegarne rapidamente il significato”.

Il deputato dellUdc Savino Pezzotta invece ha detto”Tentare di far passare o insinuare l’idea di una Lombardia armata offende i cittadini della nostra regione. I lombardi le armi le hanno prese solo per l’unità d’Italia e per la patria italiana o nella resistenza contro il nazifascismo. Poi hanno solo pensato al lavoro e alle loro famiglie”.

Emanuele Fiano presidente del forum sicurezza del Pd, ha dichiarato:”Va bene che a Carnevale ogni scherzo vale, ma la risposta del ministro Bossi ha dell’incredibile e dell’ingiustificabile. Noi non ci crediamo e lo prendiamo come uno scherzo di cattivo gusto. Citare i molti uomini della Padania e le molte armi prodotte in Lombardia come potenziale offensivo leghista, se non è uno scherzaccio è una affermazione molto pericolosa e, quindi, preferiamo continuare a pensare che sia uno scherzo. Se fosse vero ci sarebbe da preoccuparsi”.

Una richiesta da parte della lega ci fu negli anni 90,ed è riportata nel libro di Leonardo Facco "Umberto Magno” pubblicato da Aliberti editore.

Roberto Bernadelli,albergatore milanese ,parlamentare leghista,e consigliere comunale a Milano,insieme a Pino Babbini,anche lui consigliere comunale e primo autista di Bossi si recarono in Libia a chiedere soldi a Gheddafi,in cambio di un appoggio leghista per alleggerire lembargo internazionale nei confronti della Libia.

Tutta la storia è riportata a pag 379 di questo libro e sentite quello che dice Bernadelli:” "Babbini riuscì ad ottenere le credenziali per andare in Libia - racconta Bernardelli -. Partimmo da Linate e atterrammo a Djerba. Insiema a noi cera una specie di alpino, un valligiano del Bergamasco che doveva farci da interprete, dato che aveva lavorato per anni in quel Paese. Motivo della nostra missione? Dovevamo farci dare i soldi da Gheddafi per acquistare "Il Giorno”, lex quotidiano dellEni che in quegli anni era stato messo in vendita. Due Mercedes nere che ci aspettavano sotto laereo. Ci portarono a Tripoli, dove probabilmente pensavano che fossimo due ministri. A Babbini diedero una suite, a me unaltra, roba di gran lusso”.

Lobiettivo dei due leghisti era quello di incontrare il Colonnello invece…”Ma ci fecero incontrare il ministro degli Esteri, persona colta che parlava perfettamente italiano. Babbini, che si rivolgeva a me in milanese, iniziò una specie di comizio finché lo obbligai a calare gli assi. Avanzò al ministro la richiesta di acquistare “Il Giorno“ in cambio dellappoggio leghista contro lembargo della Libia. Mi lasciò sbigottito la cifra abnorme che venne richiesta, roba tipo 300 miliardi delle vecchie lire. Il ministro non fece una piega e iniziò lo scambio di doni. Pezzo forte due spillette di Alberto da Giussano in oro, una per Gheddafi…Babbini, mentre stava per consegnare al ministro il gingillo da donare al Colonnello, mi guarda e in milanese mi disse: "Ma queschì ghe ‘l dà a Gheddafi”.

Dopo aver aspettato nella suite arrivo la notizia e sempre Bernadelli che racconta” Ovviamente arrivò la ferale notizia che non ci avrebbero dato i soldi . Babbini ci restò male. Non sapendo come chiudere il colloquio, tirò fuori il progetto di un albergo costruito a Sesto San Giovanni e propose ai libici lacquisto delledificio. Anche lì il ministro storse il naso. Preso dallo sconforto, tentò poi di instaurare un rapporto di tipo commerciale, citando la zona della Sirte.... Niente, il libico non ci sente”. E Bernardelli ricorda così il finale della storia :”Siam partiti per cercare di avere i soldi per acquistare un giornale e siamo tornati in Italia con una campionatura daglio!”.