Il Lodo Schifani sotto la lente della Consulta

ROMA - La Corte Costituzionale potrebbe decidere entro la fine dell’anno le sorti del cosiddetto Lodo Schifani, la legge che ha permesso di congelare il processo per corruzione a carico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla vigilia del semestre di presidenza italiano della Ue.

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I 15 giudici della Consulta hanno cominciato oggi l’esame della legge per decidere se rispetti i principi fondamentali della Costituzione e, quindi, se il processo a Berlusconi resterà ibernato finchè il premier rimarrà in carica, oppure se dovrà tornare subito nel banco degli imputati.

A Berlusconi e ad altre quattro alte cariche dello Stato -- Presidente della Repubblica, Presidenti di Camera e Senato, Presidente della Corte Costituzionale -- la legge ha fornito uno scudo per proteggersi dai processi anche per reati eventualmente commessi prima del loro mandato.

Prima della fine dell’anno i giudici torneranno a riunirsi altre sei volte, in tempo per scrivere una sentenza, hanno detto fonti giudiziarie. In ogni caso la decisione dovrebbe arrivare prima del 23 gennaio, quando scade il mandato del presidente della Corte, Riccardo Chieppa.

l’istanza è stata proposta dalla prima sezione del tribunale di Milano, la stessa che lo scorso 22 novembre ha condannato per corruzione semplice, e prosciolto per la vicenda Sme, il parlamentare di Forza Italia Cesare Previti.

Berlusconi è imputato nel processo stralcio Sme per corruzione giudiziaria e il suo processo, secondo quanto stabilito dal tribunale di Milano, dovrebbe riprendere davanti ad un nuovo collegio nel punto in cui si è interrotto a giugno, cioè poco prima delle requisitorie finali.

Ma questa tesi viene contestata dai legali del premier, secondo cui il processo dovrà ricominciare da zero.

Oggi davanti ai giudici della Corte si sono presentati Niccolò Ghedini e Gaetano Pecorella -- avvocati di Berlusconi -- l’avvocato dello Stato, Oscar Fiumara, e a sostenere le ragioni dell’incostituzionalità l’avvocato di parte civile al processo Sme, Giuliano Pisapia.

A precederli, una memoria di 59 pagine scritta da Berlusconi per ribattere alle tesi del tribunale di Milano e depositata alla Consulta pochi giorni fa.

Pisapia invece riassume oggi così le ragioni del ricorso: "Abbiamo contestato la violazione del principio di uguaglianza davanti alla legge, attuata attraverso una legge ordinaria che sancisce un trattamento diverso e ingiustificato per alcune cariche dello Stato".

Gli avvocati del premier difendono il lodo -- passato con questo nome alle cronache perché nato da un'ipotesi di mediazione del deputato della Margherita Antonio Maccanico, ripresa poi dal capogruppo di Fi al Senato Renato Schifani -- sostenendo che non dà un colpo di spugna sui processi, ma li sospende assieme ai termini di prescrizione, per permettere il corretto lavoro delle istituzioni.

"Ci troviamo di fronte alla sospensione di un processo e non alla sua soppressione", ha detto nell’udienza di oggi Fiumara, che rappresenta Palazzo Chigi.

Per Niccolò Ghedini, avvocato di Berlusconi, la questione della legittimità costituzionale non si pone perché, a suo modo di vedere, il processo a Berlusconi "deve tornare alla fase predibattimentale, che non è toccata dalla legge impugnata".