Della Vedova vota contro mozione Bondi e altri sui requisiti per l’accesso alle cariche istituzionali.
A seguire il testo integrale della dichiarazione di voto di Benedetto Della Vedova, presidente dei “ Riformatori Liberali Radicali Libertari e deputato:
“Come presidente dei Riformatori Liberali eletto in Forza Italia annuncio il voto contrario alla mozione sui requisiti per l’accesso alle cariche istituzionali, in difformità dal mio gruppo.
Mi limito a riassumere per titoli, entro i brevissimi termini concessi dal regolamento, le ragioni della mia contrarietà .
Non mi stupisce, non mi scandalizza che si sia aperto questo dibattito.
Su di un piano generale, però, ritengo che le questioni di opportunità e sensibilità politica in merito alle candidature, per chi ritenga di doverle sollevare (come hanno fatto numerosi colleghi), debbano rimanere nel campo del dibattito pubblico, e non possano tradursi in strumenti di regolamentazione giuridica.
Le questioni e le responsabilità politiche possono avere, in positivo o in negativo, solo una sanzione politica; l’unico giudice, in questa materia, è il corpo elettorale, sia esso rappresentato dalla generalità degli elettori italiani, sia esso rappresentato da una assemblea elettiva, come la Camera dei Deputati, che ha il diritto e il dovere di decidere in ordine alle proprie cariche interne secondo la propria valutazione di opportunità , di cui risponde dinanzi a tutti gli elettori italiani.
Sul piano del metodo ritengo non solo incongruo, ma pericoloso politicamente, affidare al Governo, a qualunque governo, il compito di regolamentare, cioè di etero-regolamentare, le prerogative del Parlamento e i limiti entro cui queste devono essere esercitate.
Sul piano del merito, non ritengo opportuno mettere in discussione, anche con altri strumenti - disegni di legge, proposte di legge o altro (come indicato ieri dall’On. Zaccaria) - le prescrizioni costituzionali sulla possibilità di restituire piena cittadinanza civile a chi abbia scontato la propria pena e sia stato, anche giuridicamente, riabilitato.
Peraltro, con la logica con la quale oggi si chiede di escludere i condannati per reati di terrorismo o reati contro le forze dell’ordine, domani qualcuno potrebbe chiedere l’estensione dell’incompatibilità ad altri o a tutti i reati; il che farebbe magari la felicità di qualche demagogo giustiziali sta, ma non credo renderebbe onore ad un Parlamento che voglia difendere lo stato di diritto e la possibilità di tutti i cittadini, senza distinzione, di emendare le proprie colpe attraverso la pena.
Il resto, lo ripeto è polemica politica, che può essere durissima, ma che non deve mai trasferirsi in una limitazione normativa “ad personam”, per qualunque persona.
Io comprendo il dolore incancellabile e la rabbia che attanaglia oggi quanti furono direttamente o indirettamente vittime di quella lucida follia ispirata al totalitarismo comunista, ma penso che l’ingresso in Parlamento di Sergio D’elia, un ex terrorista che ha pagato il suo conto con la giustizia e dimostrato di accettare incondizionatamente la democrazia e lo stato di diritto che voleva abbattere, segni la vittoria storica non sua e dei suoi compagni, ma di quanti nella liberta' e nella democrazia hanno sempre creduto e anche di quanti, a diverso titolo, combattendo per esse sono caduti.”
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