Trono e rintronati

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Milano: Una nascita dovrebbe essere un lieto evento, a qualsiasi famiglia il neonato appartenga, c’è un’altra persona su questa piccola palla di fango, un altro individuo che può dare con la sua esistenza, chiunque egli sia, un contributo a rendere l’esistenza su questo pianeta una cosa più gradevole per tutti.

Nel caso di Umbertino, il figlio di Aimone di Savoia Aosta, il piccolo bimbo si trova inconsapevolmente ad iniziare la sua vita in un mare di polemiche, e deve ringraziare di ciò un suo nonno che è forse un megalomane. Questa storia non è nuova alla maggior parte dei lettori, dato che la “guerra dinastica” è cosa che da molto tempo è nota anche in ambienti esteri. Ricordo una telefonata di un paio d’anni fa, da parte di un attivo dirigente dell’U.M.I. (quella attuale che è nata da un congresso degli anni ’80 in cui non si invitarono i lealisti pro Vittorio Emanuele IV”¦), in cui mi diceva più o meno che, come in Francia e in altri Paesi, anche in Italia c’era spazio per due “Corti” con due Pretendenti”¦

Questo potrebbe anche essere ma nel nostro scassatissimo Paese la questione monarchica non è così semplice perché, sebbene la cosa sia poco nota, la repubblica non nasce dal referendum istituzionale ma dal colpo di Stato effettuato due settimane dopo”¦ È quindi molto importante che non ci siano fraintendimenti su chi sia il Re. Un Re, anche senza trono, è una cosa ben diversa da un pretendente al trono”¦ Già perché Vittorio Emanuele è Re d’Italia comunque. Il problema dei monarchici, non posso non ripeterlo, ha un nome e un cognome: Sergio Boschiero, il quale è un ottimo organizzatore e un eccellente conferenziere (anche se ripete sempre le stesse cose) ma ha il grave difetto di esser cresciuto nella scuola politica di questa repubblica”¦ anche lui un megalomane?

Non potendo esser Regina ha pensato bene di tentare di manovrare i Savoia al fine di potersi mettere meglio in mostra e quindi, a seconda di come altalenava la situazione per lui, Amedeo di Savoia Aosta era fedele a Vittorio Emanuele di Savoia o era egli stesso pretendente al trono”¦ Quando il Rasputin dei monarchci, l’esserino boschivo, passerà a miglior vita, il problema si sgonfierà completamente senza botti particolari e la sua associazione poco legittima sparirà con le false pretese. Noi monarchici abbiamo visto con gli inizi della “lotta dinastica” il bene nel male: si apriva un varco nel muro di gomma che, fino agli anni ’80, “censurava” massmediaticamente qualsiasi notizia che riguardasse non solo i Savoia ma le Monarchie in generale. Però le fandonie della Amedeo-Boschiero & Co, perpetuandosi, hanno dilaniato i movimenti monarchici, hanno distrutto amicizie e hanno ridotto il nostro bel piccolo grande mondo in pezzi.

Le aostate non hanno mai avuto alcun senso, anzi chi le porta avanti offende la memoria di Re Umberto II, facendolo passare per un Sovrano incapace di decretare la sua successione dinastica; Egli non decretò mai nulla e quindi la successione rimane quella naturale: di padre in figlio. Chi poi si appella allo Statuto Albertino “dimentica”, volontariamente e quindi subdolamente, che le medesime dicono che si può, e non che si deve automaticamente, cambiare la successione dinastica in caso di matrimonio non consono;

Questo senza calcolare che Marina appartiene ad antica aristocrazia. Gli aostizzati, inoltre, non tengono in considerazione che pressochè tutte le monarchie europee negli anni ’60-’70 abrogavano le vecchie leggi che non consentivano matrimoni tra Reali e non nobili”¦ Un altro elemento che si trascura è che Amedeo non ha divorziato dalla sua prima moglie ma ha chiesto l’annullameno, cosa che cancella retroattivamente, da un punto di vista nobiliare, la prole; Ne consegue che i suoi primi tre figli non sono più nobili e quindi pure Umbertino è escluso dalla linea di successione dinastica. I figli extracognugali ovviamente non rientrano in questo discorso. Ma perché quel dirigente U.M.I. accennava a due “pretendenti”? Semplice: perché un Principe Reale ha, generalmente, il diritto di creare una sua nobiltà e di fondare ordini cavalleresci ma, nel caso di Amedeo, evidentemente, il diretto interessato ha potuto constatare di persona la differenza di prestigio tra suo padre e quello di Re Umberto II”¦ da qui la conseguente idea tentare di appropriarsi di tradizioni che non gli spettano; Non sono a conoscenza di come siano regolate queste cose in Casa Savoia ma elargire titoli nobiliari od ordini cavallereschi in qualità di terzo in ordine di successione dinastica non deve essergli parso il massimo della vita, poi, considerando la sua storia di famiglia diretta (e non quella dello zio), pochi lo avrebbero preso in considerazione.

Il Gatto e la Volpe hanno incantato qualche sprovveduto e qualche giornalista intasca qualche zecchino col titolone ma chi conosce la situazione e la tradizione è perfettamente conscio del fatto che la Monarchia è cosa pubblica e quindi se la successione cambia, il Sovrano deve renderlo noto a tutti, cosa che Umberto II non ha mai fatto. L’U.M.I. poi è solo una delle molte associazioni monarchiche e sostanzialmente l’unica che supporta le aostiate rasputiniane. Ma se lo avessero chiamato Attila, a quale trono pretenderebbero? Il trono è uno, i rintronati pochi.

La Circolare Spigolosa
n. 149 Anno 5 del 19 Marzo 2009
(Vignetta di Giovanni Soria)