Roma - “Abbiamo assistito in questi giorni alla più grande censura giornalistica nella tv pubblica e il fatto che il direttore del Tg1 abbia omesso completamente di interessarsi alle molto rilevanti notizie riguardanti i presunti reati commessi da Tarantini e compagni è di una gravità inaudita e rende orfano il pubblico televisivo di notizie di rilevanza internazionale”. Questo il commento di Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, sulle recenti polemiche che hanno avuto ad oggetto il comportamento del nuovo direttore del telegiornale del primo canale Rai, accusato da più parti di oscurare sistematicamente le notizie riguardanti le indagini della procura di Bari che vedrebbero coinvolto il magnate della sanità pugliese Giampaolo Tarantini e, seppur in una posizione più defilata, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. “Certo la rete ammiraglia del servizio pubblico non è nuova a omissioni o mistificazioni mediatiche - aggiunge De Pierro- e può darsi che Minzolini abbia imparato la lezione da un fastidioso insetto che imperversa da anni nelle seconde serate. Il neodirettore si è giustificato, liquidando come semplice gossip quanto invece tutti i giornali del mondo hanno riportato. Noi dell’Italia dei Diritti non siamo i soli a muovere accuse nei suoi confronti, perciò due sono le possibilità : o sbaglia lui o sbagliano tutti gli organi di stampa mondiali. Purtroppo derubricare a pettegolezzo un’inchiesta che tocca appalti truccati nella sanità , spaccio di stupefacenti e induzione alla prostituzione e che vedrebbe come utilizzatore finale nientemeno che il premier è un fatto di una gravità inaudita. Tanto più se, come nel febbraio scorso, il capo del governo si era scagliato con veemenza contro il fenomeno della prostituzione, dando totale autonomia alla sua fida Mara Carfagna e dichiarando quanto sia gusto punire severamente i clienti. Per quanto ci riguarda, le giustificazioni addotte da Minzolini sono affidate ad un’improvvisa arrampicata sugli specchi e hanno l’acre e beffardo sapore della censura. Non molto diversa da quella cinese, birmana e, ultimamente più attuale, iraniana. La situazione ci sembra molto pericolosa perché, giorno dopo giorno, si stanno assestando forti scossoni alle fondamenta della democrazia e bisogna vigilare attentamente. Ciò che in questi momenti ci giunge con immagini rubate dall’Iran non è una cosa così lontana ed estranea a noi, ma è un pericolo che presto potremmo correre. La procedura è semplice, anche qui il regime ordina alla tv pubblica di oscurare e i giornalisti, fedelmente e servilmente, eseguono. Noi siamo da sempre impegnati in prima linea per la libera informazione e siamo certi che, se non esistesse la mannaia censoria ad abbattersi sulla realtà storica dei fatti, il popolo avrebbe una maggior consapevolezza e il signor Berlusconi otterrebbe il consenso semplicemente di chi ha interesse diretto a una sua eventuale vittoria e non di chi, come la maggior parte dell’elettorato, è legato a principi di giustizia, legalità e uguaglianza. E che, di certo, inorridirebbe di fronte alla verità , mandando questi signori per sempre a casa”.
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