GIUSTIZIA POLITICA: Anche l’imputazione coatta!

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Forzasilvio.it - A raccontarla, questa storia, sarebbero davvero in pochi a crederci, se non ci fossero le prove. Invece è tutto vero. Silvio Berlusconi, l’uomo più intercettato illegalmente d’Italia, il capo del governo le cui telefonate private vengono pubblicate in spregio della legge su tutti i giornali per mano di qualche inquirente solerte e intenzionato a farlo cadere per mano giudiziaria, sarà rinviato a giudizio per aver fatto pubblicare un’intercettazione telefonica.

Lo ha deciso il gip di Milano (ma guarda un po’ il caso…), che ha respinto la richiesta d’archiviazione del pubblico ministero ed ha disposto l’imputazione coatta del premier per la pubblicazione sul Giornale di una telefonata (agli atti di un procedimento) fra Consorte e Fassino, nella quale quest’ultimo diceva: “Abbiamo una banca“.

Ricapitolando: negli ultimi tre anni, due Procure (Milano e Napoli) si sono rese protagoniste di inchieste pruriginose sul presidente del Consiglio al solo scopo di provocarne la caduta. Inchieste dove i magistrati che indagano nel migliore dei casi non hanno la competenza, dove i reati neanche esistono e per questo si stanno muovendo come il più classico dei processi di piazza.

Tutto finisce sui quotidiani, malgrado la legge lo vieti espressamente, in modo che se il processo dovesse concludersi (com’è logico che sia) in un nulla di fatto, ne resta lo sputtanamento (mai parola fu più appropriata), l’immagine infangata. Per far ciò, centinaia di intercettazioni, verbali d’interrogatorio, atti riservati sono stati consegnati da qualche “manina“ ai giornalisti, che ne hanno fatto l’uso più spregiudicato possibile, senza un filtro, senza che si levasse una voce contro lo scandaloso metodo.

Berlusconi, che la sinistra forcaiola ha indicato come colui che vuole vivere al di sopra della legge, ormai da tempo vive al di sotto. Nel senso che è l’uomo con meno diritti e garanzie d’Italia. Nei suoi confronti tutto è permesso, nulla è vietato, le regole processuali non esistono, perché non c’è alcuno che sollevi la questione e tenti di difenderlo. Non esiste la segretezza delle sue conversazioni, malgrado sia premier e parlamentare, non esistono correttezze istituzionali di alcun genere, non esiste presunzione di innocenza. Esiste solo una martellante, sistematica, violenta, epocale persecuzione giudiziaria. Persecuzione che oggi si è consumata nel modo più paradossale: lui, l’uomo più intercettato illegalmente d’Italia sarà processato con l’accusa di aver passato ad un quotidiano un’intercettazione.

Questa non è la fine del ciclo berlusconiano, ma è molto di peggio: è la morte di ciò che è stata la culla mondiale del diritto, l’Italia.

foto © Silvia Michela Carrassi