Il massacro di Christchurch

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È molto difficile commentare quanto accaduto a Christchurch in Nuova Zelanda il 15 marzo 2019, dove 49 persone di religione islamica che tranquillamente andavano in moschea sono state uccise e quasi altrettante ferite da un assassino australiano armato di fucile semiautomatico. Quel massacro mette in luce ancora una volta l’odio religioso tra mussulmani e cristiani che spesso è reciproco. Le vittime non hanno colpa alcuna, come è sempre nel caso in questo genere di assassinii indiscriminati di massa; il fattore che è mutato questa volta è che non è stato un mussulmano ad ammazzare innocenti cristiani ma un cristiano ad ammazzare innocenti mussulmani, cosa che stupisce enormemente la comunità internazionale, specialmente se si considera che la Nuova Zelanda è un Paese molto pacifico e civile. Era da sempre scontato che alla routine dei massacri di cristiani nelle loro chiese in vari Paesi (cosa generalmente ignorata dai mass-media, come gli 800 cristiani massacrati negli ultimi otto mesi in Nigeria) e all’arroganza di molti mussulmani emigranti, ci potesse essere una reazione simile ma era anche ovvio che l’evitarlo significava non innescare una potenziale escalation. I fattori scatenanti pare siano stati un odio di reazione verso l’estremismo islamico e razzismo. Qui è bene ricordare che la maggioranza dei mussulmani sono fondamentalmente persone pacifiche, cosa che non ha però fermato Brenton Harrison Tarrant, 28 anni, questo australiano dal grilletto facile, che ha trovato terreno fertile per la sua criminosa azione in un Paese come la Nuova Zelanda che evidentemente ha delle leggi inadeguate se non ridicole, sul possesso delle armi. Così, nel giro di poche ore, la civilissima Nuova Zelanda è passata nella classifica da terzo Paese più sicuro al mondo a undicesimo. A mio avviso però, analizzando più profondamente, ciò che genera questo genere di massacri, il terrorismo e la tensione sociale, non è da imputarsi semplicemente al razzismo o all’estremismo ideologico o partitico, perché sebbene questi fattori siano anche conseguenza di mancanza di educazione e reciproco rispetto, cose alle quali si potrebbe porre rimedio, è una certa politica dei governi dei Paesi Occidentali che sembra proprio far di tutto per innescare quei fattori scatenanti di odio estremo. Certi governi sembrano solo interessati ad aumentare il numero dei consumatori e dei contribuenti per questioni di tasse, tramite politiche sballate di immigrazione, indifferenti agli effetti che ciò provoca. Si tratta di una politica che segue le idee dei vari ingegneri sociali la cui politica ha visto fin ora solo l’aumento del crimine, della diffusione della droga ecc. e così si genera, con il loro pseudo-progressismo, regresso. Ideologizzati e ciechi verso la realtà dei fatti, gl’ingegneri sociali sono di fatto un fallimento totale, parlano le statistiche, sebbene spesso falsate al ribasso. E questa cecità è grave, perché non considerando l’incompatibilità di alcune comunità, quando queste eccedono certe percentuali, non risolvono i problemi ma al contrario, aumentando la tensione tra le comunità, li generano i problemi. Ormai i Governi Occidentali sembrano quasi tutti seguire le direttive neo-giacobine dell'ONU, nonostante quell'organizzazione sia sempre più fine a se stessa e sebbene quelle stesse direttive di fatto siano solo applicate ai Paesi di comodo, cioè quelli indeboliti da più fattori, inclusa una mala interpretazione del politicamente corretto e da ragioni umanitarie, spesso false e che celano, tra le varie, molta corruzione. L'immigrazione e l’accoglienza dei rifugiati dovrebbe essere una cosa sensata, non un business e dovrebbe essere diretta verso Paesi compatibili culturalmente e religiosamente affini. Ogni tipo di violenza nei confronti di donne e bambini e qualsiasi atto terroristico, vanno sempre disapprovati e si deve invitare i Governi Occidentali a riflettere e a rivedere la propria posizione circa le quote di immigrati e rifugiati la cui cultura o religione è causa di frizione sociale. Per evitare futuri analoghi atti di violenza è necessario prevenire tutti i fattori che li generano.

Matteo Cornelius Sullivan