Chi abita in un appartamento di 100 metri quadrati costruito con criteri tradizionali versera' mediamente ogni anno - alle tariffe attuali - poco meno di 1700 euro per pagare acqua, luce e riscaldamento.
Chi invece ha la fortuna di abitare una casa ecologica, realizzata cioè con criteri che guardano in primo luogo alla salvaguardia ambientale, al risparmio energetico e alla riduzione di emissioni, paghera' mediamente 1045 euro, ovvero con un esborso inferiore del 41% rispetto all’altro conduttore di appartamento.
È questo il primo dato che balza agli occhi quando si parla di casa ecologica, e su questo si è insistito oggi durante la prima Convention annuale sull’Abitare Sostenibile, tenuta a Roma con un intervento anche del ministro dell’Ambiente Altero Matteoli e promossa dalla Confcooperative-Federabitazione in collaborazione con Legambiente.
Dell’efficacia della casa ecologica sul piano del risparmio energetico, e la si vede quando si tratta di pagare la bolletta delle utenze, in Federabitazione e Legambiente si dicono certi.
Ad esempio, una corretta disposizione delle finestre per il migliore utilizzo della luce naturale e la trasformazione dell’energia solare in elettrica con pannelli fotovoltaici, consente un risparmio medio del 25%.
Che sale al 35% se si scelgono soluzioni che apportino naturalmente frescura, senza quindi ricorrere al condizionamento estivo.
Quanto al riscaldamento, il maggior isolamento degli edifici, la tipologia degli impianti installati, l’uso di pannelli solari per la produzione di acqua calda, l’impiego di sistemi centralizzati di produzione di energia ma con le centraline di controllo in ciascun alloggio, assicurano alla casa ecologica un risparmio energetico stimabile tra il 40 e il 60%.
E per quel che concerne l’acqua, l’uso razionale di questa risorsa ricorrendo a dispositivi di riduzione delle portate all’utilizzo (si chiamano acceleratori di flusso), il risciacquo dei wc fatti "a doppio scarico" e alimentati da rete duale, il recupero delle acque meteoriche e di quelle "grigie", trattate e riutilizzate, consente un risparmio sui consumi ( e quindi anche di depurazione) di circa il 30%, che tradotto in euro sale al 40%.
Cosi' al nord se si sommano le spese d'acqua e depurazione, di energia elettrica e riscaldamento per un appartamento di 100 metri quadrati ecco che occorre tirar fuori di tasca 1.385 euro, ma se la casa è ecologica allora ne bastano 792,5 (il 42,8% in meno).
Al centro la casa tradizionale costa 1.335 euro per pagare energia ed acqua, mentre l’ecoabitazione non supera i 777 euro (risparmio del 41,8%), mentre al sud - dove le spese di riscaldamento incidono meno - il risparmio con la seconda soluzione è pari al 41,4%.
Il convegno è stata l’occasione per illustrare una indagine sugli incentivi all’edilizia sostenibile in Italia, da cui risulta che il 55% dei Comuni interpellati ne ha gia' deliberati.
Chi con sconti sull’Ici, chi con sconti sugli oneri di urbanizzazione, chi ancora applicando agevolazioni volumetriche, oppure concedendo una priorita' nella concessione delle aree edilizie, oppure con concessione di obblighi nelle convenzioni, nella promozione di edilizia sostenibile attraverso bandi.
Un risultato importante quello emerso dall’indagine - dicono i promotori - perché se è vero che i Comuni interpellati sono stati appena 250, è anche vero che si tratta di un campione molto significativo perché in quelle aree abitano circa 10 milioni di persone, cioè il 17,5% della popolazione italiana.
E sono Comuni che attraversano tutta la penisola, dal Trentino-Alto Adige (Bolzano, Moena, Cavalese) alla Calabria (Spezzano della Sila, Praia a Mare, Cosenza), e dentro ci sono anche grosse citta' come Torino, Bologna, Roma, Napoli che, in un modo o nell’altro - il più delle volte comunque queste scelgono la strada dello sconto sugli oneri di urbanizzazione - hanno cominciato a muovere i primi passi in questa direzione.- Dall’indagine viene fuori che per il 46% l’ostacolo maggiore alla concessione di incentivi all’edilizia sostenibile è di tipo finanziario, poi c'è la carenza di personale e di formazione specifica (41%), difficolta' nella definizione delle caratteristiche da incentivare (35%), carenza normativa (24%) e difficolta' di carattere urbanistico (14%).
Nel 75% dei 40 capoluoghi intervistati sono stati deliberati incentivi, e solo l’8% li ha esclusi tra i provvedimenti da emanare.
"Perchè si realizzi un concreto cambiamento verso un'edilizia sostenibile, la strada giusta da percorrere è quella degli incentivi pubblici - ha sostenuto Angelo Grasso, presidente di Federabitazione - perché questo meccanismo mette gli operatori di fronte ala scelta fra le soluzioni ordinarie e le altre, innescando un processo culturale in grado di modificare le prassi edilizie correnti".
Questo invece non accade nel caso degli obblighi, con l’operatore che "tende ad assumere un atteggiamento passivo o addirittura a cercare di ridurre al minimo la ricaduta della norma sul proprio operato".
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