Bruxelles - La ragioni economiche di una scelta storica quale è l’adesione della turchia all’Uninone Europa non sono meno importanti di quelle politiche - cultural - religiose che hanno tenuto banco in questi mesi di discussioni e polemiche sul tema. Del resto l’Unione Europea rimane sostanzialmente una unione economica, per cui, ovviamente, gli aspetti legati all’economia risultano decisivi per l’ingresso della Turchia in Europa.
Di questo s'è, fra l’altro, discusso nella quarta sessione dell’incontro ''Turchia e UE le ragioni di una scelta storica, svoltosi il 6 e 7 dicembre presso il Parlamento Europeo e organizzato dal gruppo liberaldemocratico del P.E. dal Partito radicale transazionale e da Non c'è pace senza giustizia.
La Turchia nonostante gli sviluppi positivi di questi anni rimane una economia arretrata con forti squilibri, con un debito pubblico e un deficit di bilancio ben distanti dai parametri di Maastricht e con inflazione e i tassi d'interesse più elevati della media. Cio' suscita non poche preoccupazioni e il timore che un paese povero come la Turchia possa diventare un onere troppo grande col rischio che conduca alla bancarotta il bilancio della comunita'.
Queste paure, alimentate da chi per altri ragioni osteggia l’ipotesi di una Turchia in Europa, non tengono in conto - come è stato sottolineato nell’incontro di Bruxelles - del grosso potenziale dell’economia turca. Un potenziale che non potra' che crescere grazie all’avvio dei negoziati.
Il rispetto dei parametri di Maastricht, che secondo gli accordi dovrebbe completarsi tra 3/5 anni, avra' effetti positivi su bilancio, inflazione e tassi d'interesse. Con l’abbassamento del debito si libereranno risorse per gli investimenti, che opportunamenti indirizzati avranno ricadute positive sullo sviluppo economico.
Certo, nel breve periodo i vantaggi saranno sopratutto per la Turchia, ma nel medio-lungo periodo i benefici si estenderanno all’Europa che potra' sfruttare il forte dinanismo dell’economia turca, soprattutto nei settori dei servizi e dell’agricoltura. Cio' che conta, poi, è il fatto che l’industria turca risulta complementare e non concorrenziale a quella europea, il che non fa che confermare il reciproco vantaggio di un processo d'adesione.
Come ha sottolineato uno degli oratori degli incontri di Bruxelles, Tugrul Kutadgobilik (presidente della fondazione metalmeccanici turca), la situazione è win-win: ''vinciamo noi vincete voi''. Vince la Turchia, vince l’Europa.
Di Dundar Kesapli
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