image cover media

Gasdotti e grandi navi: il gas arriva in Italia da 5 Paesi

fonte: AcegasAps - Estratto da: iL GAS METANO Testi di Marco Gerometta e Chiara Crestani Fotografie e grafica di Damiano Rotondi Vignette di Marco Frison - Illustrazione delle pagine centrali di Lucio Delconte

12.0K visualizzazioni

L’Italia è un grande importatore di gas naturale. Solo il 35 per cento del metano utilizzato proviene da giacimenti nazionali situati in Romagna, Abruzzo e Calabria.

Per il resto, il metano consumato nel nostro Paese proviene da Paesi ricchi di giacimenti, principalmente: Russia, Olanda, Norvegia, Algeria e Libia. I giacimenti sono sfruttati mediante operazioni di trivellazione: il gas estratto viene poi trattato per poter essere trasportato. Ci sono due modi per trasportare il metano dal luogo di produzione a quello di consumo: allo stato gassoso e liquido.

Allo stato gassoso

In Italia il gas arriva principalmente in forma gassosa, trasportato nei grandi tubi dei gasdotti, grandi arterie in cui pressioni molto elevate (75 bar) lo spingono velocemente per centinaia di chilometri.

L’approvvigionamento del nostro Paese si basa sull’utilizzo di 4 gasdotti: TRANS AUSTRIA GASLEITUNG (TAG): trasporta il gas proveniente dalla Russia, attraverso l’Austria, fino all’Italia e la Slovenia. A Tarvisio il gas viene immesso nella rete italiana.

TENP e TRANSITGAS: tra loro interconnessi trasportano il gas olandese e norvegese in Italia attraversando i territori di Germania e Svizzera. Il punto d’arrivo è situato a Passo Greis.

TRANSMED: trasporta il gas algerino fino a Mazara del Vallo, in Sicilia, attraversando la Tunisia.

GREENSTREAM: in funzione dal 2004 è un gasdotto sottomarino che trasporta il metano dalla Libia a Gela, in Sicilia.

Allo stato liquido

Il gas estratto dai giacimenti, dopo opportuni trattamenti di depurazione e disidratazione, viene sottoposto a successive fasi di raffreddamento e condensazione. Si ottiene il GNL (Gas Naturale Liquefatto), che viene stoccato in serbatoi a doppia tenuta, alla temperatura di -161° C e alla pressione di un’atmosfera, per essere trasportato via mare con apposite navi metaniere. La bassa temperatura consente di comprimere 600 mc di gas naturale in 1 mc di GNL. Questo metodo di trasporto in passato era poco utilizzato, perchè il processo di liquefazione del gas aveva costi molto elevati. Nel corso dell’ultimo decennio, grazie alle moderne tecnologie produttive, i costi sono notevolmente diminuiti e il trasporto via nave del GNL ha assunto un ruolo sempre più importante.

Oggi un terzo del volume mondiale di gas naturale viene trasportato così. I vantaggi che questo sistema comporta sono fondamentalmente due: la possibilità di avere accesso a riserve di gas situate in paesi produttori anche molto lontani, superando i limiti dei gasdotti, che essendo strutture molto complesse non possono avere lunghezze illimitate e, ad esempio, non permettono l’attraversamento degli oceani; e la possibilità di rifornirsi di gas da un maggior numero di fonti di approvvigionamento. Le metaniere navigano verso speciali impianti che hanno il compito di ritrasformare il GNL in gas naturale destinato a essere immesso nella rete di distribuzione di destinazione. Questi impianti sono detti “Impianti di rigassificazione”.

Le metaniere dirette in Italia trasportando GNL dall’Algeria attraccano a Panigaglia, in Liguria, dove è in funzione il primo impianto di rigassificazione del Paese, attivo dal 1971.

Punto di entrata per il GNL proveniente dal Qatar è il rigassificatore di Porto Viro (Rovigo) inaugurato nel 2008. Gli impianti di rigassificazione possono essere realizzati a terra (onshore) oppure in alto mare (su strutture offshore), o su particolari navi attraccate a decine di Km dalla costa.

Il rigassificatore di Panigaglia è un impianto costruito secondo la tecnologia onhore, nell’area portuale del Golfo di La Spezia. Qui le metaniere scaricano il GNL, che viene riscaldato, riportato allo stato gassoso, stoccato in grandi serbatoi e immesso nella rete dei metanodotti.

Il rigassificatore di Porto Viro, situato a 15 chilometri dalla costa, è la prima struttura offshore al mondo per la ricezione, lo stoccaggio e la rigassificazione del gas naturale liquefatto é un’isola artificiale in cemento armato, a forma di parallelepipedo di 88 per 180 metri, alta 47 metri, la struttura è zavorrata direttamente sul fondale marino profondo 30 metri ed emergendo per 17. Un gasdotto di collegamento trasporta il gas sulla costa per essere immesso nella rete nazionale.

image attached

A TRIESTE AcegasAps gestisce una rete di 820 chilometri

Il gas è convogliato dai metanodotti nazionali alla rete aziendale: in prossimità dei centri abitati, all’interno delle cabine di primo ricevimento (sono tre quelle dislocate nel territorio triestino) avviene la misurazione dei volumi immessi nelle tubature gestite da AcegasAps e, soprattutto, la decompressione del metano, che passa dall’alta alla media pressione. Prima di essere immesso nella rete in media pressione, il metano, per sua natura inodore, è odorizzato con l’iniezione di una sostanza chiamata tetraidrotiofene (Tht), che consente l’immediata individuazione di eventuali fughe di gas. A questo punto, il gas è indirizzato verso le cabine di ricevimento delle diverse località, dove avviene un’ulteriore riduzione della sua pressione. Una volta immesso nella rete distributiva a bassa pressione (0,02 bar), il metano, attraverso le derivazioni, è pronto a raggiungere le abitazioni. Ogni punto di consegna è caratterizzato dalla presenza di un apposito contatore che segnala il totale dei volumi di gas consumati.