ROMA - Strano a dirsi, ma nessuno ci aveva pensato prima. Pur essendo il gioco del calcio lo sport più amato dagli italiani. E frequentato anche da molti artisti. Forse non sempre tifosi, ma attratti comunque dalla spettacolarità che il calcio riesce a mettere in scena. Ecco allora nel romano Palazzo delle Esposizioni una mostra divertente, tutta dedicata al gioco nazional-popolare per eccellenza: "Appunti allo stadio" (20 marzo - 8 aprile, a cura di Mariastella Margozzi e Laura Mancioli, catalogo Cromosema).
Sculture, schizzi, disegni, chine, acquarelli, oli per un totale di novanta opere che spaziano dal 1920 al 2002. In mezzo scorrono i lavori di moltissimi artisti, in nome del calcio posti democraticamente tutti allo stesso livello - sia che si trattai del magico Depero o del poco noto Gambini - perché il merito non sta tanto nella buona fattura dell’opera, ma nel mostrare il proprio, personalissimo approccio verso questo mondo che - piaccia o meno - eccita, deprime, coinvolge, divide, cattura come forse nessun altro.
Chi sembra avere una fortissima passione calcistica è Titina Maselli, attratta in realtà dai giochi acrobatici dei calciatori, che riattualizzano nello stadio odierno i virtuosismi degli atleti antichi e che lei rende con astrattismi violentemente colorati. Il movimento è in effetti il grande protagonista della rassegna. Celebrato dalla tempera quasi svolazzante di Mancioli, che ripropone come in una strip mosse, dribbling e altre invenzioni da stadio. Tumultuoso, analizzato e riprodotto nelle sue seducenti sfaccettature dai futuristi: Roberto Baldessarri, Gerardo Dottori, Giulio D’Anna (uno dei rari seguaci di Marinetti proveniente dalla Sicilia) e poi Emilio Notte che, attraverso un abile gioco di colori con cui riempie i vuoti e i pieni della tela, fa somigliare i calciatori alle bagnanti di Cèzanne.
E non mancano dei ritratti ad hoc, specie di altarini, plastici cammei dedicati a "Piccoli calciatori" (Carlo Socrate), a un estatico "Ragazzo con la palla" di Mafai, per non parlare del fascino che esercita la figura del portiere, ben prima che Peter Hanke la immortalasse, seguito a ruota da un’omonima e oscura pellicola di Wim Wenders, nella "Paura del portiere prima del calcio di rigore". Qui invece i portieri di Manzù, Corona, Zucconi, Borelli e Moschi non presentano angosce degne di nota, eccetto quello di Cagli che pare invece atterrito.
l’attrazione per il calcio scorre veloce fino ad oggi, senza perdere smalto neppure sotto le forche caudine degli anni Sessanta, rapiti e scatenati su ben altri raduni di massa. In quegli anni a tener alto il vessillo calcistico è un raffinato Dino Boschi, un po’ onirico e un po’ misterioso, mentre assai prevedibili sono i virtuosismi muscolari dei calciatori di Guttuso. Molto grafiche e colorate sono le immagini quasi tv di Ugo Nespolo, mentre Agenore Fabbri riduce la partita a un match tra punti e vettori. Più recentemente Grazia Toderi ha riproposto in una videoopera, che le è valsa il Leone d’oro alla Biennale del ’99, l’atmosfera tribale, chiusa e a suo modo perfetta dello stadio. Scintillante cornice di luci presa dall’alto in cui si celebra un potentissimo rito di massa. Mentre l’ex transavanguardista Sandro Chia probabilmente ha individuato nei calciatori i soggetti ideali per le sue monumentali neofigurazioni. Più delicati e ironici i particolari del gioco del pallone messi a fuoco da Tadini e Gribaudo. Ma la parola definitiva la mette Schifano, con la sua mega tela informale, densa e al solito irruente denominata "Abita a casa del diavolo". Omaggio tutto schifanesco alla porta avversaria.
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