Da Toronto il Papa "vecchio e un po’ stanco" ma che "ancora si identifica con le attese e le speranze dei giovani" affida loro il suo sogno sul mondo e sul futuro. Un mondo che scelga "fratellanza e solidarietà umana" e ignori "falsi profeti" e illusioni di felicità effimera.
È l’eredità della saggezza e dell’affetto di chi ha sperimentato come nessuna "tenebra" possa "soffocare la speranza" dei ragazzi. Un mandato che proseguirà nel tempo. Annunciando ufficialmente la data della prossima Gmg, nel 2005 a Colonia, ha invitato i ragazzi, "Cristo vi attende là ", ha detto. E anche se ha cambiato la formula "ci vediamo a..." usata al termine delle altre Gme e se in questi giorni a Toronto è sembrato quasi voler passare il testimone, con il cuore, nel 2005 in Germania ci vuole già essere anche lui. Per trasmettere questa eredità ai variopinti papaboys che portano nei tratti del viso e nel colore della pelle il segno delle culture del mondo, Giovanni Paolo II ha attraversato l’Oceano, ha sconfitto la sua fragilità e la sua malattia anche se, come ha improvvisato scherzando, "Ottantadue anni non sono lo stesso di 22 o 23". E ha concluso quella che sarà forse ricordata come una delle più difficili tra le Gmg celebrate da questo Papa, inventore dell’incontro mondiale dei giovani. Molti ostacoli si erano frapposti tra papa Wojtyla e il raduno mondiale dei giovani a Toronto.
La sua salute era apparsa drammaticamente in declino soprattutto durante il viaggio in Bulgaria e Azerbaigian, tanto da far ipotizzare una rinuncia al viaggio canadese. Le presenze dei ragazzi, dopo la paura da 11 settembre e il relativo aumento dei costi del trasporto aereo, erano al ribasso, con cifre lontane anni luce da quelle delle precedenti Gmg. Inoltre sulla sensibilità dei cattolici nordamericani pesava come un macigno lo scandalo dei preti pedofili che ha sconvolto nel profondo la Chiesa statunitense e condizionato anche l’opinione pubblica canadese. Ma Giovanni Paolo II ha creduto senza deroghe nell’appuntamento che aveva dato ai giovani alla fine della Gmg di Roma, due anni fa, e si è presentato loro con la sua fragilità , riuscendo comunque a toccare le corde giuste per parlare al cuore dei ragazzi. Le decine di migliaia di teenagers che per una settimana hanno affollato Toronto pregando, rappresentando la Via crucis per strada, confessandosi sui prati di Coronation Park, che ricorda i morti canadesi della prima guerra mondiale, hanno risposto al suo appello e sono entrati in comunicazione con lui. E l’entusiasmo degli europei, più abituati e più caldi dei nordamericani rispetto a questo tipo di incontri, ha finito per contagiare tutti, trasmettendo ai giovani dei vari continenti il messaggio delle Gmg. Lo stile della Gmg, fatto di camminate con lo zaino in spalla, alloggi di fortuna, preghiere e amicizia fraterna e culminato nella notte all’aperto della veglia, è stato assimilato da tutti. E ha suscitato simpatia a Toronto, tanto da indurre molte persone a associarsi alla messa conclusiva di oggi, per la quale le stime ufficiali parlano di ottocentomila presenze.
Alla messa il Papa, che giovedì scorso alla festa di inaugurazione era apparso in una forma splendida e anche la scorsa notte per la veglia stava piuttosto bene, è sembrato lievemente più affaticato, anche se sempre partecipe e dialogante. Ha improvvisato, scherzato sulla pioggia che aveva funestato le prime ore del mattino e sul sole che è poi spuntato. Ha pronunciato in inglese, con estrema decisione, il passaggio del suo discorso in cui dice di provare "vergogna e tristezza" per i preti pedofili. Ha cercato le parole giuste per andare dritto al cuore dei ragazzi, e se giovedì aveva parlato della loro legittima aspirazione alla felicità oggi ha detto di credere in maniera "incrollabile che nessuna paura, nessuna difficoltè, è così grande da poter soffocare completamente la speranza che zampilla eterna nel cuore dei giovani". Per lui, che sente "carico di anni ma giovane dentro" era necessario trasmettere questo messaggio di fiducia ai "costruttori di amore" in un mondo "senza inimicizia e odio". Tanto più necessario dopo l’11 settembre. Davvero è sembrato che i ragazzi, insieme con i due giorni di riposo nell’isoletta sul lago Simcoe, siano stati una medicina per il Papa. Nessuna nuova cura, ha spiegato il portavoce Navarro, gli è stata somministrata e la sua ottima forma di questi giorni si spiega solo con il riposo.
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