Il prossimo 15 Settembre verrà presentato un manuale scritto da Mario Pappagallo e dal dottor Squicciarini, CRI, in cui si insegna a mamme, nonni, babysitter e insegnanti, cosa fare quando un lattante o un bambino ha una crisi di soffocamento.
15 settembre 2011, ore 11-12 presso Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura
Sala Convegni, secondo piano, via San Aspreno 2. Napoli
Segue Comunicato Salvavita.
In Italia muore un bambino a settimana a causa dell’ostruzione delle vie aeree superiori. Una nocciolina, una pallina, una mandorla, un sorso di latte, una caramella’ un corpo estraneo qualunque. E quanti giovani hanno un arresto cardiaco inaspettato e insospettabile. Ma soprattutto quante persone restano disabili per quegli interminabili minuti senza ossigeno al cervello che passano tra un evento come quelli appena descritti e l’arrivo di un soccorso. E quanti, sempre per lo stesso motivo, devono passare giorni in rianimazione dopo essere stati salvati dal provvidenziale arrivo dell’ambulanza.
Eppure basterebbero poche mosse o un defibrillatore di ultima generazione per salvare tante vite o per evitare ancor più persone da invalidanti conseguenze. Poche mosse vincenti come in una partita a scacchi con la morte. Invece di disperarsi, mettersi le mani nei capelli, urlare, aspettando l’ambulanza perché non fare qualcosa. Non intervenire in modo sbagliato, sarebbe peggio. Ma intervenire sapendo quel che si fa. Come un soccorritore del 118, come un medico. ’Non è possibile’, immagino le obiezioni.
Invece no, alcune conoscenze del primo soccorso sono alla portata di tutti dopo una giusta formazione.
Marco Squicciarini, medico e volontario della Croce Rossa, ha dimostrato che è possibile prima a migliaia di mamme, nonne, baby sitter e poi a me. Così come un Cavaliere del Lavoro di ampie vedute ha intuito prima l’importanza dei defibrillatori nel salvare vite e poi l’importanza del messaggio di Squicciarini. Il Cavaliere Luigi De Vita si è così trasformato in editore. Il risultato è una sorta di manuale salvavita (’.), che è anche la biografia di Marco Squicciarini. E della sua sfida: divulgare la conoscenza per evitare più morti o handicap possibili. Da un iniziale porta a porta pratico-educativo a un manifesto del salvavita ’fai da te’ in grado di divulgare più rapidamente e a molte più persone il messaggio.
Un chiaro messaggio: si può fare la differenza in attesa che terminino quei minuti interminabili che separano la chiamata al 118 e l’arrivo dei soccorritori. Minuti fondamentali, una clessidra dell’angoscia, che si possono utilizzare al meglio. Non solo, in un momento di grave crisi economica, di tagli ai servizi sociali e alla sanità, questo messaggio se colto significa risparmiare vite, ma anche risorse economiche. Come quelle dei giorni di degenza in rianimazione, di un eventuale coma, di eventuali riabilitazioni, di possibili supporti di vario genere a una conseguente disabilità.
Intervenire bene e immediatamente riduce gran parte di questi strascichi. Tutti noi dobbiamo divenire consapevoli di che cosa significa essere in grado di soccorrere una persona nei tempi giusti. Bambini che stanno soffocando (molto facile che accada, data la conformazione anatomica non ancora ’maturatà).
Persone che vanno, per una qualunque causa, in arresto cardiaco. In entrambi i casi, è bene averlo scolpito in mente, il tempo dell’arrivo dell’ambulanza potrebbe anche essere fatale. Nell’arresto cardiaco la soluzione può essere alla portata di tutti. Si rompe un vetro, come quelli anti-incendio. Si prende il defibrillatore «intelligente» e si effettua il primo soccorso. La scarica elettrica salvavita è decisa dal piccolo apparecchio e chiunque può utilizzarlo. Ma occorre, alla base, una diffusa cultura del soccorso tra i cittadini. Spaccare il vetro (attivando il 118 che invia i soccorsi) e agire, senza timori. Senza restare a guardare impotenti. O addirittura far finta di niente. Una scarica e la vita torna a battere in quel corpo immobile che all’improvviso è possibile trovarsi davanti.
Il blocco improvviso del cuore in Italia arriva a colpire, per varie cause, una persona ogni mille abitanti all’anno. Con una sopravvivenza del 3%. Nei Paesi in cui è diffusa la defibrillazione precoce la sopravvivenza tocca il 50%.
Addestrati a ridare la vita in 5 minuti.
Mario Pappagallo
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