ANNIVERSARIO TSUNAMI: UNA MOBILITAZIONE DELL’ANIMA DEL MONDO

Misna, {Il 31 dicembre 2004, a poche ore dalla fine dell’anno, il notiziario del giorno si concludeva con quel che segue.}

In questi ultimi giorni e ultime ore di un anno che sta per concludersi, la redazione della MISNA, avrebbe potuto fare ben poco per far sentire la voce degli ’ultimi’ sulla catastrofe dell’Oceano Indiano se non avesse potuto contare sui suoi preziosi “corrispondenti”: donne e uomini del volontariato e della Società Civile, delle organizzazioni non governative, delle istituzioni umanitarie e soprattutto Religiose e Religiosi e in particolare Missionarie e Missionari. La loro testimonianza sembra aver contribuito a una mobilitazione dell’anima del mondo senza precedenti e a un’informazione totalmente giornalistica eppure di segno diverso, improntata al dialogo, soprattutto con chi sembra rifiutarlo, e alla ricerca di quella Pace a cui tutti aspiriamo e di cui domani si celebra la 38/esima Giornata Mondiale.

Anche in memoria dei 15 missionari cattolici, laici e due italiani inclusi , che nel 2004 hanno perso la vita in modo violento - ma al tempo stesso di tutte le innumerevoli vittime del dramma asiatico che ancora tutti stiamo vivendo - sembra giusto affidare le ultime righe del nostro notiziario 2004 alle parole di missionarie e missionari così come sono giunte in redazione, per e-mail, da alcune delle aree più duramente colpite in quella sconvolta parte del pianeta. Sono parole semplici, non sottoposte ad alcune “manipolazione” professionale di redazione. Sono parole cristalline, con il suono della verità , e fanno già intravedere ricostruzione e speranza, nonostante l’ultimo bilancio di 150.000 vittime accertate. Sacrosanta è l’opera delle istituzione internazionali, prima tra tutte l’Onu, e di tutti coloro che già si stanno impegnando a lenire sofferenze e ad andare oltre il dolore, verso un domani di bene, di fiducia, di fede. Ancor più sacrosanta sarà se, a cominciare dall’Onu, tutti decideranno di operare, di fare ’rete’ proprio con quelle forze della vita consacrata che, da anni presenti tra quelle popolazioni sofferenti, possono essere, come lo sono state per la MISNA - e in qualche misura per tutto il mondo dell’informazione - fonte di conoscenza, guida, conforto e ispirazione. Chiedendo scusa per questa lesione, speriamo veniale, alla riservatezza della corrispondenza, la redazione e la direzione dell’agenzia si associano a Padre Angelo, autore della seconda missiva, nel formulare a tutti i lettori gli auguri per l’Anno Nuovo, auguri di Pace e di volontà di dialogo, pace e volontà favorite, protette, garantite da “Chi" - come direbbe Padre Angelo "sappiamo noi”.

“Siamo una Congregazione di suore missionarie di origine italiana, che da oltre 50 anni opera in India. Siamo presenti anche nello Stato di Andhra Pradesh e del Tamil Nadu, le zone dell’India più colpite dal maremoto: nel Tamil Nadu con due comunità di cui una nella cittadina di Karingal, dove gestiamo un ospedale con 50 letti. Dal 1977 le sorelle che operano in questo ospedale si sono prese cura della salute di tantissime persone che vivono nelle vicinanze e che appartengono in parte alla classe media ma nella maggioranza ai ceti più poveri. Karingal è situata a 7-8 chilometri dal mare e in posizione un po’ alta per cui l’onda dello tsumani non l’ha raggiunta direttamente. Colachel, l’area che ha subito i danni maggiori, si trova a 8 Km da Karingal. Nell’ospedale vengono ricoverati i feriti più gravi mentre quelli che hanno riportato ferite leggere vengono giornalmente per farsi curare e poi tornano subito non nelle loro case, che ormai non esistono più, ma sul luogo della sciagura per paura di non poter ricevere neppure quei pochi aiuti che il governo sta distribuendo. Anche questo però è difficile per il pericolo di nuove onde anomale: la polizia li rimanda indietro intimando loro di non tornare fino a quando non si comunicherà ufficialmente che il pericolo è passato. Per la stessa ragione sono chiusi gli ospedali che si trovano vicino al mare. Si continuano a scoprire cadaveri sulla spiaggia. La polizia dice che questi corpi devono essere sepolti nella sabbia ma è difficile scavare delle fosse sulla spiaggia e oltretutto il pericolo imminente di nuove onde impedisce alla gente di avvicinarsi.

Nella visita ai villaggi ci si può rendere conto della vastità della tragedia: i sopravvissuti piangono per la perdita dei loro cari e dei loro beni. E davanti a tale disperazione le parole umane sembrano vane e si può solo piangere con chi piange. Dappertutto i senza tetto sono sistemati nelle chiese, nei templi, nei vari centri per le attività sociali. Anche nella nostra comunità di Karingal abbiamo circa 30 persone che hanno perso tutto ed ora vivono con noi. Già dal secondo giorno del cataclisma le nostre sorelle hanno iniziato un lavoro di assistenza. La gente di Colachel, soprattutto quelli dei villaggi di Kottipad e Alickal, hanno perso tutto e per il momento sono ospitati nella chiesa e nei locali della scuola cattolica.

Sono migliaia e migliaia. Fino a ieri le nostre sorelle, in collaborazione con un team medico locale hanno cercato di curare i colpiti dalla tragedia. Da ieri, il governo centrale ha organizzato 40 campi nelle zone colpite della provincia di Kanyakumari. In ogni campo operano un dottore, un’infermiera e degli studenti della facoltà di medicina. Da domani le nostre sorelle andranno a Manakudi ed altri villaggi per vedere quali sono le necessità della gente in quelle zone. Si dice che ci siano dei villaggi dove nessuno ancora è potuto giungere per portare gli aiuti: non esistono più strade, ci sono solo fiumi di fango che rendono quasi impossibile raggiungere alcune zone. Non si sa con esattezza quanti siano gli orfani. Si potrà accertare la loro entità solo quando tutti torneranno ai loro luoghi; per il momento sono tutti dispersi e sotto shock. Al momento la cosa di cui abbiamo più bisogno sono medicine, cibo e acqua. Solo in un secondo tempo, quando la zona sarà sanata e si sarà fatto un bilancio di tutte le perdite subite, si penserà alla ricostruzione delle case”. (Suor Sebasti Amali Hirudaya Missionaria dell’Immacolata)

“Cari Amici che seguite con trepidazione le tristi vicende dell’immane tragedia che ha colpito il sud della Thailandia e gli altri Paesi che si affacciano sull’Oceano Indiano voglio aggiornarvi non tanto sulla situazione di cui ormai i media mondiali informano in dettaglio, ma su quanto stiamo facendo con l’aiuto immediato che mi avete inviato. A quest’ora sono Euro 28.650 (ventottomilaseicentocinquanta). Ottimo inizio. Vi ricompensi il buon Dio. Come vi ho detto ieri, sono in contatto diretto col parroco di Phuket, don Pietro Bancha. Gli ho già passata la somma di cui sopra, in “hot line”. E vi spiego. Appena le vostre e-mail mi assicurano una somma, io la comunico subito a lui perché la prelevi o la prenda in prestito e la usi immediatamente. Rifonderò appena mi giunge il trasferimento bancario da Milano. Semplice vero? E funziona. Verso le nostre 14 di oggi 31 dicembre, don Pietro mi ha detto che ormai non si spera più di ritrovare i dispersi nè si cercano corpi dove la furia dell’onda ha livellato tutto, cambiando la geografia delle zone basse: ci sono gruppi umani non ancora ritrovati.

Lui stesso ha cercato di raggiungere una comunità in una zona dove si accedeva risalendo un piccolo corso d’acqua che ora è scomparso e non si sa più da che parte andare. Si bruciano o seppelliscono solo i morti e le carcasse che sono esposte e minacciano epidemie. L’attenzione è rivolta ai superstiti. Al momento c’è cibo per tutti, perfino in abbondanza per il consumo immediato: l’aiuto dei thailandesi dal centro e dal nord è stato generosissimo. Ora si deve procurare cibo a lunga conservazione e attrezzature e utensili da cucina. Don Pietro e i suoi gruppi hanno organizzato centri di distribuzione pasti e cercano di portare viveri nei luoghi un po’ lontani dalla costa dove le onde giganti hanno sbattuto disordinatamente cambiando direzione e scombussolando tutti (quasi peggio di chi le ha viste arrivare direttamente dal mare!), al punto che tanti pensavano si trattasse di un’alluvione e non sapevano da che parte fuggire. Grazie a Dio, di alcuni bimbi si sono ritrovati i genitori (le TV mostrano foto in continuazione). di altri si stanno prendendo cura famiglie locali. Interventi urgenti di riabilitazione sono necessari , oltre che agli alloggi al minimo della decenza, per gli strumenti per riprendere il lavoro: dalle barche da pesca con reti e attrezzature pertinenti agli attrezzi per il piccolo artigianato del turismo. Ci si accorderà con le altre forze d’intervento per una programmazione ben fatta e, se il vostro contributo attraverso me aumenterà di mole lo affiderò alla organizzazione della diocesi del sud Thailandia. Alle ore 21 di qui ( le 15 in Italia) di questo ultimo giorno del 2004, ho parlato ancora con don Pietro che aveva appena terminata la Messa prefestiva del Capodanno con la chiesa gremita di cristiani e non. Sono tutti riconoscenti e mi incaricano di trasmettervi il loro grazie e i loro auguri per l’Anno Nuovo. Anch’io, nell’ora di Adorazione notturna che inizierò fra poco, Gli (so io a Chi) ricorderò tutti voi”. (Padre Angelo Campagnoli, PIME, missionario in Thailandia) [MB]

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