Milano: In merito alla lettera di Amedeo di Savoia - Aosta sulla sedicente pretesa al Trono, pubblicata da “il Giornale” in data 08/05/2007, il Partito della Alternativa Monarchica, congiuntamente al Movimento Monarchico Triestino Mitteleuropea Mediterraneo Italia e con il Gruppo Savoia " Lazio comunica:
1) Da che mondo è mondo il principio della Monarchia si basa sull’automaticità della successione e, qualora vi siano problemi sull’ereditarietà al Trono, questi vengono risolti quando il Sovrano è in vita, non su iniziativa privata di un ambizioso che vorrebbe fare il pretendente al Trono.
2) In merito alle presunte lettere di Umberto II ribadiamo che, qualora fossero vere, queste sostengono che se ci fosse stato un matrimonio non accettabile di Vittorio Emanuele, ci sarebbero state delle ripercussioni pubbliche da parte di Umberto II. Considerato che non vi fu alcuna pubblica ripercussione, ne consegue logicamente che il matrimonio con Marina fu accettato da Re Umberto, dunque le lettere confermano solo questo. Inoltre non vi sono prove che Amedeo Savoia - Aosta ricevette alcuna lettera.
3) Quando un Re decide di scartare dalla successione dinastica un suo erede, lo deve fare in modo chiaro e pubblico, tutte le tesi sostenute dagli Aosta sono mezze tesi che di fatto gettano solo fango sulla Persona di Umberto II, facendolo passare per un individuo ambiguo.
4) Il fatto stesso che Amedeo di Savoia " Aosta scriva direttamente a un quotidiano è la prova che le sue tesi devono ricorrere a mezzucci per farsi strada. Un Pretendente al Trono non si scomoda per farsi riconoscere, dopo la morte del Re, alla stregua di coloro che non hanno avuto la fortuna di nascere da un padre che li abbia riconosciuti legittimamente.
5) Le tesi pro Aosta sono sostenute solo dall’Unione Monarchica Italiana, mentre tutte le altre Organizzazioni monarchiche, circa ottanta, riconoscono in Vittorio Emanuele di Savoia il legittimo Capo di Casa Savoia e, fino a prova contraria, i monarchici sono coloro che hanno una conoscenza particolarmente approfondita sull’argomento Monarchia. Da un punto di vista pratico sarebbe stato più “comodo” un Pretendente al Trono che, ai tempi dell’esilio, risiedesse in Italia ma la correttezza e il legittimismo hanno sempre prevalso nell’ambiente monarchico.
6) Amedeo Savoia - Aosta continua a basare le sue illazioni sulla questione della Legge Salica ma dimentica che di fatto questa fu abrogata quando un suo antenato Aosta sposò una Principessa non di sangue Reale, che sono state abolite con la decisione di dare agli Italiani una Costituzione per sostituire lo Statuto Albertino e che egli stesso, sposando in seconde nozze una nobile di sangue non reale, si sarebbe autoescluso dalla successione al Trono. Inoltre ricordiamo che in conseguenza dell’annullamento del suo primo matrimonio da parte della Sacra Rota, i figli derivanti da questa unione non hanno più alcun diritto a titoli nobiliari perché sono stati araldicamente cancellati, quindi se il Savoia - Aosta fosse il legittimo Re, la Dinastia dei Savoia sarebbe finita.
7) Amedeo di Savoia - Aosta continua a firmarsi “Amedeo di Savoia”, alterando il suo cognome al fine di confondere gli Italiani: il suo cognome è e rimane Savoia Aosta.
8) Vittorio Emanuele IV è e rimane l’attuale Re d’Italia e questo in un certo senso lo riconosce anche la Repubblica Italiana, perché l’esilio lo ha fatto lui e suo figlio, non Amedeo di Savoia - Aosta.
9) Meraviglia il commento di Paolo Granzotto: egli afferma il falso, le cronache nere non esistono in quanto Vittorio Emanuele è stato sempre assolto e le cronache rosa spettano all’ex principe Amedeo Savoia - Aosta che ha lasciato in stato interessante la signora Kyara van Ellinkhuizen, pur essendo egli regolarmente sposato con alle spalle un annullamento non molto onorevole. L’Aosta non ha voluto riconoscere la bambina, obbligando la Signora a ricorrere al DNA che ha inchiodato il fedifrago al suo dovere!
Matteo Cornelius Sullivan
Reggente del Partito della Alternativa Monarchica
Allegato: il Giornale - 8 maggio 2007 - La posta dei lettori - p.46
Ecco perché il trono dei Savoia spetta ad Amedeo
Essendo stato ripetutamente chiamato in causa dai lettori che hanno espresso opinioni sulla titolarità di Capo della Casa di Savoia, le chiedo spazio per precisare a mia volta taluni punti. In realtà , delle lettere del Re Umberto II relative alle conseguenze di un matrimonio «diseguale» e non autorizzato sulla successione come Capo di Casa Savoia e di pretensione al trono d'Italia, sono stati resi pubblici non gli originali, ma le copie firmate sia dal mittente sia, per presa visione, dal destinatario. Circostanza che non inficia la autenticità dei documenti (le cui riproduzioni fotografiche sono visibili nel sito internet www.realcasadisavoia.it), ma, al contrario, la conferma. Data infatti l’importanza e l’ufficialità del loro contenuto il Re non si limitò ad un semplice scritto autografo, bensì fece battere le lettere in più copie trattenendone, debitamente controfirmata per ricevuta dal destinatario, una di ciascuna. Copie che il Re dispose affinchè pervenissero, come pervennero, al cointeressato: cioè a me. Non in quanto Amedeo di Savoia, bensì come primo chiamato alla successione legittima di Capo della Casa reale di Savoia. Quanto al sospetto mosso da un lettore che giudicava «estremamente inquietante e significativo» il fatto che io abbia taciuto per lungo tempo, posso assicurare che in primo luogo l’ho fatto per le stesse ragioni per cui il Re ha taciuto: non aggravare la posizione giuridica del figlio per non comprometterne, essendo ancora vigente la disposizione sull’esilio, il rientro in Patria. Si aggiunga che nell’imminenza del funerale del Re, la Regina Maria Josè chiese con insistenza di non divulgare la notizia della decadenza del figlio per non arrecare un ulteriore dolore al suo cuore di madre. Come è naturale, mi conformai alle sue attese sentendomi libero dall’impegno solo alla scomparsa della Regina, avvenuta nel 2001. Comunque, già nel 1987, in un libro di Silvio Bertoldi dal titolo «Aosta: gli altri Savoia» (Rizzoli), non avevo mancato di esprimere pubblicamente e in modo chiaro che secondo le leggi dinastiche il matrimonio non autorizzato di Vittorio Emanuele aveva dato luogo a «una situazione legale indubitabile», vale a dire di decadenza dal titolo e rango di Principe Ereditario. In quanto regole irrinunciabili di Casa Savoia, doverosamente ribadite dal Re nel suo carteggio col figlio, gli automatismi della sanzione della decadenza e della successione dinastica non ammettono interpretazioni di comodo: i diretti interessati, l’uscente e il subentrante, non possono e non devono che prenderne atto. Nel corso degli anni possono essere sorte e consolidatesi organizzazioni di monarchici che in buona fede e con trasporto hanno recato il loro ausilio alle pretese di Vittorio Emanuele: ma ora che la riservatezza non ha più ragione d’essere,ora che la volontà di Re Umberto II è stata resa notoria con la pubblicazione del carteggio e che dunque nessun equivoco può sussistere sull’identità del legittimo Capo di Casa Savoia, non è conveniente perseverare in costruzioni fantastiche, certamente accomodanti ma svantaggiose quando non nocive per l’idea monarchica stessa.
Amedeo di Savoia
Pubblichiamo con piacere la sua lettera che rimuove gli ultimi dubbi sulla titolarità di Capo della Casa di Savoia. Un argomento all’apparenza così distante dalle premure dell’opinione pubblica, ma che tuttavia ha destato l’attenzione di non pochi lettori. Riaccendendo in loro, mi par di capire, l’interesse sulla portata storica di una dinastia che sembrava condannata solo a fornire argomenti di cronaca rosa e nera.
Paolo Granzotto
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