EU Dichiarazione del Consiglio su Ladysilvia; «La Dichiarazione di Berlino ha espresso quanto l’Unione europea è una storia di successo e quali compiti importanti sono ancora davanti a noi», ha dichiarato in apertura del suo intervento la cancelliera tedesca Angela MERKEL. Ringraziando il Parlamento e la Commissione per il contributo essenziale alla riuscita del vertice dello scorso fine settimana, ha aggiunto che l’aver ottenuto un testo firmato da tutte e tre le istituzioni «è già un passo in avanti di per sè, perché rappresenta una promessa di adoperarci insieme per il futuro dell’Europa». La Dichiarazione, ha continuato la Presidente in carica del Consiglio, esprime «un ideale di società comune», fondato sui valori di libertà , solidarietà e giustizia.
Ha poi evidenziato le sfide che attendono l’Unione nel prossimo futuro, indicando, fra le altre, la priorità di trovare un accordo sulle riforme prima delle elezioni del Parlamento europeo del 2009. Senza un nuovo assetto istituzionale, ha proseguito la cancelliera, la campagna elettorale del 2009 «sarebbe una campagna dove la distanza coi cittadini europei non farebbe altro che aumentare». Il prossimo passo è dunque quello di stabilire una tabella di marcia precisa e; per far ciò, ha chiesto l’aiuto del Parlamento. «È possibile agire in modo incisivo per difendere i nostri valori, solo se abbiamo una forte capacità a livello interno», ha affermato.
La cancelliera ha anche parlato delle prossime scadenze internazionali fondamentali per il futuro dell’UE, appuntamenti importanti «affinchè si possa fare della visione Europa una visione mondiale». Fra queste, il prossimo vertice transatlantico del 30 aprile, per discutere di partenariato economico, ma anche di politica energetica e cambiamento climatico. «C'è bisogno di molta sinergia tra Europa e Stati Uniti», ha dichiarato. Il G8 del giugno prossimo, sempre sotto Presidenza tedesca, sarà invece un'occasione per discutere coi rappresentati di mercati emergenti come Messico, Cina e Brasile. Infine, il vertice Italia-Russia, «appuntamento di enorme importanza», con il problema della sicurezza energetica in primo piano.
Angela Merkel ha anche menzionato la gravosa situazione umanitaria nel Darfur, sottolineando che essa «non può lasciarci insensibili» e promettendo che la Presidenza non lascerà nulla di intentato presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per trovare una soluzione alla grave crisi in corso nel paese africano. Infine, ha ricordato che il 25 marzo, oltre al cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma, si è celebrato anche quello dell’indipendenza della Bielorussia, sottolineando che «anche loro hanno diritto alla realizzazione dell’ideale europeo».
Dichiarazione della Commissione
Il Presidente Josè Manuel BARROSO ha innanzitutto espresso il suo sostegno alla dichiarazione di apertura del Presidente Pöttering sullo Zimbawe e sul Darfour. Ha poi definito Berlino il «simbolo dell’Europa divisa e ora simbolo dell’Europa unita», con quasi 500.000 europei animati da uno spirito comune.
Ha quindi affermato il successo della cosiddetta "twin track strategy", proposta dalla Commissione per trovare una soluzione alla crisi istituzionale: garantire il raggiungimento di risultati concreti e contemporaneamente avanzare con le riforme. Secondo il Presidente dell’esecutivo europeo, i risultati ottenuti in materia di energia e clima, hanno aiutato, infatti, il successo della Dichiarazione di Berlino, il cui testo dimostra «la possibilità di trovare una soluzione istituzionale prima delle prossime elezioni» europee. Tali riforme sono necessarie per affrontare problemi transfrontalieri quali immigrazione, cambiamenti climatici e competizione globale. Ma raggiungere tale traguardo è importante anche per ridare credibilità delle istituzioni europee.
In caso contrario, «si creeranno divisioni che potrebbero mettere in pericolo i nostri valori comuni»", aggiunto. Concludendo, Il Presidente Barroso ha ribadito che «la volontà politica esiste e ora dobbiamo raggiungere i risultati [...] Ho chiesto collaborazione attiva ai governi nazionali: l’impegno assunto vincola tutti a trovare una soluzione comune».
Interventi in nome di gruppi
Joseph DAUL (PPE/DE, FR) ha iniziato il suo intervento cercando di calarsi nei panni di un giovane cittadino europeo per sottolineare i vantaggi acquisiti attraverso l’Unione europea. La facilità di apprendere lingue straniere, il programma Erasmus, la moneta unica i benefici della crescita economica, fare parte di Stati che cercano la pace rappresentano «il bilancio positivo» dell’Europa. Secondo il capogruppo dei popolari, i giovani d'oggi sbagliano a dare per scontati valori quali la prosperità e la stabilità . Gli attentati di Madrid e Londra, infatti, sono sufficienti a dimostrare quanto «pace, sicurezza e benessere non sia la sorte riservata a tutti» e che «pace e sicurezza si costruiscono ogni giorno».
Per il leader dei popolari, «non è sì la panacea per tutti i problemi, ma può, fare meglio di quanto possano fare da soli i nostri Stati: riorientare le priorità », per poter affrontare le sfide del futuro in modo efficace. Inoltre, «la globalizzazione comporta anche vantaggi quali la facilità di comunicazione e l’apertura ad altre culture», e l’Europa deve saper sfruttare questo potenziale. Ha quindi ricordato che «l’Europa ha un modello di società da promuovere». In conclusione, ha affermato che «la Dichiarazione di Berlino è un testo forte e leggibile che rimette in sella l’Europa con l’ipotesi di soluzione costituzionale prima di elezioni».
Martin SCHULZ (PSE, DE) ha sottolineato che «il trattato costituzionale non verrà varato così com'è, è un fatto e bisogna accettarlo». Dopo la firma della Dichiarazione di Berlino, è ora necessario fare passi concreti verso le riforme istituzionali. Infatti, «senza un'nione riformulata, senza un nuovo trattato modificato, non ci sarà ampliamento», ha aggiunto.
Per il leader dei socialisti, infatti, l’Europa è piccola se confrontata con la Cina, l’India e la potenza economica e militare degli USA e «se l’Europa perde coesione, non sarà abbastanza forte da affrontare la competizione mondiale». Grazie all’Unione l’intolleranza e l’odio sono stati sconfitti, ha affermato il capogruppo socialista. Tuttavia, «la situazione precipiterebbe nuovamente se non dovessimo riuscire nell’integrazione» e «Dobbiamo difendere quest'Europa che è diventata un modello». Concludendo il suo intervento, ha dichiarando l’appoggio del gruppo socialista all’operato della Presidenza tedesca.
Graham WATSON (ALDE/ADLE, UK) si è sorpreso nel vedere che, fra tutti i capi di stato e governo presenti a Berlino, la cancelliera tedesca fosse l’unica donna e ha sottolineato che «l’incontro di ieri ha chiarito quanto abbiamo bisogno di più donne nella politica in Europa».
Congratulandosi per i risultati ottenuti ha tuttavia ricordato di non potersi felicitare per la procedura adottata, criticando il metodo poco trasparente e partecipativo scelto per la preparazione della Dichiarazione di Berlino. Inoltre, il capogruppo liberale, ha giudicato poco corretto il tentativo del Partito Popolare di attribuirsi tutti i meriti del successo dell’iniziativa tedesca. «Non è il progetto di un solo partito politico», ha sottolineato e «la nuova Europa è un'unione dove la democrazia e i nostri valori devono avere l’ultima voce in capitolo».
Per Cristiana MUSCARDINI (UEN, IT), l’Europa è un'unione di Stati e non un Superstato. Si è poi rammaricata per «il non pieno riconoscimento delle nostre radici», spiegando che, proprio perché convinto della laicità delle Istituzioni, il gruppo si sente altrettanto certo «che senza il completo riconoscimento delle nostre radici ci sarà un impoverimento» dell’identità europea. Infatti, «il riconoscimento degli altri ha come presupposto il riconoscimento di sè», ha affermato il capogruppo del gruppo dell’UEN. In conclusione ha ricordando che l’Europa ha il dovere di esser più che un semplice mercato.
Secondo Monica FRASSONI (Verdi/ALE, IT) «ill popolo europeo non si è curato più di tanto del testo della Dichiarazione nè di quanto sia costato mettere insieme queste due belle paginette, in cui in realtà non c’è niente di particolarmente straordinario". La deputata ha sottolineato che «il sogno di un'Unione europea ancora non è stato realizzato». Infatti, l’Unione manca di una coesione interna che le permetta di intervenire nel Darfur, di portare avanti una politica energetica efficace e di adottare una politica originale rispetto agli Stati Uniti. «Per tutto questo noi dobbiamo avere un'Unione europea forte con una costituzione», ha concluso.
La Dichiarazione di Berlino «non è nè la descrizione di un sogno nè la descrizione della realtà », ha affermato Gabriele ZIMMER (GUE/NGL). La realtà è di crisi e sta crescendo il pericolo di disintegrazione e ri-nazionalizzazione. La Dichiarazione non si rivolge ai cittadini europei poveri ed esclusi dal benessere. La via da perseguire, conclude il deputato, è quella di «cancellare, dal progetto di Costituzione, tutti i riferimenti che promuovono la militarizzazione e la politica liberista».
Jens-Peter BONDE (IND/DEM, DK) ha duramente criticato la mancanza di trasparenza nella stesura della Dichiarazione di Berlino. «Il Parlamento non deve elaborare testi che i parlamentari poi non possono modificare», ha affermato. Lo scopo di tale procedura è quello di ritoccare il testo della Costituzione per presentarlo solo come un semplice emendamento ai trattati esistenti. «Dobbiamo dare più potere al popolo, non togliere potere al popolo», ha concluso.
Per Bruno GOLLNISCH (ITS, FR), i paesi fondatori della Comunità europea avevano forti valori comuni. Da allora, il progetto europeo, è stato svuotato dal suo significato originario. «La Dichiarazione di Berlino non cita nulla su questo: essa non offre contenuto nè carnale nè spirituale». Come ha detto Benedetto XVI, «essa riesce perfino a tacere sulle radici cristiane dell’Europa» ha concluso il capogruppo.
Interventi dei deputati italiani
Roberto MUSACCHIO (GUE/NGL, IT) critica il metodo scelto dalla Presidenza tedesca affermando che, in tal modo,«si cerca di mettere fra parentesi la crisi sociale, politica, democratica [...] e di farlo puntando tutto sul metodo intergovernativo che ha impedito ai parlamenti la conoscenza della Dichiarazione di Berlino». La soluzione, secondo il deputato, è quella di «riscrivere una costituzione fondata sui diritti alla cittadinanza, alla pace, al lavoro, all’ambiente e sottoporla poi a un referendum europeo».
Per Mario BORGHEZIO (UEN, IT) «a Berlino ai leader europei è mancato un po’ il coraggio per indicare le scelte che ci impongono globalizzazione, immigrazione, il rischio della perdita di identità ». Infatti, «solo Papa Ratzinger [...] in un'Europa senza idee, senza ideali, ha indicato la via da seguire». In conclusione, ha ricordato che «non è possibile costruire una casa comune dell’Europa ignorando l’identità culturale e morale dei popoli europei».
Il vertice di Berlino «ha rappresentato l’inizio di una nuova fase dopo un periodo contrassegnato da difficoltà e da qualche insuccesso». Secondo Antonio TAJANI (PPE/DE, IT) l’obiettivo di questa nuova fase è quello di «raggiungere prima del 2009 una legge fondamentale che regoli le competenze ed il ruolo di un'Unione che non sia soltanto un mercato». Sarebbe infatti un errore dimenticare i valori evidenziati nella Dichiarazione di Berlino: ed in particolare «la centralità della persona umana», senza dimenticare le radici cristiane.
Replica del Consiglio
Replicando agli interventi, Angela MERKEL ha sottolineato l’importanza di realizzare progetti concreti «per mostrare alla gente che non teniamo solo a modificare le procedure». Sul metodo adottato per la preparazione della Dichiarazione di Berlino, la cancelliera ha ricordato che è necessario trovare il giusto equilibrio fra «partecipazione e come ottenere qualcosa che non sempre è conseguibile al meglio dinnanzi a tutti». Concludendo, ha proposto al Parlamento di organizzare un'audizione sulla Dichiarazione di Berlino con la società civile durante il mese di maggio, per contribuire ai lavori del Consiglio europeo del mese successivo.
LA REDAZIONE
Ladysilvia it National Network
Dichiarazioni del Consiglio e della Commissione - Seguito della dichiarazione di Berlino
Dibattito: 28.3.2007
http://www.europarl.europa.eu
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