A fondamento di un Ruolo?

Il problema è istituzionale. Il ruolo di Principe Ereditario impone di essere super partes.- 

Il 27 luglio, sul quotidiano “Libero”, il Principe Emanuele Filiberto di Savoia ha firmato un articolo intitolato "E io sogno una rivoluzione elettorale".

Probabilmente, il titolo è volutamente provocatorio: tutti sanno, infatti, che l’evoluzione è sempre meglio del-la rivoluzione, fenomeno sociale che da sempre peggiora le situazioni e provoca tante vittime innocenti, come, ad esempio, Marita Teresa di Savoia-Carignano, Principessa di Lamballe, assassinata in Francia nel 1792.

Ma il fatto essenziale è un altro. Molti riconoscono, oggi, quello che il Coordinamento Monarchico Italiano (CMI) ripete da ormai ben nove mesi: il problema fondamentale è istituzionale, dunque costituzionale.

Questo fattore fondamentale è chiaro anche al Capo dello Stato, che così si espresse nel corso del suo incontro con i giornalisti della stampa parlamentare in occasione della cerimonia del Ventaglio, svoltosi al Quirinale il 23 luglio:
“Le questioni, quindi, dello stato delle istituzioni, che sono al centro della mia attenzione e anche della mia inquietudine. Mi riferisco sia alle condizioni attuali sia alle esigenze di riforma del quadro istituzionale nei suoi aspetti essenziali: confronto politico e attività legislativa, ricerca di soluzioni e capacità di decisione su temi cruciali per lo sviluppo e per il futuro della nostra comunità nazionale, in rapporto anche alle sollecitazioni e alle sfide di un mondo percorso da intensi cambiamenti e anche da forti tensioni”.
l’ha scritto anche Walter Veltroni sul Corriere della Sera del 24 luglio, affermando chiaramente che non si possono proporre soluzioni economiche e sociali sapendo che il sistema politico non permetterà di realizzar-le. Lo conferma l’Ambasciatore Sergio Romano sullo stesso quotidiano il 29 luglio, aggiungendo:
"Dietro i molti problemi che non riusciamo a risolvere, se non con misure insufficienti e grande ritardo, vi sono il bicameralismo perfetto, l’insabbiamento in Parlamento delle misure governative, gli scarsi poteri del premier, le norme che favoriscono la proliferazione dei gruppi parlamentari e la piaga dei piccoli partiti, per i quali sopravvivere è più importante che governare".

Ma v’è chi non approva. Ad esempio Andrea Fabozzi, su Il Manifesto del 26 luglio, e Piero Sansonetti, su Liberazione, quest'ultimo definendo "gollista" la riforma costituzionale, rivelando così di non aver letto, con tutta probabilità , la costituzione francese del 4 ottobre 1958 (V Repubblica), adottata con il referendum del 28 settembre precedente (85.1% sì, 14.9% no), e il suo aggiornamento del 1962, nè le proposte della sinistra francese per una VI Repubblica.
Il 1 agosto, sul Corriere della Sera, il Presidente del Consiglio Romano Prodi ha affermato: “l’Italia ha bisogno di riforme istituzionali che permettano di decidere”.
Dunque riteniamo che l’intervento del Principe Ereditario non vada al cuore del problema italiano ma ne prenda in considerazione un solo elemento, per di più non fondamentale, perché in ampia misura risultato e non causa dell’attuale situazione istituzionale, non partitica.
Strano anche il fatto che, desiderando pronunciarsi sulla riforma elettorale, non abbia preso una posizione chiara relativamente al referendum, come fece il CMI all’inizio di aprile.
Nell’articolo a firma del figlio del principe di Napoli vengono espresse tante considerazioni e molte critiche ma nessuna proposta concreta di portata adeguata.
Ad esempio, la semplificazione e la modernizzazione dei meccanismi elettorali possono essere senz’altro utili, ma solo dopo aver risolto IL problema, cioè la questione istituzionale.

Anche l’informatizzazione del voto, purtroppo, non è sempre un’alternativa sicura per evitare brogli: si pensi, ad esempio, al voto per corrispondenza che dovrebbe seriamente insegnare.

Si aggiungono, purtroppo, dei riferimenti alla situazione francese del tutto errati.
Infatti, il Principe scrive che il Presidente transalpino "governa il Paese secondo un programma chiaro e semplice, operando senza essere in balìa delle alleanze opportunistiche tra partiti". Non è esatto; come recita l’articolo 5 della Costituzione francese: "Il Presidente della Repubblica garantisce il rispetto della Costituzione. Mediante il suo arbitrato, assicura il regolare funzionamento dei poteri pubblici e la continuità del-lo Stato. È garante della indipendenza nazionale, della integrità del territorio, del rispetto degli accordi del-la Comunità e dei trattati". Insomma, il Presidente non governa e lo confermano l’articolo 20 (“Il Governo determina e dirige la politica nazionale. Dispone dell’amministrazione e delle forze armate”) e l’articolo 21 ("II Primo Ministro dirige l’azione del Governo. È responsabile della difesa nazionale. Assicura l’esecuzione delle leggi. Salve le disposizioni di cui all’art. 13, esercita il potere regolamentare e nomina agli impieghi civili e militari").

Il Principe Emanuele Filiberto di Savoia scrive anche, a proposito del capo dello Stato francese: "Un presi-dente che ha preso l’impegno di presentarsi ogni anno dinanzi l’Assemblea Nazionale (il Parlamento) per chiedere ai deputati se sono soddisfatti del suo operato". In primis, in Francia come in Italia, il Parlamento è bicamerale e possiede anche un Senato, non solo una Camera dei deputati. Inoltre, da sempre, in Francia il Capo dello Stato non può entrare in Parlamento, nè tanto meno rivolgersi alle due assemblee, se non con un messaggio. Nicolas Sarkozy vorrebbe farlo, ma non potrà finchè il Congresso francese, riunito a Versailles, non avrà approvato la riforma costituzionale, per la quale la sua maggioranza (UMP e NC) non ha i voti necessari richiesti dei 3/5 della Camera dei deputati e del Senato. Almeno che venga indetto un referendum e questo gli si riveli favorevole.
La Costituzione francese del 4 ottobre 1958 è il quindicesimo testo fondamentale (o il ventiduesimo se si computano anche i testi che non sono stati applicati) della Francia dopo la Rivoluzione Francese. E’ stata modificata, dopo la sua pubblicazione, dodici volte dal potere costituente, sia dal Parlamento riunito in Congresso, sia direttamente dal popolo mediante referendum.
Peccato per questo “scivolone” sulla norma suprema del sistema giuridico di un grande paese europeo, che custodisce ancora la tomba dell’ultimo Re e delle due ultime Regine d’Italia.

Ricordiamo anche che pure la Francia ha il suo “articolo 139”: è il quinto ed ultimo comma dell’ultimo arti-colo, 89 (che richiama l’anno 1789), titolo XVI, che così recita “La forma repubblicana di governo non può costituire l’oggetto di una revisione”.

Concludiamo con quello che è, forse, l’argomento più importante: ci è sembrato davvero singolare che un Principe Ereditario abbia deciso d’esprimersi su un argomento di questo genere, tipico terreno di confronto partitico, trascurando invece l’aspetto istituzionale; l’unico sul quale, preservando la sua indipendenza dai giochi di partito, sarebbe logico, se proprio lo desiderasse, si esprimesse. Sia chiaro: da cittadino italiano il Principe ha tutto il diritto d’esprimere il suo parere su qualunque questione. Ma quando si aspira ad un ruolo si cerca, come suggerisce il buon senso, di non mettere a repentaglio gli elementi fondanti della credibilità che quel ruolo esige.
Chi aspira al trono italiano non può gettarsi nell’agone partitico. In caso contrario come potrà , domani, svolgere la sua essenziale funzione arbitrale super partes?

Eugenio Armando Dondero
Portavoce
Coordinamento Monarchico Italiano