GIORNATA MONDIALE PER PROMOZIONE AZIONI CONTRO MINE

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Ancora 84 Paesi disseminati di mine su una superficie di circa 200.00 chilometri quadrati, 13 nazioni continuano a produrre ordigni anti-uomo o si riservano il diritto " tra cui Usa, Russia, India, Pakistan, Cina, Vietnam " e in altrettanti luoghi del mondo gruppi armati ribelli ne hanno fatto uso: è questa la situazione internazionale, comunque in leggero miglioramento rispetto al passato, mentre si celebra oggi la prima giornata mondiale per la promozione delle azioni contro le mine indetta dall’Onu. L’obiettivo è di richiamare l’attenzione sul difficile lavoro di bonifica che oggi viene svolto in 37 paesi, dove nel 2004 sono stati sminati complessivamente 135 chilometri quadrati (gli interventi più ampi in Afghanistan e Cambogia), per permettere a chi vive in contesti post-bellici di tornare a una vita normale. In Bosnia, Ciad, Niger e Tailandia la bonifica completa è prevista entro il 2009, ma sembra un traguardo difficile da raggiungere.

Il costo umano è elevatissimo: secondo la Campagna italiana contro le mine, ogni anno rimangono vittime di incidenti dovuti a ordigni inesplosi tra 15.000 e 20.000 civili, mentre è in costante crescita il numero di persone che, a causa di questi incidenti, sono costrette poi a vivere con gravi menomazioni. “La significativa ricorrenza odierna " scrive il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in un messaggio alla Campagna - sottolinea che, nonostante gli importanti risultati raggiunti nell’ultimo decennio, le mine antipersona continuano a provocare ogni anno numerosissime vittime e costituiscono un grave ostacolo allo sviluppo economico e sociale delle popolazioni in numerose regioni del mondo”.

Ad oggi, la Convenzione di Ottawa per la proibizione di uso, produzione, stoccaggio e trasferimenti di mine e per la loro distruzione conta l’adesione di 150 Stati; altri quattro l’hanno firmata ma non ancora ratificata. Mancano ancora all’appello 40 Stati, tra cui Cina, Russia, Stati Uniti, India, Pakistan, Egitto, Israele e Finlandia. [EB]

“Il mondo civilizzato ha già respinto l’uso delle mine anti-persona. Qualsiasi uso indiscriminato di quest’arma barbara da parte chi chiunque, sia che si tratti di governi che di forze ribelli, è inaccettabile e rappresenta una violazione del diritto internazionale”.

Così Sylvie Brigot, direttore della Campagna internazionale per la messa al bando delle mine (Icbl), nella prima giornata mondiale per la promozione delle azioni contro le mine indetta dall’Onu, ha espresso la condanna da parte dell’organizzazione, premiata con il Premio Nobel per la pace, per l’uso degli ordigni anti-persona negli scontri tra militari dell’esercito della Guinea Bissau e i ribelli senegalesi del Movimento delle forze democratiche della Casamance (Mfdc) che, dallo scorso 14 marzo stanno combattendo contro l’esercito guineano lungo il confine con il Senegal.

Secondo le testimonianze raccolte dalla MISNA, decine di soldati governativi sono rimasti vittime delle mine durante l’attacco, ancora in corso, al campo dei ribelli senegalesi. I guerriglieri del Mfdc, inoltre, hanno minato la strada che collega la località di confine di São Domingos, a pochi chilometri dalla frontiera con il Senegal, con Suzana, provocando la morte di almeno 11 civili e tre militari nei primi giorni del conflitto. Non è chiaro se anche l’esercito stia piazzando simili ordigni per delimitare il raggio d’azione dei ribelli, in una zona in cui, dal 1982, anno d’inizio della guerra civile nella Casamance, sono già state disseminate centinaia di mine anti-persona. Almeno 6.000 civili nelle ultime due settimane hanno dovuto abbandonare la zona dei combattimenti che rischia di estendersi nei prossimi giorni fino a Suzana, da dove almeno 1.000 persone sono fuggite alla ricerca di una protezione. [LL]