Il senso della vita e la morte

“Marta dunque disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; e anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà ». Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà ». Marta gli disse: «Lo so che risusciterà , nella risurrezione, nell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà ; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?» (Gv 11: 21-26).

Siamo innamorati della vita e non vogliamo arrenderci all’idea che l’ultimo battito di cuore si porti via per sempre la persona cara: ogni uomo è un universo. Quando questo si spegne si porta via un mondo popolato di ricordi lontani, relazioni dure e delicate, persone che non sono più ma sono i capostipiti della storia della famiglia, battaglie della vita le cui cicatrici hanno scavato solchi amari nella mente. La morte non solo spegne l’esistenza ma si porta via i testimoni di una storia. E noi che restiamo, anche dopo anni, siamo assaliti da sensazioni registrate nel profondo del nostro essere: un particolare sguardo della mamma, la mano del nonno, la voce flebile della nonna, la spavalderia ricca e generosa del giovane figlio, la lunga e paziente agonia di una sorella che, giovanissima, è stata colpita da un male incurabile.
La morte interroga i vivi. Il distacco definitivo di un parente o un amico dovrebbe aiutarci a riflettere sul senso della precarietà della vita. Il percorso umano, breve o lungo, è sempre disseminato da una serie di difficoltà e l’uomo dovrebbe assumere un atteggiamento umile e semplice anche se non timido e spaurito.

Possiamo trovare un conforto?

Il conforto viene dalla speranza e dalla fiducia. La civiltà occidentale, tecnologica ed efficiente, offre solo ragioni per vivere non per morire, dice Ferdinando Camon. La morte è il tabù del secolo. Per accettarla occorre avere delle ragioni per vivere e queste, stranamente, danno un senso anche al morire. Davanti allo squallore della solitudine, all’impotenza dell’assoluto resta la semplicità dell’annuncio evangelico che la morte sarà fagocitata dalla vita. Solo la Vita potrà finalmente dire «basta» al processo di invecchiamento che si conclude con la caduta nel buco nero.

l’Antico e il Nuovo Testamento annunciano che la speranza è in Dio, creatore della vita, nessun potere annientatore potrà arrestare il prorompente processo vitale proveniente da Dio stesso, tramite Gesù Cristo. «Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio non ha la vita» (1 Gv 5:12). «In verità in verità vi dico: l’ora viene anzi è già venuta che i morti udranno la voce del Figlio di Dio; e quelli che l’avranno udita, vivranno» (Gv 5:25). l’apostolo Paolo è convinto che «in Cristo saranno tutti vivificati, ma ciascuno al suo turno: Cristo la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta» (1 Cor 15:22,23). La Bibbia non afferma la sopravvivenza dell’anima, quasi che la morte fosse la porta d'ingresso a una nuova vita, piuttosto annuncia che al sonno della morte seguirà , alla venuta di Gesù, il risveglio, la risurrezione.

Come possiamo essere sicuri?

Il Signore non ci chiede di fare un salto nel buio con gli occhi bendati, ma tramite la certezza della risurrezione di Cristo ci fa capire che egli ci ha preceduto e che alla fine del nostro percorso umano e terreno, alla sua venuta, Gesù accoglierà coloro che hanno avuto fiducia in lui.

Alla perfezione si giungerà tutti insieme: «Perchè Dio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, in modo che loro non giungessero alla perfezione senza di noi» (Eb 11:40). «Cristo morì... fu seppellito... è stato risuscitato il terzo giorno... apparve a Cefa e poi ai dodici e poi a più di cinquecento fratelli in una volta» (1 Cor 15:3-8). A chi dubitava della risurrezione Paolo dice che chi ha creduto in Dio per questa vita soltanto è il più miserabile degli uomini perché vive senza speranza, poi afferma «ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti» (1 Cor 15:20). Gesù è l’amico che ha aperto una strada buia e spaventosa; alla fine del percorso, al momento opportuno, egli accoglierà coloro che hanno creduto e non saranno più soli.

l’apostolo Giovanni nel libro dell’Apocalisse presenta Gesù come il primo e l’ultimo, l’alfa e l’omega, e scrive la testimonianza ricevuta da lui con queste parole: «Non temere, io sono il primo e l’ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli e tengo le chiavi della morte e del soggiorno dei morti» (Apocalisse 1:17,18).

Gesù è un amico! Fa piacere sapere che le chiavi per aprire le fredde e squallide tombe dei cimiteri di tutto il mondo sono nelle sue mani. A lui, oggi, è possibile affidarsi con piena fiducia, se lo si vuole. Tratto dall’opuscolo “Quando la vita si spegne” di Giuseppe Marrazzo.

a cura di Francesco Zenzale
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