Roma: Governo; Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, si è recato in visita ufficiale a Tirana, in Albania.
Il programma ha previsto un colloquio ristretto con il Primo Ministro albanese, Sali Berisha, e la firma di un Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Albania, aggiuntivo alla Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957 ed alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, ed inteso a facilitarne l’applicazione.
Il Presidente ha poi partecipato all’Assemblea parlamentare pronunciando un discorso sulla “Prospettiva europea dei Balcani Occidentali e ruolo dell’Albania”.
Intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, al Parlamento albanese
3 Dicembre 2007
On.le Presidente del Parlamento,
On.le Primo Ministro,
On. Ministri,
On. Deputati,
Rappresentanti del Corpo Diplomatico,
Signore e Signori,
Amiche e amici albanesi,
sono molto lieto di rivolgermi a questa Assise prestigiosa. Grazie per avermene dato l’opportunità . E’con emozione che torno oggi in Albania, un Paese che da cittadino italiano ed europeo ho sempre sentito molto vicino.
L’Italia ha una affinità speciale con tutta la regione balcanica. Una vicinanza spirituale e sentimentale che la geografia da sola non sa spiegare. Ma con l’Albania c’è qualcosa di ancor più particolare, un legame unico e forte, che sospetto abbia qualcosa a che fare con la nostra natura mediterranea.
L’Albania non è solo balcanica. E’ anche un paese mediterraneo. D’altra parte Scanderberg sceglieva di costruire le proprie fortezze vicino al mare invece che sulle montagne come facevano altri signori balcanici del suo tempo. E questo la dice lunga sulla natura dell’animo albanese. Solare, cosmopolita, rispettoso dell’altro e attento alle diversità .
Quando in occasioni di incontro analoghe a queste si parla di affinità storiche e culturali, clichè e banalizzazioni sono sempre in agguato. Ma oggi so di non correre questo rischio. Perchè l’intera esistenza dei nostri due paesi è fatta di storie vissute insieme, di culture che si sono sempre incontrate e compenetrate. Fin dall’antichità . Molti secoli prima che il vessillo dell’aquila nera bifronte su fondo rosso diventasse bandiera nazionale albanese. Le meraviglie archeologiche di Butrint, le mura veneziane di Scutari, i villaggi arbaresh nel nostro Meridione e la fisionomia urbana di questa capitale sono segni di una vicinanza che prescinde dal tempo e dalla politica. Perchè quella fra Italia e Albania è soprattutto amicizia di popoli.
Il tema di oggi " l’integrazione europea dei Balcani occidentali " è assai caro all’Italia, e costituisce una costante della sua azione in Europa. D’altra parte è naturale che sia così. Perchè sappiamo bene che il corso della Storia non si cambia e perché noi italiani capiamo meglio di altri quanto un ancoraggio definitivo all’Europa sia fondamentale per l’intera regione.
So che la domanda d’Europa è fortissima da queste parti. Basta guardarsi attorno per rendersene conto. Basta osservare le città , parlare con i giovani. E’ quindi fondamentale che questo desiderio d’Europa non sia frustrato. Che non resti ostaggio di politiche di breve respiro incapaci di collocare le relazioni tra l’Unione Europea e i Balcani occidentali nella giusta prospettiva storica e culturale.
La sfida di oggi è proprio questa: tradurre subito in pratica, in azioni concrete, gli impegni che tutti ci siamo assunti a Salonicco quattro anni fa. Non deludere le aspettative di quanti, nei risultati di quel Vertice, videro giustamente l’inizio di una relazione contrattuale più profonda tra Bruxelles e i paesi balcanici, che non lasciava più dubbi sul suo epilogo.
Bruxelles deve rendere quindi tangibile, da subito, la prospettiva europea, e porre le premesse per il suo coronamento nel più breve tempo possibile. In modo che la gente comune possa coglierne immediatamente i benefici, in termini di stabilità , prosperità , libertà di movimento e circolazione.
I paesi balcanici, dal canto loro, devono continuare a modernizzare e riformare. Tener fede anche loro alla parola data e agli impegni assunti. I tempi del processo dipenderanno anzi in larga misura dal ritmo di questi cambiamenti.
Alcuni analisti politici hanno acutamente evidenziato i rischi di una relazione tra Europa e Balcani occidentali basata su un doppio malinteso: quello di un’Europa che promette integrazione senza darla; e di una regione che promette riforme senza farle. E’ nostro dovere lavorare responsabilmente per fugare ogni equivoco in materia.
Come può l’Italia aiutare questo processo, renderlo irreversibile e accelerarlo?
La risposta è semplice: continuando a fare quello che ha sempre fatto in questi anni. Farsi cioè paladina della “causa balcanica” presso le cancellerie europee e le istituzioni comunitarie. Inutile aggiungere che per poter svolgere questo compito in maniera efficace ci occorrono elementi concreti da far valere a sostegno delle nostre ragioni.
Noi sappiamo bene che la definitiva pacificazione della regione e il conseguimento in ogni sua parte di standard di benessere adeguati dipendono dalla prospettiva europea. E sappiamo anche che se i Balcani saranno più stabili, prosperi e sicuri sarà più stabile, prospero e sicuro anche il resto del continente.
E’ questo il messaggio fondamentale per le opinioni pubbliche europee, in un momento in cui, è bene ricordarlo, c’è la tendenza di alcuni paesi dell’Unione a ripiegarsi su se stessi e a disconoscere i successi - innegabili - della politica dell’allargamento.
E su un punto vorrei essere chiaro a questo proposito: l’allargamento ai Balcani occidentali è il completamento naturale di quelli dell’Europa centro-orientale del 2004-2007. Non è un nuovo allargamento ed è per questo prioritario rispetto ad altri impegni assunti dall’Unione.
Dissi proprio in questo Parlamento, cinque anni fa, da Presidente della Commissione europea, che l’integrazione europea non sarà completata fin quando i paesi dei Balcani occidentali non saranno diventati membri dell’Unione. Lo ribadisco con ancora maggior convinzione oggi da Presidente del Consiglio italiano.
L’Italia continuerà a fare la propria parte, anche sul piano bilaterale, per accelerare questo processo. Con iniziative in grado di contribuire alle modernizzazioni e alle riforme propedeutiche alla realizzazione della prospettiva europea.
Ci adoperiamo da anni in favore della regione, con un approccio integrato e globale, che abbraccia ogni campo d’azione. Al contribuito offerto dai nostri contingenti militari e di polizia nei teatri di crisi si è sempre aggiunta l’attività a sostegno delle istituzioni, delle economie e delle popolazioni. Un autentico sforzo collettivo del nostro paese, che valorizza le società civili e le amministrazioni a ogni livello, inclusi gli enti locali, a partire dalle regioni.
Vediamo ora cosa deve fare la regione balcanica per continuare a progredire verso Bruxelles.
Se è vero che la prospettiva europea si risolve nel binomio Europa/Riforme, la risposta a questa domanda è molto semplice: riforme, riforme e ancora riforme”¦
Nell’ultimo decennio è stato fatto molto e non vi è dubbio che oggi i Balcani siano migliori di ieri: più stabili, più moderni e più prosperi. Ma molto resta da fare.
Per quanto riguarda l’Albania le priorità sono note: riforma del settore giudiziario, lotta ai fenomeni criminali, un sistema elettorale moderno. Soprattutto bisognerà dimostrare a chi ancora ne dubita che il paese sa tener fede agli impegni presi e sa assumersi le proprie responsabilità .
Vorrei a tale riguardo rendere merito a questa Assemblea per aver prontamente ratificato l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione con l’Unione Europea del giugno 2006.
Bisogna quindi continuare a lavorare sodo, a rispondere con i fatti agli scettici. Bisognerà soprattutto disinnescare nuove possibili crisi regionali. Noi abbiamo molto lavorato perché la regione giungesse al punto in cui si trova. Più di altri saremmo perciò amareggiati in caso di passi indietro.
Il pensiero va agli ultimi avvenimenti in Kosovo e in Bosnia. L’Europa, è inutile dirlo, ha una grande responsabilità nel far sì che entrambe queste ferite degli anni Novanta possano rimarginarsi definitivamente. Ma una responsabilità ancora maggiore ce l’hanno i governi e i popoli interessati.
A loro vorrei dire che la stella polare deve restare quella dei più alti valori europei: pace, democrazia, rispetto dell’altro e delle minoranze. A loro vorrei dire che i confini interni di oggi sono destinati comunque a scomparire dentro il grande spazio europeo. Spero anzi che ciò possa avvenire presto, nel più breve tempo possibile.
Un ultimo cenno al Kosovo. Sarà un banco di prova decisivo, per l’Europa e per tutti i Balcani. La parola d’ordine è coesione: nel senso che mai come adesso è essenziale che l’Europa e la regione procedano di pari passo.
Noi stiamo lavorando molto perché l’Unione europea si faccia trovare pronta nelle prossime settimane, quando bisognerà decidere, uniti, sul da farsi.
Lavoriamo insieme a questa prospettiva. Dimostriamo che l’Albania e i Balcani fanno già parte a pieno titolo della grande famiglia europea.
Non so se l’Albania sia un paese creato per ospitare creature titaniche, come racconta Ismail Kadarè. Di certo è un paese dove ci si sente bene, dove per un attimo, misteriosamente, ci si può illudere di essere qualcosa di più di un comune mortale.
L’Europa oggi ha bisogno anche di questo. Ha bisogno di essere nutrita dall’entusiasmo e dalla voglia di vivere di tutti i suoi popoli. Di ritrovare attraverso di essi un po’ della propria dimensione mitologica, epica e fantastica.
Grazie.
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