ALFONSO GATTO poeta Campano dimenticato

FOTOGRAFIE DI GIOVANNI GIOVANNETTI Nato a Salerno il 17 luglio 1909 da Giuseppe e da Erminia Albirosa, da un’antica famiglia di piccoli armatori e marinai tra Reggio e Messina quella paterna, borbonica illuminata quella materna

La tendenza più significativa della Poesia del Novecento è quella indicata con il nome di "poesia pura" o anche "poesia ermetica". Si tratta cioè di una poesia che vuole essere più racchiusa in sè stessa che comunicazione con gli altri: è una poesia in polemica con la Tradizione, in rotta con l’eloquenza e il tono altro, il gusto oratorio e l’effusione sentimentale, la scrittura casalinga dei Crepuscolari, la vacuità dei Futuristi, l’edonismo della "prosa d'arte" ma soprattutto in rotta con sentimenti resi banali dalla consuetudine.

l’ermetismo è Simbolismo cioè il senso dell’inconscio, dell’irrazionale, il peso della umana solitudine.

La poesia dell’Ermetismo è un breve respiro, i loro riferimenti (degli ermetici) sono Giacomo Leopardi ma soprattutto Baudaleire e Poe.

La negazione della tradizione, nei Simbolisti ed Ermetici, non è una moda ma coraggiosa sincerità , una ricerca di stile, una ricerca di una nuova classicità , di un linguaggio volto a rendere l’Essenza, scarno della lusinga oratoria, scevro dalla retorica.

l’Ispirazione della "nuova poesia" non è la musicalità , facile retaggio della vecchia lirica di scuola, ma un linguaggio libero da elementi intellettualoidi ma controllato dalla Intelligenza, così che, Intelletto e Poesia possano fondersi in un tutt'uno, non in contrasto ma in armonia creativa. Questa "nuova poesia" che si annuncia in Dino Campana, si incarna anche in Salvatore Quasimodo e in Alfonso GATTO, nato a Salerno nel 1909, deceduto prematuramente nel 1976 per un incidente stradale.

Poco preso in considerazione dalle grandi firme della Critica letteraria, Alfonso Gatto rappresenta questo filone simbolista e ermetico con venature tutte particolari, con una poetica tutta speciale, con una sua impronta specifica che nasce dal suo intelletto di italiano, ancora prima che salernitano.

Si iscrisse alla Università , ma non concluse gli studi per darsi a mestieri vari, sino a giungere a quello di giornalista, che fu quello definitivo. Di quel periodo, poco felice per le condizioni economiche, è il suo primo lavoro "ISOLA" del 1932, una composizione mista di poemetti e versi in prosa che evidenziava una situazione dello spirito.

Lo scritto venne stampato dalla storica tipografia "PERGOLA" di Avellino.

Quello che meravigliava i Critici di Alfonso Gatto era la sua maturità sin nei primi scritti, già contraddistinti da una pienezza di melodia, che sarà lo specifico della sua arte e il suo grande pregio. Secondo Ferrata, critico letterario, Gatto univa la tradizione poetica con il surrealismo e il fantastico; e una vena di fantastico si coglie nella poesia "NOTTE", dove è da percepire una assonanza con la poesia di Quasimodo e più lontanamente anche con Eugenio Montale.

Del 1933 sono invece i premi di "MORTO AI PAESI" dove il personaggio è il poeta stesso.

Nel 1938 il poeta salernitano è a Firenze dove con Pratolini fu redattore del giornale "Campo di Marte" in un clima di incertezze dovute ai conflitti europei, alla Grande Guerra. Da lì passa a Milano, ove fu antifascista più che per idologia, per il sentimento umano di mancanza di libertà poetica, di angoscia dei fatti, di un equilibrio spezzato, dato che si era sempre mantenuto estraneo sino ad allora ai temi della politica, immerso nei temi della poesia intima.

Gatto andava delineando uno stile tutto personale che si distingueva nell’ermetismo stesso.

Nel 1941 scrive "LE NUOVE POESIE" a cui segue OSTERIA FLEGREA del 1954 e LA STORIA DELLE VITTIME del 1943.

Parlavamo di Fantastico in Gatto e taluni temi di questo Genere, lì troviamo nel "LA SPOSA BAMBINA" e in "CARLO MAGNO NELLA GROTTA", libri di prosa ma con un pregio da saggio; esiste un realismo in altri scritti come "FUMMO l’ERBA", una difesa della generazione sua. Alfonso Gatto scrisse dei racconti come "LE ORE PICCOLE" e fu anche un pittore e dalla sua attività di artista della tempera, ricavò altre poesie, le RIME DI VIAGGIO IN UNA TERRA DIPINTA, un libro di cento poesie sulla base di altrettante tempere, un fantastico Buzzattiano, esistenziale. Vanno ricordate alcune poesie nelle quali ritorna il motivo della povertà , motivo giovanile, della sua gioventù a Salerno, in Campania, anche se per qualche poesia torna sui temi ideologici e cari alla Storia, come quella lirica su Hiroshima, dal titolo "Il 6 Agosto".

La morte lo coglierà a Capalbio in un incidente stradale del 1976; stava completando alcune Poesie delle quali vanno ricordate "IL GUARDIANO DEL FARO" nelle quali è sempre presente il tema della "vitalità della morte", argomento tipico del Poeta, che tratta vita e morte come in una risoluzione dialettica hegeliana, l’una di fronte all’altra, in un superamento antitetico che deve portare ad una sintesi. Oggi ricordiamo Alfonso GATTO al pari di come è giusto ricordare altri poeti al pari suo, come il siciliano Salvatore Quasimodo, Sandro Penna di Perugia, Mario Luzi di Firenze, Leonardo Sinisgalli e ai più celebrati Montale e Ungaretti. Alla città natale di Alfonso Gatto, Salerno, il dovere di ricordarlo in maniera più incisiva.

Duilio Pacifico