LEgittologo dilettante Antonio Crasto prosegue nella divulgazione delle sue teorie, pubblicate nel saggio sullantico Egitto HASSALEH – LOCCHIO DI HORUS Manetone aveva ragione!
Dopo aver portato la sua interessante conferenza in varie città dItalia egli ha ripreso di recente lopera di informazione nella sua regione, la Sardegna. Non è facile interessare allantico Egitto i sardi, così presi dalla loro grande civiltà nuragica e spesso coinvolti nelle diatribe sul popolo dei Shardana.
Bisogna dire però che i Sardi, se stimolati da conferenze ad alto livello, rispondono con entusiasmo, dimostrando che focalizzarsi sulle proprie origini è quanto meno riduttivo.
Il libro è stato recensito dalla rivista Hera (vecchia gestione), che lo ha definito come uno dei più bei saggi sullEgitto degli ultimi tempi. Veniva specificato, fra laltro, che lautore, appassionato di storia delle civiltà antiche e accanito lettore di testi sullAntico Egitto, aveva raccolto i frutti dei suoi lunghi studi, effettuando alcune scoperte scientifiche sulla civiltà egizia e rivedendo la cronologia delle prime 18 dinastie attraverso una rivalutazione degli scritti di Manetone.
Grazie alle sue conoscenze matematiche, lautore ha affrontato, senza alcun pregiudizio, quello che a suo dire sembra essere il più grande mistero della civiltà dei faraoni, la cronologia delle dinastie egizie. Nel corso dellultimo secolo gli Egittologi avevano cambiato troppo spesso idea sulla data dinizio della civiltà faraonica e, di conseguenza, sulle durate delle singole dinastie. Inizialmente erano state proposte cronologie generalmente lunghe, quindi alla luce di nuove ipotesi si era passati a cronologie corte o cortissime, che in pratica spostavano linizio delletà faraonica dal 5000 al 3000 a.C.
Questa indeterminazione è sostanzialmente dovuta alla mancanza di date di riferimento e allabitudine degli Egizi di datare gli anni secondo la progressione di regno dei vari faraoni. I pochi annali pervenuti e le testimonianze archeologiche non consentono però di stabilire con certezza le durate dei singoli regni, per cui gli studiosi hanno potuto adattarle in modo soggettivo alle durate delle dinastie da loro ipotizzate.
Una datazione assoluta è stata ricavata grazie ad alcune segnalazioni del giorno del calendario civile egizio in cui si verificò la levata eliaca di Sirio (prima comparsa annuale della stella con una ciclicità di 365,25 giorni). Senza entrare in merito alla problematica, ben sviluppata nel libro, possiamo sintetizzare dicendo che gli Egittologi hanno ipotizzato che il calendario religioso egizio di 365,25 giorni, legato alla stella Sirio, sia stato inaugurato in coincidenza di un capodanno del calendario civile egizio (12 mesi di 30 giorni più 5 giorni aggiuntivi).
In considerazione che i due calendari ritornavano in fase ogni 1460 anni, la testimonianza della coincidenza dellevento astronomico col capodanno nel 139 d.C. ha quindi portato gli Egittologi a ritenere che il calendario religioso sia stato inaugurato intorno al 4240 o al 2780 a.C .
Sulla base di una tavoletta di Djer, 3° faraone della I dinastia, nella quale sembrava intuirsi una commemorazione del calendario religioso egizio, gli Egittologi hanno infine ritenuto che linizio delletà faraonica dovesse essere di poco anteriore a una di queste date.
Inizialmente lattenzione fu concentrata verso il 4240 a.C., mentre oggi si tende a pensare alla fine del 3° millennio a.C., ipotizzando che Djer abbia solamente scoperto la ciclicità di Sirio e che il calendario religioso sia stato inaugurato in realtà qualche secolo dopo.
Crasto non è daccordo con queste ipotesi e ha cercato con accanimento unaltra soluzione. Ha verificato che intorno al 3750 a.C. si verificò la coincidenza della levata eliaca di Sirio col solstizio destate e ha ipotizzato che il calendario religioso egizio sia stato inaugurato proprio il giorno di questa particolarissima ed eccezionale coincidenza astronomica.
La lunga trattazione matematica ha indicato una probabile soluzione che vede linaugurazione del calendario religioso nel 3761 a.C e linizio del calendario civile egizio nel 4626 a.C., in corrispondenza dellequinozio dautunno.
Limportante scoperta scientifica sembra avallata in modo clamoroso dal fatto che il 3761 a.C. è una data storicamente importante per gli Ebrei. Secondo una certa tradizione, questa sarebbe lanno della creazione ed essa viene considerata ancora oggi lorigine dellEra ebraica. Sembra dunque molto probabile che gli Ebrei abbiano appreso limportanza del 3761 a.C. durante la loro lunga permanenza in Egitto e abbiano trasformato questa data nellinizio della loro Era.
Alla luce di questa scoperta, Crasto ha intrapreso il difficile compito di verificare se la cronologia tramandataci dallunico storico egizio, il sacerdote tolemaico Manetone, potesse rispecchiare un inizio delletà faraonica allincirca un secolo prima del 3761 a.C. Lautore ha così trovato delle possibili e facili correzioni alla cronologia di Manetone, quella pervenutaci tramite gli scritti dello storico cristiano Sesto Giulio Africano, e ha proposto una nuova cronologia lunga, che, oltre a giustificare alcuni dei punti salienti della storia egizia (fine della II dinastia e fine dellAntico Regno), sembra essere in ottimo accordo con le datazioni assolute ottenute col metodo del C-14.
Lautore non si limita a uno studio della cronologia. Egli analizza in modo approfondito le testimonianze storiche e mitologiche relative allorigine della civiltà egizia, fornendone una spiegazione decisamente originale. Molto interessante una sua interpretazione dello Zodiaco Circolare di Dendera, nel quale egli legge la storia dellumanità, da una possibile civiltà globale del Paleolitico Superiore alla civiltà predinastica e dinastica sviluppatasi in Egitto.
Linteresse del lettore diventa però massimo durante la lettura dellultima parte del saggio, quando lautore entra nel merito della religione egizia, considera la motivazione religiosa delle piramidi e analizza la possibile correlazione fra piramidi e stelle.
Secondo Crasto alcuni misteri della civiltà egizia trovano una risposta considerando unevoluzione catastrofica delle fine dellEra Glaciale. La religiosità del popolo del Nilo sarebbe stata influenzata da vari "diluvi” che avrebbero quasi annientato la loro civiltà. Da questi eventi sarebbero nati alcuni aspetti religiosi legati allarmonia cosmica, espressa dalla dea della giustizia e della verità, Maat.
Gli Egizi erano consapevoli che una possibile distruzione della Terra e dellumanità poteva arrivare dal cielo, a causa di eventi naturali o per castigo divino, per cui impegnarono il loro sovrano al rispetto di Maat, così che gli dèi non potessero avere alcun motivo per castigare lEgitto. A seguito di alcune catastrofi, che si sarebbero verificate durante le prime due dinastie, i sacerdoti egizi avrebbero preso in considerazione la necessità di rendere omaggio agli dèi edificando le piramidi, con le quali si sarebbe messo in relazione il popolo egizio, tramite il suo sovrano, col dio Creatore. I due concetti sarebbero stati espressi dai due numeri sacri, il 3, la trinità del Creatore, e il 4, la sua creatura realizzata secondo i quattro punti cardinali.
Gli egizi chiesero ai loro sovrani di comportarsi secondo Maat, ma soprattutto di perorare le sorti dellEgitto durante la loro vita celeste. Venne così ipotizzata una loro rinascita dopo settanta giorni dalla morte (quelli necessari alla loro mummificazione), a condizione che la sua anima avesse superato la prova della pesatura. Essa sarebbe stata confrontata con la piuma di Maat e sarebbe risorta solamente nel caso in cui fosse risultata più leggera della piuma, si fosse dimostrata cioè priva del peso dei peccati.
Lautore conclude il suo affascinate studio sulla civiltà egizia considerando una possibile rappresentazione celeste del Mito di Osiride e una sua corrispondenza nel deserto occidentale del Basso Egitto, in cui ogni piramide dei sovrani avrebbe rappresentato una particolare stella delle costellazioni in cui il mito di Osiride era stato disegnato. Se, come dice lautore, il lettore avrà la costanza di arrivare alla fine del libro, egli sarà rapito dalla religione egizia, dallaltissima conoscenza astronomica dei sacerdoti e dallinsuperabile maestria dimostrata nelle loro costruzioni. Troverà quindi una risposta alla domanda, che sicuramente si era posto, sul significato della copertina del libro. Senza entrare in merito alla risposta, possiamo anticipare che per Crasto stelle, miti, occhio di Horus e piramidi possono essere considerati le fondamenta della complicata e intrigante religione egizia.
Lautore ha pubblicato un dettagliato sunto del libro sul suo sito: www.ugiat-antoniocrasto.it , nel quale sono leggibili anche vari articoli di approfondimento.
Ugiat 8/1/2010
ISBN 978-88-95433-00-4
Prezzo del libro 20 € + 2 € per spese postali
Ultimi Articoli
Strapazzami di coccole Topo Gigio il Musical: una fiaba che parla al cuore
Goldoni al Teatro San Babila di Milano con La Locandiera
Ceresio in Giallo chiude con 637 opere: giallo, thriller e noir dall'Italia all'estero
Milano celebra Leonardo — al Castello Sforzesco tre iniziative speciali per le Olimpiadi 2026
Trasporto ferroviario lombardo: 780.000 corse e 205 milioni di passeggeri nel 2025
Piazza Missori accoglie la Tenda Gialla – Tre giorni di volontariato under zero con i Ministri di Scientology
Neve in pianura tra venerdì 23 e domenica 25 gennaio — cosa è realmente atteso al Nord Italia
Se ne va Valentino, l'ultimo imperatore della moda mondiale
La mortalità per cancro cala in Europa – tassi in diminuzione nel 2026, ma persistono disparità