La vita è come un pianoforte.
Tasti bianchi e tasti neri.
Dagli esordi della coscienza ci si adopera per allargare gli orizzonti,aggiungendo un tasto ad ogni scoperta,ad ogni acquisizione,ad ogni comprensione(..tasti bianchi...)...ad ogni dolore,ad ogni delusione,ad ogni sconfitta(...tasti neri...).Fino ad ottenere una dotazione di “ottave“,un’estensione di suoni sufficiente per ricavarne la propria melodia.
Il viaggio è il “metronomo“ che ne scandisce il tempo.
Poi,scocca l’ora in cui l’utilità marginale di un singolo,ulteriore tasto è irrilevante. Si ha tutto quello che occorre. Dieci,cento,mille tasti in più non fanno la differenza,non cambiano la sostanza. Giunge il momento dell’atto creativo(..la fase di spinta...quella vera,reale...non può durare una vita..).Cessa la sterile accumulazione di fatti,situazioni,esperienze in gomitoli di memoria da accantonare,stivare in magazzini interiori già colmi. Lì cessa lo strepitìo di passi protesi ad esplorare.
E’ il momento di ascoltare...le proprie mani...sul pianoforte...a strapparne note quintessenziali e rivelatrici del proprio disegno,del proprio destino.
Mi piace immaginare che Reinhold Messner abbia potuto ingannare il destino per anni perché aveva tanti“ottomila“da scalare. Poi s’è fermato. Ed in uno scenario spirituale e psicologico in tutto e per tutto identico all’indomani della prima trionfante ascesa,si è ritirato nella sua casa-eremo ed avrà provato....a comporre la sua musica.
Altri non hanno fatto in tempo. Come Patrick de Gayardon.
C’è chi è ancora intento a girare il mondo in senso figurativo e fisico. Ognuno ha i suoi tempi. Chi spazia fra i continenti. Chi colleziona capitali europee. Qualcuno non ha ancora scoperto quanto è eccitante“accogliere“il mondo,rubargli l’anima nelle parole di qualcuno,negli occhi di qualcuno,nelle persone del mondo,nei luoghi visti anche in cartolina...fino a sentirli propri al pari e più di chi li attraversa distrattamente,attenti al contachilometri,senza l’intento di respirarli.
Qualcuno colleziona matrimoni e figli.
C’è chi progetta di cambiare vita sperando in una miglior sorte. Chi cambia lavoro,faccia,città.
Ma per ognuno di loro il momento viene sempre.
Prima o poi dovranno cimentarsi nell’atto creativo e raccontarsi e raccontare la propria storia.
E’ quello il tempo per sviluppare segreti per camminare sulla ragnatela,
per vivere sulle ciglia di un Dio che non muore.
Per innamorarsi e appassionarsi ancora.
Per avere una discendenza dopo la morte.
E’ il tempo di abitare,una volta per tutte,nel proprio volto e nella propria voce.
E come balsamo scende giù,fino all’anima,la persuasione che si è finalmente a casa,davanti alla tastiera che si è faticosamente costruita da una vita,e che...occorre solo suonarla. Non ci sono più obiettivi e progetti fuori di sè.
Ogni affanno è riposto...
ROSARIO TISO
*I contenuti dell’opera non possono essere riprodotti senza l’autorizzazione dell’autore.
**Tratto dal libro “Appunti di Viaggio“ di Rosario Tiso pubblicato su www.lulu.com.
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