La sofferenza

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Quando sono in preda alla sofferenza,
cerco di rompere l’assedio
ed allentare la stretta del dolore...
scrivendo.

E’ come perpetrare un’estremo tentativo di truccare il destino per ricavare dal male un qualche vantaggio.
Una sorta di alchimia psicologica che richiama la pietra filosofale,il sogno dell’elisir di lunga vita,la trasmutazione dei metalli in oro.

Nella retorica sulla vita,l’immagine della maturità distillata dalle avversità resta un mito.
Ritengo sia un geniale espediente per rendere sorbibile l’amarezza che dilaga in ogni esistenza.
Infatti i morsi del dolore non cedono neppure nel bel mezzo di un ricamo verbale e non ci si sfama di parole.
La vita resta una cosa dura,una montagna da scalare con oscuri precipizi a minacciare i nostri passi...per quanto si voglia edulcorarne l’immagine infarcendola di luoghi comuni improntati alle ipotetiche possibilità della speranza,della bellezza,della felicità.

Forse...niente di tutto questo esiste(se non nello “status“ alterato e gratuito della fede...)ed occorre “inventarlo“ per dare respiro e luce ai propri passi.

Per questo,nei momenti di “illogica“ allegria che pure la vita ci concede,bisogna fare incetta di “stelle“ e riempirsene le tasche...per disseminarle poi sul nostro cammino nei momenti di buio e puntellare così il nostro cuore spaurito e cedevole di fronte alle incertezze future.

La sofferenza è il regno della solitudine.
Nessuno può consolarci,nessuno può aiutarci,nessuno può capirci.
E’...per eccellenza...lo stato di abbandono assoluto,la condizione di Cristo reietto,di Maria ai piedi della croce,del condannato nel braccio della morte,del malato terminale prima di esalare l’ultimo respiro.
Anche qui...un mare di retorica circonda la nostra isola.

Nessuno ascolta veramente il sofferente,nessuno condivide veramente il suo fardello.
Tutti sono alle prese con le sferzate della propria disperazione e prestano alla vita solo una maschera,quella che più si intona ai colori del momento.

ROSARIO TISO

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