Firenze: ADUC MediCare? a cura di Giuseppe Parisi su Ladysilvia; Il giorno 3 Maggio il quotidiano l’Osservatore Romano intitolava: “Chi dice male del Vaticano, è terrorista“. è singolare l’uso di questa terminologia, molto familiare a certi Presidenti che del terrorismo ne hanno fatto personalissima lotta politica. Ancor di più singolare è che venga usata, da una istituzione religiosa.
Ma si tratta proprio di una istituzione religiosa?
Questo momento storico e politico è costellato dalla Chiesa Cattolica Romana con la sua attuale, continua, oppressiva, pressante, aberrante ingerenza dei suoi dogmi negli affari laici dello Stato italiano su quasi tutto, in particolare sui temi delicati della bioetica, sulla eutanasia, il testamento biologico, sui Pacs, i Dico, sulla famiglia, sulla ricerca scientifico-medica. Nel propulsivo e schiacciante tentativo di assaltare -per scardinare- addirittura le leggi dello Stato italiano, quale per esempio l’aborto, ci preme richiamare tutti al senso di una civiltà laica e alla personale autodeterminazione .
Abbiamo deciso di non parlare dei fatti attuali, chè si commentano da soli, ma di offrire ai giovani di oggi, sempre più disorientati e distratti da una moltitudine di problemi, qualche frammento di storia, un pò di passato che apra orizzonti nuovi e che permetta di comprendere meglio il periodo attuale. Un viaggio virtuale nella memoria celata, nelle meraviglie di una città che sviscera emozioni; testimonianza degli obbrobri del passato, del pericoloso attuale e di un futuro non auspicabile per la istituzione politica millenaria: il Vaticano.
Una gita a Roma, per chi a Roma non vive, non è una grande impresa.
Situata nel bel mezzo della penisola, si raggiunge con estrema facilità , a quasi ogni età .
Ero ancora minorenne quando la conobbi, restandone folgorato per l’enormità dei suoi monumenti, la mole dell’arte posseduta, la storia che incarnava.
A Roma, prima o poi, tutti ci andranno.
Chiunque, anche per il solo espletamento di un concorso, passerà da Roma.
Spesso è la stazione Termini il primo “quadretto“ romano ad essere incontrato dall’occhio del visitatore, soprattutto se di età giovanile . Nel corso degli ultimi due decenni, la struttura di questa stazione ferroviaria, ha cambiato faccia, rifatto il look diverse volte, fino a raggiungere una bellezza tale -quella odierna- da non sembrare una stazione ferroviaria.
Le cose da vedere a Roma sono talmente tante che ci vorrebbe una intera enciclopedia turistica per poterle descrivere.
Personalmente -minorenne- ebbi ad inseguire due fatti che già allora erano turbolenti nella mia mente: Michelangelo Merisi detto il Caravaggio e Giordano Bruno. Il primo, il Caravaggio, per il suo passato -pur se fugace- in Sicilia, ma in verità per altro che vedremo. Il secondo per avermi fatto incarnare, sin dalla più tenera età , gli ideali assoluti della Libertà .
Così, nemmeno sedicenne, “fregando“ mamma e papà con la scusa di una gita scolastica, ci ritrovammo una freddissima mattina di febbraio, io ed un mio caro amico d'infanzia, in quella Termini, così diversa da come è oggi. Poco più che adolescenti, non sapevamo praticamente nulla su dove incamminarci e cosa fare. Volta dopo volta, passo dopo passo, in altre occasioni prendemmo tale confidenza con la città che era divenuta la nostra seconda città .
Roma è talmente così ricca di arte che qualsiasi luogo del mondo avrebbe fatto la propria fortuna se solo avesse avuto, ad esempio, i soli sei capolavori (gratuiti) (non considero quelli presenti in gallerie e musei) del Caravaggio, che custodisce come Cappelle da chiesa!
Invece a Roma è tutto normale. Nulla fa caso, direbbe Marcel Proust.
Le tele del maestro che si trovano in città sono sei, sarebbero dovute essere sette se non fosse stato per la barbarie ecclesiastica.
Ci arriveremo per tempo.
Caravaggio e Giordano Bruno sono legati da un filo conduttore che mi colpiva tormentandomi durante la mia adolescenza: la violenza, le torture fisiche e l’inesorabile condizione umana.
All’inseguimento del Caravaggio. A piedi seguimmo un tracciato indicatoci da un vigile esperto in storia dell’arte, come ce ne sono tanti a Roma, e che parlano anche in fluente inglese…, arrivammo a piazza del Popolo. Il nome non ci piaceva, ma proprio alla sua porta vedemmo una imponente basilica, la Chiesa di Santa Maria del Popolo. Questa Chiesa, che osservammo con occhi da profani, poi prese contorni diversi. Ad esempio imparammo che era stata costruita nel 1099 per sconfiggere l’anima inquieta di Nerone ( Imperatore di Roma), che vagava proprio da quelle parti (la tomba di famiglia è nei pressi) , almeno così narrava una leggenda. Lo sguardo su questa basilica è emozionante, fa perdere l’orientamento in termini di quantità di opere: Raffaello, Bernini, del Piombo, Bramante ed altri ed altri ancora. Adolescenti, mirammo dritti al Caravaggio. Lo trovammo alla sinistra, due capolavori messi lì gratuiti per tutto il mondo! Era una meraviglia, che comprendevamo solo a metà .
Roma è anche questa, capolavori senza prezzo e valore, messi in Cappelle, gratuitamente a disposizione del mondo intero. A Roma, questi capolavori si confondono e si perdono nella maestosità oceanica ed artistica di tutto il resto.
La Crocifissione di San Pietro, il primo capolavoro, mostra un Pietro vecchio, ancora forte e logorato dalla vita; osserviamo come i suoi aguzzini fatichino drammaticamente per issare quella croce.
Ancora più penetrante è l’immagine di San Paolo, con quelle braccia al cielo, in un tormento interiore per non aver compreso per tempo, quindi adesso è spaventato dalla forza della verità e della fede.
Accanto un cavallo di tale bellezza, come non se ne erano mai visti fino a quel momento, come non se ne vedranno nei secoli a venire.
Ci furono altri viaggi nascosti su Roma per ritrovare ancora i nostri due amici.
Ma già era chiaro che quell’uomo, il Caravaggio, un pò abbondante dagli occhi, capelli e ciglia simili ai nostri –neri- riversava drammaticamente, come ogni grande artista, tutti i suoi nascosti tormenti interiori nei lavori, divenuti poi capolavori.
E -l’inconscio- i tormenti di Michelangelo Merisi erano simili ai nostri: la violenza fisica, le torture fisiche, il supplizio umano in nome della Chiesa Cristiana. Il Caravaggio Roma l’aveva conosciuta molto diversa da come appariva a noi . Ai suoi tempi era un miscuglio di rovine. Chiese a ridosso di ruderi poveri e poverissimi, erbacce, greggi al pascolo e niente altro. Una disgrazia per quello splendore che, secoli prima, questa città aveva conosciuto. Un vero regresso sociale e politico in nome della Chiesa e dei suoi valori.
La violenza dilagava in ogni aspetto. Disordine, ferocia, miracoli e atrocità della fede, una continua turbolenza, una città scossa da mille problemi di ogni natura, soprattutto religiosi, straboccante di rischi per la vita.
Caravaggio, arrivatoci , anche se più grandicello di noi due, appena ventenne, non poteva che trovare non pochi disagi.
Anche per noi, poco più che adolescenti, Roma presentava non pochi rischi, ma certamente minori di come doveva essere la medesima città quattro secoli prima.
E, come qualsiasi essere umano sensibile come il Caravaggio, non poteva che risentirne di quelle ordinarie follie giornaliere di condizione e di vita. Si rilevavano nella sua incostanza e nella condotta non certo tranquilla. Sempre armato, non si ritraeva di fronte a qualche rissa. Ma in definitiva cercava protezione.
Nell’arte del Caravaggio ci sono tutte le atrocità della condizione alla quale l’uomo si era relegato in quei tempi.
Un artista-cronista, come oggi ne necessiteremmo, per le atrocità che si compiono, per esempio, in Medio Oriente, in nome della suprema cultura Occidentale, e non solo.
Ai tempi del Caravaggio, spostarsi in città di notte significava rischiare la propria vita. Il Caravaggio rischiava sicuramente cercando di rifuggire dai tormenti che giornalmente lo avvolgevano, e forse per sfuggire a se stesso.
Nel cuore della notte si cercava anche il sesso. La zona di piazza di Spagna e di Trinità dei Monti, a quei tempi, era solo una montagnetta buia fitta di erbacce. Piazza di Spagna era costellata da taverne e cavernicole,osterie e semi-bordelli, ove le donne volteggiavano in un via vai, incontravano i loro clienti e gli sbrigavano in camere apposite, oppure negli antraci degli angoli bui che la zona offriva. Si beveva fino a tarda notte, artisti e scapestrati da ogni parte d'Europa si trovavano lì e, sempre lì venivano sviscerati i tormenti personali, la violenza che quella vita offriva; nascevano le risse, spuntavano le spade, i coltelli, arrivavano le fughe nella notte, corse a mozzafiato, spezzate da horror-grida che, il silenzio del buio amplificava. Questa era la vita di Caravaggio in quella società coronata dal potere della Chiesa romana. Forse non molti sono a conoscenza che a quell’epoca c'era una vera tolleranza (incredibile!) alle “case di meretricio“; erano nella zona del mausoleo di Augusto, ed erano tante. l’enorme presenza di prelati, soldati, pellegrini, avventurieri privi di compagnia femminile, faceva affluire su Roma un numero enorme di donne, sicure del buon mercato che avrebbero trovato. Si contano, in certi antichi testi, da censimenti e atti di Polizia Giudiziaria di allora, che fossero almeno 15 mila su tutta Roma.
A quell’epoca, quando il Caravaggio passeggiava per le vie romane, gli abitanti non raggiungevano i centomila. Quindi un numero impressionante di “lavoratrici“. Non solo la Chiesa le tollerava, perché sapeva bene che i suoi prelati, obbligati al celibato, avevano peculiari esigenze, ma addirittura il Pontefice istituì la tassa per le “meritrici“. Fu così che tanto denaro iniziò ad affluire nelle casse del Vaticano, e si trovarono così fondi per ulteriori costruzioni, nuovi segni della Cristianità romana.
Ovviamente, il Caravaggio era un frequentatore del Mausoleo di Augusto.
Nei tempi moderni, il Vaticano insieme al proprio braccio armato in Parlamento, si inventò. Creò ed applicò la Legge Merlin, legge di puro interesse ideologico. Dopo la famosa Legge, tutto è rimasto tramutando in versione “proibizionismo“.
Quando vidi Roma per la prima volta, a 15 anni, il “proibizionismo“ era già vigente da un pezzo, quei locali al Mausoleo di Augusto si erano spostati, per la maggior parte tutti nella tenebrosa zona Termini, altamente pericolosa di notte. Tante locande, di qui e di là , si sforzavano di sembrare camere per pellegrini ed avventurieri, ma erano nient'altro che case di meretricio. La gente tranquilla, le fanciulle, gli anziani, dovevano escludere categoricamente di uscire la sera in quella zona, perché poteva risultare fatale. Solo scapestrati dal forte accento siciliano –quali io ed il mio amico eravamo- potevano muoversi nella notte, in cerca di qualche avventura, così come ogni anima giovane e poco esperta può fare.
Altri meravigliosi capolavori del Caravaggio, gratuiti da Cappella di Chiesa, sono all’interno della basilica di Luigi dei Francesi. Arrivarci è semplice, la basilica è molto vicina a palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica. Al suo interno, come sempre, tanti capolavori, ma noi andiamo dritti al caro Caravaggio. Ne ammiriamo ben tre (in quale altra parte del mondo potrebbe accadere?), sono tutti per Matteo. Matteo e l’angelo, S.Matteo e la sua vocazione, S.Matteo ed il suo martirio. l’impostazione dei lavori è sempre la stessa, e dovremo attendere il 1800 per vedere nascere come movimento culturale la forma di realismo che caratterizza la pittura del Caravaggio . Osserviamo Matteo, con quella espressione che più reale non si può, con quel dito: “ Signore, dice a me, vuole me?“ . La statua della donna un pò curva, che si vede posizionata al lato dell’uscita, è un ulteriore omaggio al prossimo, regalo della Chiesa Cattolica: Giovanna D'Arco. Quasi come discepolo di Leonardo da Vinci, il Caravaggio seguitava nella memoria dei consigli, come quelli di osservare rigorosamente ogni particolare degli aspetti umani. Pertanto, non di rado capitava che il Caravaggio seguisse di proposito ogni martirio comandato in nome della Chiesa Cristiana, come tutti quelli che si eseguivano ad esempio a Castel S. Angelo, luogo dei supplizi per eccellenza. Attento e vigile osservatore, penetravano indelebili nella sua memoria gli sguardi dei torturati, il sangue che sgorgava, le grida di supplizio, le invocazioni di pietà , le particolarità degli occhi umani persi nella paura e nella sofferenza, la mimica degli aguzzini, e poi, attraverso un incredibile gioco di luci e colori come solo lui poteva fare, li riversava nei suoi lavori. In sostanza, il Caravaggio rimane testimone degli orrori della Chiesa Cristiana. E se non fosse per tali orrori, i capolavori a Roma, almeno quelli liberi, sarebbero stati sette, non sei come oggi. Il settimo si trova al Louvre di Parigi.
Le motivazioni saranno presto comprese.
Gli altri capolavori si ammirano alla basilica di S. Agostino ( vicinissima a piazza Navona), e qui il quadro è la Madonna dei Pellegrini. Osserviamo come questa Madonna, più che le raffigurazioni “celestiali“ più o meno moderne, è tutt'altro. Difatti è una persona qualsiasi, nell’aspetto più realistico umano, perché la Madonna era prima di ogni cosa donna, con ogni sofferenza carnale ed umana. Ma alla Chiesa, quell’aspetto penetrante di natura umana non piaceva, come non piace ancora oggi. Secondo il loro modo di pensare, quei piedi grossi e sporchi, non erano “ celestiali“.
Ma noi sospettiamo -anzi ne siamo convinti- che, dietro si muovevano esigenze di ideologia critica e politica. Quella Chiesa Cristiana era, come oggi, niente altro che politica. Arretrava in consensi, accerchiata dall’avanzare del Protestantesimo, aveva una impellente necessità di imporsi con ogni mezzo, e lo faceva con atrocità . Aveva una edificante necessità di ideologie e l’arte de il Caravaggio era l’antitesi. Non dico che i lavori del Caravaggio fossero considerati lascivi, ma erano fuori dal loro modo “idealizzato“ ( ed ideologico) di concepire la Cristianità .
Com'è ancora oggi: la Chiesa Cattolica sempre distante dalla realtà e dalle necessità delle “cose“ umane.
In quel momento agonizzante per la politica vaticana, tormentata, come dicevo, dalle confessioni protestanti, dagli attacchi dei Turchi, dalle politiche filo spagnole e filo francesi, si pensò fosse bene attuare una autentica ideologia politica, inasprendo ogni simbolismo cattolico. Uno degli ordini diretti del Vaticano fu di ampliare ed amplificare i simbolismi ecclesiastici per il popolo, nonchè celare ogni aspetto licenzioso che l’arte offriva . Anche un piccolo atteggiamento che poteva suscitare passioni doveva essere se non cancellato nascosto.
Ma questo per i poveri cittadini. Poi, il Clero e il ricco nobiliato -come sempre- avevano la loro “arte di classe“, come noi fino a qualche tempo fa avevamo il nostro aborto di classe, fatto all’estero da chi poteva, altrimenti affidato alle sorti delle “mammane“. Nascosta dietro tendine, o addirittura quadri e sculture più accattivanti poste in stanze segrete, offerte agli amici piu importanti come segno di appartenenza “Patrizia“.
Dovremo attendere secoli per rivedere una censura così forte, con Stalin.
E se i frati Carmelitani a S. Maria in Trastevere non si fossero stoltamente atterriti di fronte alla cruda realtà del settimo quadro, oggi non sarebbe che lì, invece che al Louvre di Parigi. Dissero al Caravaggio che quella non era una Madonna, ma una sporca meretrice!
Ancora un ringraziamento.
Caravaggio introduce nell’arte sacra un brillante realismo che sconvolge i canoni e i classici copioni ecclesiastici . Nei suoi quadri compaiono i poveri, i senza-nulla, i sotto-proletari, gli stessi giovinetti di borgata, scapestrati ed insicuri, che nel Novecento saranno vissuti e narrati da ( Pier Paolo Pasolini).
E c’è anche qualche critico d'arte che asserisce che Caravaggio, nei suoi quadri, rinforzava le tesi di un suo maestro spirituale, Filippo Neri, che con toni aggressivi tentava di umiliare l’élite raffinata (tra i quali anche il clero), portandoli davanti alla realtà della Cristianità , quella della sofferenza oggettiva, della “carne“ e dell’animo umano.
Dovremo raccontare Roma, quella del 1800, per osservare come quella attuale è una penosa continuità di quella precedente, tagliata fuori da ogni progresso europeo, dai “valori“ costantemente onnipresenti della chiesa Romana (segue..)
ADUC Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori
Giuseppe Parisi
Leggi il documento integrale :
http://www.aduc.it/dyn/medicare/art/stampa.php?id=...
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