GERMANY, Per la Giornata della Memoria, la MISNA riprende parte del testo che il SIR (Servizio Informazioni Religiose) ha dedicato alla dichiarazione dei vescovi tedeschi per il 60° anniversario della liberazione di Auschwitz. Qui,in Polonia, a 32 chilometri da Cracovia, come in tanti altri lager altrove - Buchenwald, Dachau, Sachsenhausen, Lichtenburg, Mauthausen, Ravensbrück e nei cosiddetti ’zigeunerlager’ (campi di concentramento per zingari) istituiti a partire dal luglio 1936 - trovarono la morte, accanto agli ebrei, centinaia di migliaia di appartenenti alle popolazioni nomadi ’Sinti’ e ’Rom’, che pure non erano stati inclusi nelle leggi razziali di Norimberga del 15 settembre 1935.
I vescovi tedeschi fanno riferimento anche a queste vittime troppo spesso, insieme ad altre minoranze, quasi del tutto dimenticate. "Il ricordo da parte dei tedeschi nei confronti dei delitti nel lager - scrivono i vescovi in Germania - è diverso e deve sempre rimanere tale, rispetto al ricordo di altri popoli e gruppi, soprattutto delle vittime.
Ciononostante, è un segno di speranza per il presente e per il futuro il fatto che oggi, sempre più spesso - e anche nel luogo stesso delle atrocità " è possibile che polacchi e tedeschi, ebrei e cristiani si incontrino nel ricordo comune" sottolineando che "come nessun altro luogo, Auschwitz rappresenta il simbolo dell’annientamento dell’ebraismo europeo" e ricordando anche le "centinaia di migliaia di Sinti e di Rom", le vittime degli "esperimenti medici pseudoscientifici" e le "molte migliaia di soldati dell’Armata rossa", uccisi ad Auschwitz: "Il nostro ricordo va a tutte queste vittime, anche ai testimoni della fede cristiana."....."Ad Auschwitz - continuano i vescovi - la nostra civiltà si è confrontata in modo spaventoso con l’abisso delle sue possibilità . Il terrore per la portata del male commesso ad Auschwitz ci lascia ancora oggi senza parole. Non siamo ancora riusciti a trovare un termine adeguato in lingua tedesca per descrivere quel che in ebraico si definisce ’Shoah’. Il nostro popolo ha impiegato molto tempo a confrontarsi con la responsabilità per il mostruoso crimine commesso dai tedeschi e in nome dei tedeschi. Ancora oggi, si usano meccanismi di rimozione. Certamente è giusto respingere l’idea di una colpa collettiva. Ma è altresì vero che il numero di tedeschi personalmente colpevoli è superiore a quello delle persone disposte e confessare la loro corresponsabilità . La colpa non è solo dei protagonisti nei luoghi e dei capi politici. A livelli diversi sono responsabili anche i simpatizzanti e tutti coloro che hanno fatto finta di non vedere. Sappiamo bene a quale pressione fu sottoposta allora la popolazione, conosciamo la portata della disinformazione di Stato e l’efficacia dei metodi di intimidazione. Perciò non possiamo ritenerci superiori nel giudicare.
Ciononostante, dal nostro popolo ci si aspetta l’ammissione che Auschwitz fosse diventata possibile perché in troppo pochi ebbero il coraggio di opporsi". Ponendo la "domanda circa la corresponsabilità " come questione che riguarda anche la Chiesa per via della "lunga tradizione dell’antigiudaismo tra i cristiani e nella nostra Chiesa", i vescovi tedeschi rievocano i contenuti del documento vaticano "Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah", il riconoscimento delle colpe della Chiesa cattolica da parte di Giovanni Paolo II e la visita del Papa in Terra Santa nel 2000, con la significativa sosta davanti al memoriale di Yad Vashem. "Quest'atto del Papa - scrivono i vescovi - è diventato fonte di rinnovamento.
II Papa procede con decisione negli sforzi per migliorare i rapporti con l’ebraismo e incoraggia la Chiesa intera a trovare percorsi comuni con i nostri 'fratelli maggiori nella fedè. Così, ringraziamo tutti coloro che, spesso con grande impegno, si adoperano per il dialogo tra ebraismo e cristianesimo". Nel mettere in guardia dalle tendenze antisemitiche ancora esistenti in Europa, la conferenza episcopale conclude: "Abbiamo ancora un lungo cammino di purificazione e di confronto davanti a noi. Siamo grati per il fatto che negli ultimi anni molti ebrei abbiano avuto il coraggio di venire in Germania. Ma come cristiani, siamo guidati anche dalla speranza che l’incontro nella fede ci arricchisca tutti e che ci avvicini al comune Dio di Abramo, Isacco e di Giacobbe". [CO]
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