Il boss del software libero

LINUS TORVALDS vorrebbe farmi credere di essere troppo anonimo per dedicargli un articolo. L’inventore del sistema operativo Linux si dipinge come un’anima mansueta che conduce un’esistenza modesta. Un ragazzo come tanti, solo abbastanza fortunato da possedere una villa da favola sulle colline di San Josè, regalo del boom economico di fine anni Novanta. E prima di fissarmi un appuntamento, mi ha spedito una mail sperando che la noia mi avrebbe distolto dall’incontrare un personaggio così insignificante. Sotto certi aspetti, la vita di Torvalds è davvero dominata dalla piccola routine quotidiana. Lavora da casa per l’Open Source Development Lab, un consorzio finanziato da varie aziende per il continuo miglioramento delle prestazioni di Linux. Per arrivare al suo ufficio, che divide con Tove " sua moglie da nove anni " deve solo scendere una rampa di scale. La stanza è piena di libri su Linux, molti dei quali lui non ha mai letto, e dalla finestra si vede il vialetto che separa la casa da quella del vicino. La mattinata di inizio luglio che sono andato a trovarlo era il suo primo giorno di lavoro ufficiale all’Osdl, eppure dopo poco che era arrivato Linus mi ha detto di scusarlo un attimo perché doveva portare fuori l’immondizia (a Tove dà fastidio l’odore). Più tardi, ha fatto un’altra pausa per dare latte e biscotti alla sue tre figlie, tutte al di sotto degli otto anni, mentre la moglie era a fare la spesa.
Torvalds ha trentatrè anni, e sembra un normale impiegato. Ha capelli castani spettinati, occhi di un azzurro straordinario e una faccia allegra e cordiale, con un grosso naso e la mandibola pronunciata. È sempre sorridente, e ha una dentatura così bianca e perfetta che potrebbe fare la pubblicità a un dentifricio. Si veste come se dovesse andare da un momento all’altro a giocare a tennis: calzettoni bianchi, pantaloncini immacolati e una maglietta sempre dello stesso modello, una polo bianca ricevuta in omaggio a qualche evento targato Linux. Eppure il suo minuscolo ufficio è di fatto il quartier generale mondiale di un sistema operativo utilizzato da 18 milioni di persone in tutto il mondo e quest’uomo, che si autodefinisce uno come tanti, è idolatrato da legioni di fan che lo considerano un eroe dei tempi moderni, abbastanza audace da sfidare le più importanti aziende tecnologiche del pianeta, e abbastanza intelligente da batterle. Non è difficile capire come si sia creato questo personaggio straordinario.

Un condottiero inconsapevole
A ventun’anni, in un’oscura stanzetta di un appartamento di Helsinki, Torvalds ha inventato il codice di un sistema operativo oggi diffuso in una miriade di apparecchi. Lo ha pubblicato su Internet e ha invitato altri programmatori a testarlo. Da allora, decine di migliaia di persone hanno seguito il consiglio, facendo di Linux il maggiore progetto collaborativo della storia. Dodici anni dopo, questo sistema operativo è abbastanza potente da girare sui supercomputer più veloci del mondo, ma allo stesso tempo abbastanza agile e versatile da inserirsi in dispositivi a misura di individuo come TiVo, set-top box televisive, cellulari e portatili. Ma la cosa più sorprendente, al di là della diffusione di Linux nell’utenza domestica, è la sua crescita nel mercato dei server, i sistemi centralizzati che alimentano Internet e i network aziendali. È solo questione di tempo, scrive Goldman Sachs in uno studio pubblicato all’inizio di quest’anno e intitolato Fear the Penguin (letteralmente “Attenti al Pinguino” - animale mascotte di Linux, n.d.t.): a breve Linux sostituirà Unix come sistema operativo dominante nei maggiori centri di elaborazione dati del mondo. È impossibile calcolare con esattezza la diffusione di un software che chiunque " da un abitante di un paese in via di sviluppo al presidente di una multinazionale " può scaricare gratuitamente da Internet, ma Linux si è senza dubbio dimostrato il programma più competitivo degli ultimi dieci anni.
La potenza di questo sistema è testimoniata non solo dalla qualità di un codice che così tanti programmatori hanno contribuito a creare per amore del proprio lavoro e non per avidità di denaro, ma anche dall’autorevolezza del suo inventore, che continua a esprimere il suo giudizio insindacabile su qualsiasi ipotesi di cambiamento. Torvalds riconosce di essere per il Pianeta Linux «un dittatore illuminato», ma il segreto del suo successo non è tanto la competenza tecnologica, quanto la personalità dal fascino disarmante. Chiedete a chi ha seguito lo sviluppo del software " tutta gente preferibilmente contattabile via mail " e ve lo confermerà . Come scrive Cliff Miller, uno dei primi collaboratori al progetto, «Linus è un grande leader, anche se non se ne rende conto».

La libertà è un tallone d’Achille?
Negli ultimi dieci anni, altri software gratuiti hanno cercato di imporsi come fondamenta del mondo in rete. Circa due terzi dei server che compongono Internet sviluppano pagine Web e altri dati tramite il programma Apache, ideato da un gruppo di tecnici informatici che non hanno ricevuto alcuna retribuzione diretta per il loro lavoro. Il linguaggio di programmazione Perl, anch’esso gratuito, è diventato così indispensabile per i creatori di siti da essere considerato la spina dorsale di Internet. E la maggior parte delle mail viene indirizzata attraverso Sendmail, un altro esempio di programmazione gratuita. Tutti questi software sono stati inventati, come Linux, da persone fedeli al credo dell’open source: «Fai ciò che puoi per migliorare un prodotto, se vuoi fallo anche pagare, ma garantisci l’accesso incondizionato al codice da te elaborato». Le altre iniziative però, per quanto straordinarie, non hanno mai raggiunto Linux in termini di diffusione e presa sul pubblico, in parte perché, essendo un sistema operativo, Linux occupa una posizione di spicco nel mondo software, un po’ come un centravanti in una squadra di calcio o un violino solista in un’orchestra. Eppure gli hacker hanno già sostenuto altri programmi gratuiti, ma nessuno di essi ha mai ottenuto risultati del genere. «Non è una questione di qualità tecnica, di stile, di brevetti», mi ha spiegato Miller. «Tutto dipende esclusivamente da Linus». Si è tentato di trasformare Torvalds in ciò che non è " un anticapitalista, un anti-Microsoft " ma così facendo si è rischiato di perdere di vista la sua vera forza. Chi lavora con lui lo descrive come un punto di riferimento imprescindibile per una comunità affollatissima ed eterogenea di programmatori e fanatici della tecnologia che, grazie alla sua guida, sono riusciti a elaborare un software che eguaglia, se non supera, i risultati del lavoro delle miriadi di dipendenti di Microsoft, Sun Microsystems e altri colossi informatici plurimiliardari.
E questi giganti se ne sono ben resi conto. I dirigenti Microsoft considerano Linux il loro principale nemico, e non c’è da meravigliarsi. Gli eventi hanno dimostrato una stretta correlazione tra il valore azionario di un’azienda e la forza con cui essa ha sposato o meno la filosofia Linux. Oracle, Ibm e Intel " tre delle prime società a sostenere il sistema - hanno avuto parecchio successo in Borsa negli ultimi due anni. La Sun, che ha adottato Linux tardi e malvolentieri, ha invece subito un netto calo. Eppure, proprio in virtù dei recenti trionfi, Linux si trova oggi ad affrontare una grave minaccia: una causa per plagio di proprietà intellettuale, con annessa richiesta di ingente risarcimento. A marzo, Sco Group, un’azienda dello Utah titolare dei diritti di Unix, ha accusato l’Ibm di aver trasferito in Linux migliaia delle linee di codice del suo sistema. Da allora, i dirigenti di Sco continuano a sostenere che da tale similarità derivino dei cruciali problemi di copyright, che mettono in dubbio non solo la legalità di Linux ma anche l’intero processo che fa dell’open source un nodo vitale del mondo tech. Linux è infatti basato su un sistema di “donazioni”: Torvalds e altri titolari di progetti open source accettano contributi da qualsiasi altra fonte, purchè il codice offerto sia di una certa qualità , ma non dispongono delle risorse istituzionali necessarie ad assicurarsi che il programmatore interessato non si sia reso colpevole di plagio. [”¦]

Come i cavalieri della Tavola Rotonda
Torvalds è un padre tele-lavoratore senza una formazione manageriale ufficiale. Lui stesso confessa di essere tremendamente disorganizzato. Lascia che la segreteria telefonica si riempia di messaggi e poi li cancella senza ascoltarli. È talmente smemorato che non si ricorda nemmeno se aveva sei, otto o dieci anni quando i suoi genitori hanno divorziato. E ha la testa perennemente tra le nuvole: stavamo andando a pranzo fuori quando si è improvvisamente ricordato che la moglie non c’era e quindi se fossimo usciti le bambine sarebbero rimaste a casa da sole. E poi c’è questa sua ambivalenza in merito al ruolo di leader di Linux. «Non ho piani quinquennali», spiega. «Non mi piace dare ordini». Eppure i dodici anni in cui ha guidato questo gruppo apparentemente scalcinato di programmatori andrebbero studiati da tutti i professori di leadership aziendali dei più avanzati corsi Mba. La sua autorità è più una questione di fiducia che di regole. Suoi sono soltanto i diritti sul nome. In teoria chiunque potrebbe copiare l’intero programma e rinominarlo Sally. «Non posso permettermi di commettere errori stupidi», continua. «La gente potrebbe pensare «Ehi, a questo punto dovremmo cercare qualcuno più capace!». Non ho nessuna autorità su Linux, a parte il fatto di sapere quello che faccio». Così si definisce ironicamente «un accessorio di Linux», ed è tutt’altro che un despota. Il suo potere si basa esclusivamente sul rispetto incondizionato di tutta la sua corte.
Fin dall’inizio, si è circondato di vice che chiama “custodi”, programmatori il cui contributo lo ha particolarmente colpito per vari motivi e che quindi collaborano alla stesura del codice ma allo stesso tempo hanno il compito di valutare l’operato degli altri nella propria specifica area di competenza. «Nessuna di queste cariche ha avuto un’investitura ufficiale», racconta Alan Cox, fino a quest’estate responsabile delle comunicazioni con i driver. Semplicemente, Torvalds inizia a far affidamento su una persona perché lo aiuti a giudicare il lavoro altrui, e improvvisamente ci si trova in una posizione di spicco. Attualmente, i “custodi” sono dodici. Linus ha un rapporto diverso con ognuno di loro: alcuni, con cui collabora da anni, godono della sua piena fiducia. Altri li segue più da vicino «perché ha dei dubbi su alcune loro decisioni», scrive Cox in una mail. «Abbiamo tutti le nostre debolezze». È uno dei principali vantaggi del modello open source: feedback costante e controllo reciproco. Questo team geograficamente disperso si riunisce almeno una volta all’anno per discutere dei propri obiettivi. «Linus stabilisce un indirizzo pseudofilosofico che il codice deve seguire», spiega Andrew Morton, che lavora dal 2000 sulle componenti chiave di Linux. «Tutti noi seguiamo le sue indicazioni». Torvalds ha l’ultima parola, ma è molto raro che si opponga alle scelte altrui. All’inizio di quest’anno, ha chiesto a Morton di diventare in via informale il numero due del progetto. Morton, che per parecchi anni ha guidato il team di Ricerca & Sviluppo software per Nortel Networks, è quindi ora il supervisore del lancio di Linux 2.6, previsto per la fine del 2003. Ma è un’organizzazione più evidente sulla carta che nella pratica. Molti continuano a mandare i potenziali codici 2.6 direttamente a Torvalds, che preferisce rispondere piuttosto che passare tutto al suo vice. [”¦]

Bontà e fermezza
Ma forse l’esempio più limpido dell’equanimità di Linus è il suo atteggiamento nei confronti di Richard Stallman, il padre intellettuale del movimento del software libero. Stallman, ex scienziato dell’Artificial Intelligence Lab del Mit, sostiene già dal 1984 che il software proprietario è un vero e proprio crimine contro l’umanità . Proprio nell’84 ha lanciato il progetto Gnu per la creazione di un sistema operativo gratuito in grado di soppiantare Unix (Gnu è una sigla ricorsiva che significa appunto “Gnu Non è Unix”), ed è tenacemente contrario al termine open source a dispetto della sua accezione praticamente universale. Preferisce free software, “software libero”, la definizione coniata da lui. Sebbene Torvalds abbia pubblicato il suo codice molto prima che Gnu ne avesse uno suo, Stallman (che ha rifiutato di farsi intervistare) insiste che il sistema operativo di Linus dovrebbe chiamarsi Gnu/Linux, perché i primi contributi sono stati essenzialmente degli adattamenti di Gnu (per quanto in realtà il nucleo di Linux, che oggi ammonta a circa sei milioni di linee, non c’entri nulla con Gnu). Torvalds, interrogato in merito, ha diplomaticamente evitato di fare commenti: «Non è un dibattito in cui voglio entrare». Una reazione tipica, secondo John “cane sciolto” Hall, presidente dell’organizzazione no-profit Linux International e amico di Linus da quando nel 1994 lo ha incontrato a un convegno di informatici, che ricorda di averlo visto arrabbiato una sola volta, quando uno sconosciuto aveva iniziato a infastidirlo con domande tecniche mentre stava bevendo una birra con degli amici. «In questo è agli antipodi rispetto ad altri leader e sostenitori dell’open source, i cui attacchi di collera sono leggendari», scrive in una mail. Torvalds è dotato di una grande umanità . Hall, che non ha bambini, gli si professa eternamente riconoscente per averlo scelto come padrino di due delle sue bambine.
Ma quando si tratta di tecnologia, Linus è ben capace di distinguere un’idea da chi gliela presenta. Nel suo mondo, l’intuizione migliore vince; non c’è un budget multimiliardario in grado di compensare le scelte infelici, nè un peso di mercato che possa rimediare alla mediocrità . Ovviamente, ogni proposta rifiutata è un dolore. Gli amici di un programmatore, per esempio, hanno comunicato a Torvalds che aveva minacciato di suicidarsi dopo la mancata inclusione nel codice di una funzione che egli aveva impiegato parecchio tempo a sviluppare. Ma «Linus decide in base alla pulizia, alla qualità , alla semplicità della modifica proposta e " cosa più importante " al fatto o meno che sia effettivamente necessaria a una larga fascia di utenza», spiega Dan Frye, direttore del Centro Linux dell’Ibm e responsabile di un team di oltre trecento programmatori. «Preferisce respingere tutto ciò che può soddisfare entità o individui specifici». [”¦]

Come nasce una stella
Leggendo la sua autobiografia, si potrebbe credere che il suo primo vero amore fosse stato non una ragazza ma un Sinclair Ql di produzione inglese, un elaboratore acquistato quando studiava informatica all’Università di Helsinki. Il Ql, uno dei primi apparecchi a 32 bit del mondo, gli fornì una ragione per inventare Linux: Torvalds voleva per il suo computer un sistema operativo potente e stabile quanto Unix, che usava al campus. All’inizio si affidò a un surrogato, Minix, ma in breve fu costretto a riconoscerne l’inadeguatezza. In Finlandia l’istruzione superiore è gratuita e non ci sono pressioni che spingano a laurearsi in quattro anni, così Linus decise di fare una sosta negli studi per dedicarsi a tempo pieno alla creazione di un suo software. Per tutta la primavera e l’estate del 1991, lavorò al codice sorgente del sistema, ritirandosi in semi-isolamento, senza quasi mai scostare le spesse tende nere che aveva appeso alla finestra per ridurre i riverberi. Un vero e proprio eremita, ricorda, se non fosse stato per le sortite del mercoledì sera a un pub del posto per bere birra e chiacchierare con i suoi compagni di corso. Finalmente, il 17 settembre 1991, pubblicò un messaggio in un newsgroup di utenti Minix, annunciando che un primo abbozzo della sua creazione era disponibile per il download gratuito sul sito Internet dell’università . «Se vi va usatelo, ma qualsiasi cambiamento, nuova funzione o aggiornamento da voi elaborato dovrà essere liberamente condiviso a prezzo zero». [”¦]«Sono stato spinto alla pubblicazione di Linux da semplice egoismo», spiega. «Se la cosa fosse andata avanti, non avrei avuto la gatta da pelare di dover rivedere le varie parti del sistema. Avevo bisogno di aiuto». Senza contare che gli pareva assurdo ricavare dei soldi da un lavoro incompleto che necessitava del contributo di altri.
Pochi mesi dopo il lancio di Linux, Torvalds ricevette una mail in cui gli si chiedeva una funzione di compressione, in modo che il sistema potesse girare anche su dispositivi a memoria limitata. Se fosse stato per lui " che disponeva di un’ampia Ram " non ci avrebbe mai pensato, ma ci lavorò tutto Natale. La nuova funzione regalò a Linux un punto in più rispetto a Minix e agli altri surrogati di Unix. Appena pubblicata, guadagnò al sistema centinaia di utenti in più, innescando una catena di mail di proposte che ne fecero via via crescere la fama. Questi primi segnali di successo incoraggiarono Linus a cambiare l’accordo di licenza: diventò quindi possibile vendere prodotti a base Linux, a patto di continuare a condividere tutti i codici sorgente. Tale modifica portò alla creazione di aziende come Red Hat, fondata nel 1993, le cui iniziative hanno unito l’energia e l’astuzia imprenditoriale alla competenza tecnologica. La chiave del successo di Linux sono state scelte strategiche di questo tipo, oltre alle decisioni di carattere tecnico prese da Torvalds. A quell’epoca una delle principali accuse al sistema era che funzionava solo sui Pc, quindi nel 1994 Linus ha iniziato a testare nuovi elaboratori, iniziando dall’Alpha della Digital Equipment Corp. Anche il caso ha fatto la sua parte. Torvalds non c’entrava nulla con l’invenzione di Apache, ma coloro che lo realizzarono lo avevano scritto prevalentemente per una piattaforma Linux, il che permise al sistema operativo di entrare dalla porta principale nelle realtà aziendali di metà anni Novanta. Nel 1997, secondo gli analisti, su almeno tre milioni di computer in tutto il mondo girava Linux.

Nella tana del nemico”¦
Con la fama arrivarono anche gli imprevisti. La vita privata di Torvalds divenne argomento di discussione. Linus incontrò Tove, sei volte campionessa finlandese di karate, mentre insegnava Elementi di informatica all’Università di Helsinki (come primo compito a casa ogni studente doveva mandargli una mail. Lei lo invitò a uscire). Non appena si diffuse la voce che aspettavano un bambino, la comunità open source accolse la notizia con paura e non con gioia. Torvalds sarebbe riuscito a conciliare lavoro e famiglia, si chiedevano nei newsgroup, soprattutto considerando anche l’impegno universitario? E le reazioni furono ancora più plateali quando, nel 1997, Linus annunciò che avrebbe lavorato per Transmeta, un’azienda di chip di Santa Clara, in California. I suoi fan temevano che, inserito in un’atmosfera commerciale, non sarebbe stato capace di restare fedele alle proprie radici. Peggio ancora, la società interessata era stata creata da Paul Allen, cofondatore di Microsoft, il che alimentava allusioni sarcastiche sull’“ambiente malato” in cui Linus stava per entrare. Ma per Torvalds la decisione era ormai presa. Aveva sempre odiato i freddi e scuri inverni finlandesi, e finalmente aveva l’opportunità di trasferirsi nell’assolata Silicon Valley, l’ombelico del mondo per qualsiasi informatico. Gli avevano anche offerto dei lavori in aziende a base Linux come Red Hat, ma non gli andava di favorire qualcuno a scapito di altri. Il suo accordo con Transmeta, dove aveva il compito di elaborare un software che consentisse ai vari sistemi operativi di comunicare con i chip aziendali, gli avrebbe invece permesso di continuare a dedicare parte del suo tempo a Linux. In cambio, Transmeta avrebbe beneficiato delle competenze di un ingegnere di talento, che portava con sè l’impagabile risorsa dell’attenzione dei media: un dipendente, ma anche una fonte di pubblicità .
Torvalds arrivò nella Silicon Valley proprio quando il mondo dell’informatica aveva bisogno di un novello Davide in grado di sfidare il Golia Gates. Microsoft sembrava imperare nel settore dei computer e, dopo che Netscape aveva perso con Explorer la guerra dei browser, non rimaneva che Linux come possibile arma da opporre al mostro di Redmond. Linux girava sui Pc dell’Intel, proprio come Windows, solo che il sistema operativo di Microsoft rischiava il crash anche su un computer isolato, mentre il software open source era addirittura in grado di collegare senza alcun rischio dozzine di elaboratori. Un vantaggio non trascurabile, in ambito aziendale. [”¦]

Un uomo che non si arrende
I primi anni di Torvalds nella Valley non furono facili. Gli “eroi” del dotcom si stavano arricchendo con invenzioni che in confronto a Linux non vale neanche la pena citare. Lui viveva modestamente, con il solo stipendio di Transmeta e una famiglia in aumento stipata in un bilocale. La gente gli scriveva chiedendogli favori, credendolo ricco quanto famoso. Uno sconosciuto addirittura lo invitava a fare un discorso al funerale di suo padre. Tra gli appassionati di tecnologia che lo contattavano c’erano anche Steve Jobs e Bill Joy. Era idolatrato dai fan e allo stesso tempo assillato dalle preoccupazioni proprie di un qualunque programmatore della Valley che fatica ad arrivare alla fine del mese. La madre stessa lo ricorda in ansia per le rette che di lì a parecchi anni avrebbe dovuto pagare per mandare le figlie al college. Ma nel 1999, la situazione cambiò di colpo. Red Hat e VA Linux, entrambe società produttrici di pacchetti software a base Linux per grandi aziende, gli regalarono significative quote azionarie, come ringraziamento da parte di imprenditori che speravano di arricchirsi grazie alla sua invenzione. Quando, lo stesso anno, Red Hat fece il suo ingresso in Borsa, Torvalds si ritrovò dall’oggi al domani con un milione di dollari. E quando lo stesso avvenne per VA Linux (oggi VA Software), le sue partecipazioni arrivarono a circa 20 milioni di dollari, per quanto, al momento in cui gli fu possibile vendere le proprie azioni, il loro valore fosse un po’ calato. [”¦]
Attualmente, Torvalds ha un posto sicuro all’Open Source Development Lab, un’organizzazione la cui fama e i cui obiettivi sono cresciuti con Linux. Istituita nel 2000 da un piccolo consorzio di aziende tecnologiche, tra cui Intel e Hewlett-Packard, l’Osdl intende accelerare l’adozione diffusa di Linux tramite il finanziamento di laboratori ben equipaggiati per la sperimentazione di applicazioni software specificamente progettate per il mondo aziendale. Attualmente ha una trentina di dipendenti attivi a Beaverton, in Oregon, e a Yokohama, in Giappone, e ventitrè sponsor, alcuni dei quali investono nell’iniziativa oltre un milione di dollari ogni anno. «Tentiamo di essere il centro di gravità dello sviluppo di Linux», spiega Stuart Cohen, da aprile amministratore delegato dell’organizzazione. I gruppi di lavoro, composti da dipendenti delle aziende aderenti al consorzio, si riuniscono regolarmente per compilare una lista di obiettivi volta all’adeguamento di Linux a nuovi settori di utilizzo, come le reti di telecomunicazioni globali e i server di ultima generazione su cui girano le applicazioni software più pesanti.
Per Torvalds, essere pagato per diventare il primo ricercatore a tempo pieno del consorzio è stato il trionfo di un sogno. Adesso è libero di fare ciò che ha sempre fatto, ma senza gli obblighi che gli rubavano tempo all’epoca di Transmeta. Peccato che abbia assunto questa nuova carica proprio nel momento in cui McBride della Sco accusava gli utenti di Linux di violazione delle leggi sul copyright. «Con il sistema giudiziario americano, è difficile dire che diavolo succederà , quindi non possiamo sottovalutare questa causa come se fosse la sciocchezza che in realtà poi è», commenta. Alla fine della nostra giornata insieme, siamo andati con la sua Mercedes a mangiare sushi vicino casa e poi da Starbucks. Al volante, Linus è un pazzo indiavolato, guida con una verve da lasciare i passeggeri senza fiato anche se avete fatto pochi metri. [”¦] È il tramonto, e gli ultimi riflessi del caldo sole della Silicon Valley gli illuminano la fronte. Interamente vestito di bianco, con la maglietta tesa dalla pancia, sembra un soddisfatto pascià seduto sul suo trono. È un monarca insolito, ma dopotutto anche il suo regno è insolito e straordinario.
-© Wired Magazine