Al World Urban Forum di Barcellona, il 13 Settembre 2004, Green Cross ha annunciato il lancio della campagna mondiale per il Diritto all’Acqua.
Per molti anni questioni di vitale importanza per il futuro dell’umanità sono state, e restano ancora oggi, prerogativa dei politici, degli interessi di parte delle multinazionali, con un'incapacità della comunità internazionale di tradurre i propri progetti in azioni.
Nonostante gli annunci, i proclami e le dichiarazioni fatte dalle istituzioni mondiali, compresa la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, le parole, per quanto riguarda l’acqua, hanno fallito.
1,1 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e sicura e sono 2,4 miliardi le persone, che non hanno accesso ai servizi igienico-sanitari.
Questi numeri sono noti e talmente diffusi che i cittadini ormai li percepiscono solo come dei meri dati statistici. Non dovremmo dimenticare, invece, che dietro a queste cifre, che sono in crescita, ci sono uomini e donne.
Tra gli Obiettivi della Dichiarazione del Millennio dell’ ONU c’è quello di riuscire, entro il 2015, a dimezzare il numero delle persone che non hanno l’accesso all’acqua. c’è il pericolo concreto che questo obiettivo non sia raggiunto. Secondo stime affidabili, se i governi del mondo sviluppato avessero stanziato 20 dollari pro capite per combattere la crisi dell’acqua, la situazione si risolverebbe in 10 anni. 20 dollari è il prezzo di 20 bottiglie di acqua minerale o di 20 tazze di caffè! Un rapporto dell’Organizzazione Mondiale per la Salute ha stimato che raggiungendo gli Obiettivi della Dichiarazione del Millennio si produrrebbero ricavi da 3 a 34 dollari per ogni dollaro investito. In un modo o nell’altro siamo incapaci di trovare fondi per portare i servizi idrici ai poveri e ai sofferenti del mondo, ma è stato semplice raccogliere 70 miliardi di dollari in quindici giorni per la guerra in Iraq!
Ciò è scandaloso e tutti noi ne condividiamo la responsabilità .
Green Cross esercita da sempre pressioni sulla comunità internazionale, affinchè questa prenda iniziative, si assuma responsabilità e faccia la sua parte nella missione umanitaria che è contenuta nella Dichiarazione del Millennio. I cittadini di tutte le nazioni del Mondo sono fondamentali per questa missione, perché spesso sono loro i promotori dei cambiamenti, delle innovazioni e della solidarietà . I Governi, compresi quelli locali, devono dare l’esempio. Da ciò nasce la campagna internazionale per il Diritto all’Acqua.
CAMPAGNA INTERNAZIONALE PER IL DIRITTO ALl’ACQUA
Il traguardo finale della campagna è quello di aiutare a risolvere il problema dell’accesso all’acqua per milioni di persone che oggi non ne dispongono. Le persone alle quali ciò è negato sono le più povere e le più bisognose. Spesso sono senza una voce e senza mezzi per affermare i loro diritti. Dobbiamo dar loro questa voce, rendergli la loro umanità e mantenere le promesse fatte nella Dichiarazione del Millennio.
Raggiungere questo obiettivo significherebbe dare un segno tangibile di cambiamento, per noi tutti e per l’ambiente nel quale viviamo. l’alternativa a ciò è troppo orrenda per essere anche solo contemplata. Nel 2020 metà dei poveri del Mondo potrebbero vivere con seri problemi sul fronte dell’acqua e un terzo della popolazione del Pianeta potrebbe non disporre di servizi igienici sanitari.
Il nostro obiettivo è l’accesso universale dell’acqua potabile e sanitaria. Venir meno a ciò significherebbe violare la nostra civiltà , i diritti umani universali e la morale di tutti noi.
l’ACQUA NON È UN PRIVILEGIO, È UN DIRITTO
Questo è lo slogan che abbiamo scelto per la campagna e sono certo che nessuno potrà negarne il significato. Tuttavia la situazione non è semplice.
È incomprensibile come al 3° Forum Mondiale dell’Acqua, tenutosi a Kyoto nel 2003, i governi abbiano scelto di ignorare o di sminuire gli allarmi dei 12.000 esperti, convenuti da tutto il mondo per trovare soluzioni.
Si è trattato, invece, dei "soliti affari" dei poteri forti, che continuano ad essere visti come l’unica soluzione alla crisi mondiale dell’acqua. In particolare la Dichiarazione dei Ministri non ha impegnato i governi a rivedere i progetti di sviluppo delle dighe e non ha nemmeno richiesto, come primo passo per la negoziazione di una Convenzione Globale sull’Acqua, l’immediata ratifica da parte di tutti gli Stati membri, della Convenzione delle Nazioni Unite sull’uso non navigabile dei corsi d'acqua internazionali.
Tra le richieste di Green Cross al Forum di Kyoto c'erano quelle di istituire un fondo internazionale per la Cooperazione sull’Acqua e di lavorare con le autorità di bacino, i governi e gli stakeholder per risolvere i complessi problemi legati all’acqua.
Ci sono molte discussioni nel settore idrico. Ad esempio ci sono quelle sui costi necessari per portare l’acqua a tutti coloro che ne hanno bisogno, sul ruolo del settore privato e sui costi da finanziare, sulla scala e sulle tecniche appropriate da applicare ai progetti e alla loro implementazione. Dopo la riunione del WTO di Cancun è particolarmente importante il dibattito sul GATS.
Dal punto di vista pratico si osserva la mancanza di un'auspicabile scenario legislativo per risolvere le dispute internazionali sulle fonti d'acqua, che rappresentano un grosso ostacolo alla soluzione della crisi idrica mondiale.
La distribuzione dei servizi basilari come l’energia, l’acqua e i servizi igienici sono normalmente sotto la responsabilità e le competenze dei governi locali e regionali. Senza regole e regolamenti redatti e garantiti dai governi nazionali con il sostegno a livello internazionale, sarebbe impossibile assicurare i servizi di base ai governi locali impegnati nello sviluppo dei loro paesi, specialmente per quanto riguarda le metropoli.
Green Cross e i suoi partner credono che debba essere fatto uno sforzo radicale e tempestivo per una regolamentazione internazionale nel settore dell’amministrazione dell’acqua sia potabile, sia sanitaria, sostenendo il lavoro delle Nazioni Unite, come quello di UN-HABITAT, che promuove l’adozione di una dichiarazione universale di accesso ai servizi essenziali.
Ci si potrebbe chiedere come sia possibile che l’acqua che è così importante per la vita degli individui, non sia garantita da leggi internazionali.
Sorprendentemente anche se dovrebbe esserlo, non lo è.
Nel 1948, quando la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è stata ratificata, è sembrato ovvio, ai suoi autori, il fatto che tutte le popolazioni dovessero avere accesso all’acqua potabile. Per questo motivo la formulazione di questo diritto è stata completamente dimenticata nell’elaborazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
È stata fatta menzione di ciò, più o meno esplicitamente, in alcuni documenti internazionali: nel Piano di Azione per il Mar della Plata (del 1947); nella Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione (del 1979); nella Convenzione dei diritti del Bambino (1989); nella Dichiarazione di Dublino sull’Acqua e lo Sviluppo Sostenibile.
Tuttavia un documento internazionale che garantisca questo diritto, che sia vincolante per i governi nazionali e che, cosa più importante, provveda la ratifica di questo diritto, non esiste.
Nonostante ciò crei situazioni di criticità a livello mondiale, i governi, eccetto alcuni, sono riluttanti ad aprire dei negoziati, sicuramente complessi e delicati, per una nuova legge internazionale sull’acqua.
Nel novembre del 2002 è stato fatto un importante passo in avanti, quando il Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti Economici, Sociali e Culturali (CESCR) ha riconosciuto il diritto all’acqua come un diritto umano fondamentale. Ciò, in teoria, dovrebbe impegnare i 145 Stati, che hanno ratificato l’Accordo Internazionale per i diritti economici, sociali e culturali ad assicurare gradualmente il libero e non discriminante accesso all’acqua potabile. Tuttavia, lo Status del CESCR non è vincolante a livello legale per i governi.
Green Cross e i suoi partner stanno proponendo la creazione, attraverso dei negoziati, e l’adozione di una Convenzione Internazionale per il Diritto all’Acqua, che una volta ratificata dagli Stati membri delle Nazioni Unite, darà a tutti i popoli il mezzo con il quale affermare il loro diritto all’acqua, sana e in quantità sufficiente, e che obbligherà i governi nazionali a vigilare affinchè questo diritto sia rispettato.
Questo approccio, basato sui diritti per la gestione delle risorse idriche, aprirà la strada per all’accesso per tutti.
I principi fondamentali di questa Convenzione sono stati discussi negli ultimi 4 anni e sono stati approvati da più di cento rappresentanti di Organizzazioni Non Governative di tutto il mondo, durante il Dialogo "Water for Peace" tenutosi al Forum Universale delle Culture di Barcellona nel giugno 2004.
È necessario che sia riconosciuta l’importanza di questo tema, perché i governi possano accettare il nuovo trattato internazionale. Per fare ciò gli elettori dei paesi devono dare indicazioni chiare e fare pressione sui politici.
Perchè tutto ciò si realizzi è necessaria una campagna di sensibilizzazione pubblica mondiale.
Questo è uno dei motivi per cui Green Cross, insieme ad altre organizzazioni locali, nazionali ed internazionali, ha lanciato una campagna pubblica mondiale al fine di convincere i governi degli stati ad iniziare la negoziazione di questo trattato. La campagna che è iniziata a Barcellona lo scorso settembre proseguirà nei prossimi tre anni e che si concluderà , nel 2008, in un'altra città spagnola, Saragozza, durante la Mostra Mondiale dell’Acqua. Informazioni più complete ed aggiornate sulla campagna si trovano sul sito www.watertreaty.org, dove puoi trovare la petizione per il diritto all’Acqua, che incoraggio fortemente a sottoscrivere.
Il Diritto all’Acqua è la nostra causa comune e per avere successo abbiamo bisogno che ogni voce si faccia sentire.
Mikhail Gorbachiov,
Presidente Fondatore, Green Cross International
l’ACQUA NON È UN PRIVILEGIO, È UN DIRITTO!
FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE INTERNAZIONALE PER l’ACQUA
http://www.watertreaty.org
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