Cipro contro Cina per la seta più antica del Mediterraneo

Scoperta dell’Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Cnr nel sito archeologico di Pyrgos-Mavroraki, dove già nel II millenio a. C. si lavorava un filato prodotto dal lepidottero Tortrix viridens endemico dell’Egeo insulare, in alternativa alla più costosa seta da baco cinese.

Seta ’selvatica’ in alternativa a quella cinese, più raffinata ma costosa. Un caso di ’concorrenza’ che ricorda quasi il mercato globale del tessile contemporaneo ma che risale al 1850 a.C. e vede protagonista il complesso industriale cipriota di Pyrgos-Mavroraki. Nell’isola, il team della missione archeologica dell’Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali (Itabc) del Consiglio nazionale delle ricerche, diretto da Maria Rosaria Belgiorno, ha scoperto alcune fibre di ’seta tortricida’, un ritrovamento che attesta la conoscenza di questa tecnica tessile in ambiente mediterraneo già all’inizio del II millennio a.C., quando la seta vera e propria, quella del lepidottero Bombix mori, era prodotta e lavorata solo in Cina. Il segreto dell’addomesticamento e della coltivazione dei bachi da seta fu, infatti, conservato gelosamente dai cinesi fino al VI secolo d.C, quando alcune uova furono portate in Europa da due monaci, nascoste nei loro bastoni da viaggio.

“La seta tortricida rinvenuta a Pyrgos” spiega la dott.ssa Belgiorno “proviene dal bozzolo tessuto dalla larva del lepidottero Tortrix viridens, endemico dell’Egeo insulare, su foglie di quercia o di pino. Le rarissime fibre sono state riconosciute dal prof. Giuseppe Scala, ordinario di Merceologia tessile dell’Università di Firenze, che alcuni anni fa aveva identificato un frammento di seta tortricida tra i reperti tessili provenienti da Pompei”. Le fibre rinvenute nella pompeiana Casa di Polibio, però, risalgono al I secolo d.C., mentre la scoperta avvenuta a Pyrgos ha un ben maggiore “valore storico, poichè conferma l’ipotesi avanzata dall’archeologo greco Cristos Doumas, direttore degli scavi di Akrotiri a Thera (isola di Santorini, nelle Cicladi, in Grecia), secondo cui la lavorazione della seta nel Mediterraneo orientale era diffusa già nel tardo Minoico (XVI-XVII secolo a.C.). L’ipotesi era finora basata sul rinvenimento ad Akrotiri di un bozzolo calcificato, attribuito a una specie di lepidottero mediterraneo simile alla tortrice, la Pachypasa otus”.

Quelle di Pyrgos sono invece le più antiche fibre di seta ’selvatica’ (1850 a.C.) rinvenute in un contesto mediterraneo, come dimostrano le osservazioni al microscopio e le analisi scientifiche effettuate. La lettura al microscopio (400 ingrandimenti) dei frammenti ha tra l’altro permesso di riconoscere residui di una sostanza colorante blu e verde, visibile nelle immagini telerilevate.

Ma questo tessuto era solo uno dei tanti prodotti che usciva da Pyrgos, dove aveva sede un vero e proprio ’polo industriale’ ante litteram (II millennio a.C.), che ha già restituito rarissime testimonianze sulla lavorazione e produzione di olio d’oliva, vino, profumi, tinture per tessili, rame e ceramiche. Il complesso dimostra che Cipro possedeva già in epoca preistorica insospettate conoscenze tecnologiche.

Maria Rosaria Belgiorno dell’Itabc
mariarosaria.belgiorno@mlib.cnr.it