Sul sentiero diretto alle cime più elevate del Gran Sasso, Corno Piccolo e Corno Grande, il “RIFUGIO FRANCHETTI“è un vero gioiello. Caldo, accogliente, legno e pietra, con un’aerea pedana antistante la veduta mozzafiato del Corno Piccolo e dello strapiombo sottostante. All’interno una piccola anticamera dove sostare per sedersi, cambiarsi una maglietta dopo i sudori dell’ascesa, guardare dai vetri l’incanto circostante.
Poi una porta dove campeggia la scritta “CHI APRE, SERRA“. Apertala... si è investiti dal tepore dei corpi e dei fornelli accesi per preparare una bevanda calda e qualche pasto frugale tipicamente montanaro per il viandante di passaggio o per gli ospiti che vi pernottano nell’unica camerata con letti a castello e intrigante promiscuità.
La luce è soffusa ovunque. Un tè caldo, un dolce artigianale, tendine ricamate, cartoline alle pareti recanti saluti pieni di gratitudine di ospiti di ogni tempo, voci discrete, mani operose... e ci si sente subito a casa.
Che meraviglia il rifugio “Franchetti“. Non lo si vorrebbe mai lasciare.
Ma bisogna continuare. Il sentiero chiama per andare ancora più su... verso il ghiacciaio del Calderone e forse, chissà, in vista della cima più alta degli Appennini... il Corno Grande del Gran Sasso.
Dalla sommità... nei tersi giorni estivi... lo sguardo spazia fino al Terminillo, la montagna di Roma.
ROSARIO TISO
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