Milano: maxitruffa - Ci sono voluti tre anni di duro lavoro per il pm Letizia Mannella e il Comando provinciale della guardia di finanza.
Linchiesta partita da un esposto di Unicredit, primo gruppo bancario per capitalizzazione in Italia ha avuto origine nellaprile del 2008, grazie alla denuncia in procura, su una presunta truffa da ventidue milioni di euro. Negli atti venne indicata la "L&B”, una Srl con sede a Monza.
Il caso : In Pioltello, precedente a tale periodo (aprile 2008), vennero versati da alcuni imprenditori, assegni di valore molto elevato. Un impiegato della banca "arrestato”, fece un versamento alla società di ben trenta milioni di euro.
Sequestrate dalla procura le quote. Iniziata la caccia dei capitali sottratti allerario.
Ipotesi dellaccusa, emissione di fatture false e la creazione di società fittizie, per generare crediti verso le banche. Questa operazione ipotizza laccusa, ha portato al fallimento, tali aziende senza mai aver versato lIVA dovuta. Il denaro riciclato è stato poi utilizzato in immobili, auto di lusso e in alcuni dei locali migliori della città milanese attraverso investimenti, locali come il Karma, Luminal e Cafè Solaire.
Grazie alle minuziose indagini che ha richiesto un lavoro coordinato durato oltre 3 anni di indagini del pm Letizia Mannella e degli investigatori del Comando provinciale della guardia di finanza, ha fatto ottenere lemissione di 23 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di manager dazienda, funzionari di banca infedeli, gestori e amministratori di fatto dei locali.
Gli accusati devono rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere, emissione di fatture false, frode fiscale e riciclaggio.
Tra i casi ricostruiti da procura e guardia di finanza, lacquisto di casse di champagne dalla Francia con esenzione del pagamento dellIva attraverso la costituzione di società cartiere. Un nero di milioni e milioni che ha fatto scattare i sequestri "per equivalente”, previsti dal codice qualora non ci si possa rivalere sui beni che costituiscono il profitto del reato.
Da qui il sequestro delle quote dei locali (che resteranno comunque aperti), di cui alcuni degli arrestati risultano titolari di fatto.
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