Lola che dilati la camicia

Teatro dell’Elfo dal 19 febbraio al 15 marzo. Cristina Crippa Patricia Savastano

Milano: dall’autobiografia di Adalgisa Conti a cura di Luciano Della Mea - drammaturgia di Marco Baliani, Cristina - Crippa e Alessandra Ghiglione - regia di Marco Baliani - scene e costumi di Carlo Sala - con Cristina Crippa e Patricia Savastano - luci di Nando Frigerio - suono di Renato Rinaldi - produzione Teatridithalia


"Gentilissimo sig. Dottore, questa è la mia vita". Con queste parole, che testimoniano da subito un'intenzione sincera e penetrante, Adalgisa Conti, internata in manicomio a ventisei anni nel 1914, indirizza una lettera al proprio medico nella speranza che riconsideri il provvedimento di ricovero.


Con esplicito candore e concretezza d'immagini Adalgisa rivela richieste d'amore deluse, una sessualità insoddisfatta, troppi desideri avviliti. C'è il riaffiorare prepotente dell’infanzia, dei brevi giochi, dei brevi sogni di una bambina e di una ragazza che scopre il proprio corpo, bello, vivo, sensibile. C'è il capriccio, c'è la malinconia. Ma poco dopo c'è l’infrangersi dei sogni in un matrimonio senza gioia, l’impossibilità di comunicare con il marito Probo, che presto la colpevolizza, imponendole di soffocare desideri e pulsioni, fino a giudicarla pazza e volersene liberare affidandola al manicomio.


Non ricevendo risposte, dopo questa lettera Adalgisa tace; diventa, realmente, una paziente del reparto agitate,'sudicia, erotica, impulsiva', e, per quasi settant'anni,'invariata'. Abbandonata a se stessa, senza più una famiglia, è destinata a rimanere in manicomio fino alla fine dei suoi giorni, ormai novantenne.


Questa storia, tornata alla luce grazie a Luciano Della Mea che aveva pubblicato nel 1978 la lettera e altre testimonianze (ristampate da Jaca Book nel 2000), ha appassionato Cristina Crippa che, con Marco Baliani, Alessandra Ghiglione e Patricia Savastano, ne ha tratto una versione teatrale.


Lo spettacolo diretto da Marco Baliani, Lola che dilati la camicia, dà nuovamente voce ad Adalgisa coinvolgendo gli spettatori in una sorta di intenso rito della memoria: Cristina Crippa è una protagonista intensa e commovente che ripercorre tra afasie e illuminazioni improvvise, parole smarrite e ritrovate, il labirinto della memoria di Adalgisa, destinato a sfociare in una disperata follia. Il regista ha reinventato un linguaggio fatto di gesti minimi, piccoli cenni, belbettii sommessi che esprimono tutta la vitalità della donna troppo a lungo repressa. Patricia Savastano è la sua infermiera-guardiana, ma anche sua sorella e custode, quasi ossessivo doppio delle visioni dell’altra. Le due attrici esplorano insieme il filo tenue che le unisce, la continua interdipendenza e reciprocità che le rende in definitiva una coppia.


DALLA RASSEGNA STAMPA:


La potenza delle parole, nel naufragio di sintassi e senso, si disperde nella scarna dimensione sonora di rumori e brani operistici. E non conta solo il rigore degli esiti, ma l’onestà e le passione che si respira: Cristina Crippa s'incide come un'icona violenta e insieme diafana, con lo sguardo perduto e il corpo proteso nel nulla, scosso dai raptus o placato negli abbandoni. Con lei Patricia Savastano, secondina e solidale, inserviente e narratrice, che si divide tra trasfigurazione e testimonianza.


Toccanti la scena dell’abluzione nella tinozza e il duetto con la "nutrice" a imboccare le parole alla donna perduta. Così, tra un bagno purificatore e la trasformazione finale in grottesca maschera della follia, la vita si smarrisce fissandosi in un urlo senza respiro alla Munch e la proiezione del reperto della scrittura. Un successo.


Antonio Calbi, la Repubblica


Rudemente lavata in un catino, rivestita da un ruvido camicione, alla fine anche grottescamente impiastricciata con un orribile trucco da vecchia, Cristina Crippa è intensa e penetrante nell’evocare gli insondabili umori della protagonista, mentre Patricia Savastano incarna una figura che è insieme di infermiera, suggeritrice, alter ego.


Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore


È uno spettacolo bello e persuasivo perché senza artifici, capace di far vivere con levità e discrezione i sentimenti. Baliani muove la rappresentazione in un continuo e sottile gioco di distanze e di coinvolgimenti, di gesti minimi e di parole perdute e ritrovate e ripetute. Basta una voce che esca da un vecchio e gracchiante fonografo, basta il rumore di una goccia che ossessivamente cade per costruire un'atmosfera. Ciò che nasce è uno spettacolo pieno di dolore e poesia.


Domenico Rigotti, l’Avvenire


Rumori che non si sa se siano mostruose invenzioni della mente, parole capaci di ferire, lo spazio malato che rinchiude l’inquietante bellezza di Lola che dilati la camicia. (...) Costruito sulle parole di dolore di una donna, autobiografia di Adalgisa Conti affidato da Marco Baliani al talento di Cristina Crippa e Patricia Savastano. Spettacolo intenso e crudele, per raccontare di una donna rinchiusa ancora giovane in manicomio, di una lunga vita minuziosamente appuntata, in deliranti desideri d'amore, appassionati ricordi, frammenti diseredati, sopraffazioni e cancellazioni. Dolore del corpo e dell’anima disegnati da Cristina Crippa in piccoli gesti, sguardi, pulsioni e tensioni. Emozionati e meritatissimi applausi.


Giulio Baffi, la Repubblica, 21 marzo 06


AL TEATRO DELl’ELFO, VIA CIRO MENOTTI 11 MILANO - FERIALI ORE 20.45, FESTIVI ORE 16 (lunedì riposo) - INTERO 24 €, RIDOTTO 16 €, MARTEDì 14 € (INCLUSO DIRITTO DI PREVENDITA)