Roma: Mercoledì 1 e Giovedì 2 aprile il Teatro Quarticciolo apre il sipario sulla storia di un ritorno e di una fuga: due storie parallele decise a “raccontare per salvarsi la vita”, questo il sottotitolo dello spettacolo Figlie di Sherazade.
Scritto, diretto e interpretato da Chiara Casarico e Tiziana Scrocca, lo spettacolo è il racconto di Zoya e Aysha che, come la A e la Z, come l’Alfa e l’Omega, come il principio e la fine, intrecciano le loro vicende di vita comune nel ritmico rimando di un doppio monologo che arriva a confondere e che costituisce il tessuto della storia che ognuno di noi proietta nell’altro da sè.
Lo spettacolo nasce dal bisogno di capire e raccontare, al di là di giudizi e pregiudizi, situazioni di disagio dovute alla diversità di genere nel mondo. L’idea è quella di portare una testimonianza attraverso uno spettacolo di narrazione, agile ed improntato all’essenzialità , trasferibile in diversi contesti culturali: una colonna sonora originale, una scenografia fatta di proiezioni, un gruppo di donne che raccontano di donne. L’obiettivo è quello di mettere l’accento sulla condizione del genere femminile e le sue ineguaglianze in diverse parti del mondo, sui diritti negati delle donne, e allo stesso tempo rivelare l’importanza dei percorsi di solidarietà e di presa di coscienza.
Aysha è una ragazza nata in Germania da genitori turchi. Vive a Berlino, dove studia, lavora e si innamora di un ragazzo tedesco. Purtroppo i genitori hanno già deciso di darla in sposa al cugino, come è nella tradizione del loro paese d’origine. Ma Aysha vive i conflitti tipici dei figli di immigrati: non si riconosce nella cultura dei genitori e non può sottostare alle loro regole. Inoltre, una quotidianità fatta di soprusi e violenze la porta a scegliere la fuga. Dopo un periodo vissuto come un animale braccato, Aysha approda ad un centro di accoglienza per donne maltrattate e grazie al confronto con le altre donne rielabora il proprio vissuto e scopre il potere curativo della parola e l’importanza di testimoniare la propria esperienza. Zoya è una ragazza afghana rifugiata in Pakistan. I suoi genitori, attivisti politici, sono stati uccisi dai fondamentalisti quando lei era piccola. La morte dei genitori e l’inasprirsi del fondamentalismo la costringono a fuggire in Pakistan. Della sua educazione si occupa una nonna “molto illuminata” che ha fatto di tutto per farla studiare. E così, grazie all’istruzione ricevuta in una scuola femminile clandestina, Zoya cresce nella consapevolezza di voler fare qualcosa per aiutare il proprio paese a risorgere dalla guerra e dal fondamentalismo. Tornando in Afghanistan e riprendendo l’attività clandestina dei genitori, scopre che la sua non è solo un esigenza politica ma anche una pulsione intima. Le scene sono sottolineate o intramezzate da un canto che rappresenta la voce dell’anima di tutte le donne schiave della loro condizione. Il canto è anche anelito di libertà , speranza, fiducia in un futuro migliore, possibilità di riscossa.
Premio RadioRAI Microfono di Cristallo
Finalista al Premio Ustica per il Teatro 2007
Finalista al Festival Internazionale di Lugano
Lettera di Encomio del Presidente della Repubblica
Teatro Biblioteca Quarticcolo
via Ostuni 8, Roma - 1 e 2 aprile 2009 ore 21.00
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