She bearer of madness Secondo capitolo

Il secondo capitolo di She bearer of madness. Le avventure di una ragazza per metà umana e per metà ninfa. Crede nel vero amore, però purtroppo sa che non potra mai viverlo . Perché chi la guarda negli occhi se ne innamora, un amore folle ed incondizionato. Ma un amore falso, secondo lei. Perché l’amore si costruisce con gli anni, non nasce in un momento.

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Finalmente arriviamo a Bologna, siamo partiti da Manfredonia, in Puglia. Quindi sono state più a meno, ben cinque ore di viaggio, sono distrutta. I sedili erano scomodissimi, e nella nostra cabina è capitato un uomo che si era rotto una gamba sul treno. Quindi non sono riuscita a dormire per niente, proprio Perché ogni due secondi sentivo le urla del poveretto. L’aria di Bologna è spensierata, ed un pò pazza. Spero di integrarmi, anzi spero che gli altri riescano ad integrarsi con me. Impresa ardua! Io sono capace di rovinare l’atmosfera di questa città, oh bé, mi sforzerò per cercare di non distruggere grattacieli (impossibile dato che non ci sono grattacieli a Bologna) o almeno di non uccidere nessuno (possibile, anzi molto probabile) dato che riesco sempre a far del male alle persone intorno a me, senza neanche muovere un dito! Ok, diciamo che sono riuscita a dar fuoco a molte risse, ma non è stata assolutamente colpa mia! (Beccata! ok un pò lo è stata...) Non sono mai andata daccordo con le ragazze della mia classe, dato che rubavo loro i ragazzi. E non sono mai andata daccordo con i ragazzi della classe, proprio Perché ragazzi. Odio i maschi, Perché hanno la capacità di buttare un amore per un bel visino.

Quindi diciamo che sostanzialmente sono sempre stata sola. Ma mi piace stare da sola, non sono come quelle ragazze dei film che all’inizio sembrano solitarie ed alla fine si scopre che in realtà era solo apparenza e soffrivano, a me piace la solitudine. E’ il mio ambiente naturale. Però in effetti io soffro, soffro e non so il Perché. Forse semplicemente non è destino che io sia felice, oppure non è destino che io sia qui. Lo sento, di appartenere ad un altro luogo ed allo stesso tempo di appartenere a questo. Ma Perché diavolo sono fatta così! Stringo la mia collana, unico ricordo dei miei genitori e penso. Ricordo una casa nella foresta, nascosta da tutto e tutti, ricordo il sorriso di lei, l’allegria di lui. Ricordo l’amore che c’era tra loro, e una lacrima bagna il mio viso. Ah si ho dimenticato di aggiungere una cosa alla lista dei miei difetti, SONO UNA PIAGNUCOLONA!! Marta e Giulio hanno detto che andremo a vivere in un appartamento al centro, so già che non andrà a finire bene. Io riesco a vivere in pace con me stessa e con il mondo, solo se anche l’ambiente intorno a me è in pace. E il traffico cittadino per me non è sicuramente pace! Anzi è una dichiarazione di guerra bella e buona! Ah giusto, sono anche polemica e combattiva. Cavolo... sono proprio un disastro. O bé vuol dire che rimarrò zitella a vita, però... sarebbe un peccato sprecare tutta questa bellezza.

Fra qualche giorno inizierà la scuola, e già non vedo l’ora che finisca. Non che non mi piaccia (non mi piace) ma odio il fatto di dovermi svegliare presto la mattina, distruggere la schiena, e dopo sorridere ai professori! Io ho una potenzialità che nessun altro ha, cioè quella di trasformare ogni cosa, anche la più bella, in qualcosa di fastidioso. Non c’è l’ascensore, quindi saliamo a piedi fino al settimo piano, (farò causa all’architetto se non mette l’ asciensore!) Marta caccia le chiavi, le inserisce nella porta e le gira, entriamo. In quel momento qualsiasi battuta, qualsiasi insulto, sarebbe stato una bugia, Perché da questo momento in poi, nonostante le scale, sarò orgogliosa di chiamare questo posto casa. Una luce intensa e pura entra dalla finestra del balcone, che illumina l’interno dell’appartamento, con il pavimento di legno, tre camere da letto, due bagni, una cucina immensa ed un quadro bellissimo nel soggiorno. Rappresenta un essere fatato, una fata forse, sul bordo di un lago, di notte. La luna si riflette nell’acqua, come il volto della fata. La cornice d’argento vero, illumina i colori del dipinto. Vorrei essere capace di creare un capolavoro del genere. Ma ora basta sentimentalismi, devo andare ad esplorare questa città, sperando di non finire in un litigio già il primo giorno.

- Marta io vado in giro, potrei anche non tornare. Quindi non ti scomodare a prepararmi la cena, al massimo mangio fuori. - Marta e Giulio sono brave persone, però abbiamo caratteri diversi, quindi entriamo sempre in contrasto, non ci posso fare niente.
- Torna per le 22.00 domani mattina dobbiamo andare a casa di un mio amico, probabilmente ci saranno anche i figli. Quindi vedi di fare amicizia con loro. Vedi di tornare puntuale!- Mi dice Giulio, con una voce seria e cristallina. Ma a me non mi da ordini nessuno, quindi per sbaglio potrei perdere l’orologio e quindi tornare a casa a mezzanotte, chissà.
- Come vi pare, io esco, ciao - Un vento caldo soffia imponente sulla città, ci vuole far capire che ci può distruggere, mi dispiace vento ma l’unica persona che è capace di distruggermi sono io. Entro nella piazza maggiore mi siedo sugli scalini e osservo il cielo, sperando che gli angeli esistano. Immaginando il mio prossimo dipinto, questo stesso cielo però di notte, e con arcangeli che osservono tranquilli le case. Il pomeriggio vola via velocemente, ed io senza neanche vedere le ore che passono rimango ferma, a osservare il grande mondo intorno a me. Mi ricordo che una volta da piccola, dovevo avere più a meno otto anni, mi trovavo a Verona con la mia seconda famiglia adottiva, ed incontrai un bambino strano.

Lui mi chiese quale fosse il mio elemento preferito, non mi chiese il colore, non mi chiese l’animale, ma proprio l’elemento. Io gli risposi “ il ghiaccio“ senza neanche pensarci. Quelle due parole, senza un vero motivo fecero piangere il bambino. In quel momento rimasi perplessa, Perché quel bambino si mise a piangere all’improvviso per quelle due semplici parole? Da piccola non ero così, ero allegra, e nonostante la mia difficile situazione, riuscivo a sorridere. Ma una volta cresciuta, non sono più riuscita a ridere di cuore, neanche una volta. Credo che i miei insulti, siano solo un modo per difendermi... difendermi dal mondo, dalla realtà. Oddio sto cercando di psicanalizzarmi... Guardo l’orario le 21.30, mi incammino verso casa sperando di ricordarmi la via. Svolto l’angolo e passo per un vialetto stretto per tagliare, e mi imbatto in due fidanzatini che stanno facendo “quello“, sembro una bambina che non riesce a dire “quella parola“ si insomma... la parola sesso.

Questa è una situazione davvero imbarazzante quindi accellero il passo senza però fare rumore... e vedo per mia sfortuna lui in faccia, un bel ragazzo. Il tipico “è solo sesso, nessun impegno“ e mentre li sento ansimare, vedo chiaramente lui farmi l’occhiolino. Allora inizio quasi a correre, e finalmente esco da quel vicoletto. Spero di non vedere mai più quel ragazzo, altrimenti la mia reazione sarà, guance rosse e parole taglienti. MOLTO taglienti. Arrivo a casa butto a terra la borsa, e corro alla toilette. Sperando che ci sia la vasca... TI PREGO TI PREGO TI PREGO FA CHE CI SIA LA VASCA! Ho bisogno di farmi un bel bagno. L’unica cosa che riesce a farmi rilassare è l’acqua. Quando sono sott’acqua i pensieri smettono di farmi male. Entro, la vasca fortunatamente c’è, faccio scorrere l’acqua , preparo l’accappatoio le pantofole ed il pigiama. Mi immergo, avvicino le ginocchia al viso e le fermo con le braccia, mi ricordo che quando ero piccola facevo sempre il bagno con mia madre. Mi mettevo in questa posizione e la facevo entrare nell’acqua insieme a me. La sera venivano a trovarci i genitori di papà. Il nonno e la nonna erano fantastici. Ma poi all’età di tre anni morì nonno, l’anno dopo i miei genitori. E in seguito anche nonna mi lasciò. Loro... non mi facevano mai uscire di casa, e quando sono morti mamma e papà, nonna mi ha portato via dalla mia casetta nel bosco. Sono ricordi confusi, però sono ricordi. Mi ricordo tutte queste cose Perché ognuna di loro mi ha segnato la vita. Immergo anche la testa sott’acqua e inizio a pensare... mi addormento tanto mi trovo al mio agio. Al mio risveglio Marta sopra di me sta piangendo.

- Marta che c’è? - Mi osserva sorpresa e stranamente felice.
- Stai bene piccola??? Pensavo tu fossi morta... eri immobile sotto l’acqua, con gli occhi chiusi. Non ti muovevi più e non uscivi, ti ho presa e portata fuori. Pensavo... che tu..
- Mi sono addormentata... ma non suona strano da dire? Mi sono addormentata sott’acqua, senza bisogno di respirare, ogni mio bisogno fisico una volta sott’acqua si spegne, ogni mio pensiero si spegne, ogni mio desiderio. Sembra brutto? Invece è la sensazione più bella.
- Marta mi stavo esercitando nell’ apnea, sto benissimo. Fra poco devo riprendere a fare nuoto no? Devo essere pronta ed avere i polmoni ben allenati. - Piccola bugia, ma per il bene dell’umanità! Beh non proprio per l’umanità intera, ma per...Marta e Giulio. Non voglio che si preoccupino. Io a loro infondo tengo, e credo che mi terranno con loro. Non mi abbandoneranno. Ok Katy non illuderti! Marta esce dal bagno un pò più tranquilla, mi metto l’accappatoio, mi asciugo i capelli quasi ricci per l’umidità ed entro in camera mia. Quella che ho scelto io tra le tre stanze. Pareti chiare, di un lilla più sul bianco che sul viola, tre finestre abbastanza ampie. Un armadio troppo grande per i pochi vestiti che ho, mi volto e trovo su uno dei due letti un peluce con su scritto “Ti vogliamo bene“. Sanno che odio queste cose, dovrei proprio andare a dirgliene quattro a quei due... però ho uno stupido sorriso stampato nel volto. Almeno loro mi rendono (anche se poco) felice. Entro in cucina, do un bacio sulla guancia a i due sposini (la prima ed ultima dimostrazione d’affetto che farò loro in tutta la vita). Apparecchio la tavola (ovviamente Marta mi ha preparato comunque la cena) ci sediamo ed iniziamo a mangiare. Parliamo, scherziamo, e io e la mia diciamo “mamma“ prendiamo in giro il povero “papà“ che si veste come un camionista. Loro vogliono che io li chiami così “madre e padre“ ma non so se ne sono capace... io tengo a loro, ma non so se li considero genitori.

- Katy, ora che ci penso non te l’ho mai chiesto. Sei italiana, allora come mai hai un nome straniero? Katharine? - Ecco come tirare fuori un argomento che può rovinare una intera giornata...
- E’ un nome greco, i miei “veri“ genitori erano di origine greca, poi dopo la loro morte io e mia nonna ci siamo trasferite in Italia. Però suo marito, mio nonno, era italiano.- Vedo chiaramente la tristezza e la preoccupazione sui loro volti, per avermi fatto parlare di qualcosa di così triste. Ormai la serata si è rovinata, e non per me, per loro. Ora saranno preoccupati per giorni, si sentiranno in colpa e mi compatiranno. Mi alzo da tavola e corro nella mia stanza. Uffa è così frustrante sento gli occhi bruciare, le lacrime stanno per uscire. Lacrime di amarezza. Perché sono così debole? Non riesco mai a trattenere le lacrime, mai. Apro la mia valigia e caccio la tela da disegno. La mano si muove veloce, senza esitazioni, e senza neanche vedere... creo. Creo un piccolo universo. Quasi fossi io il Dio del mio mondo. Mi addormento, con il ritratto in mano. Il giorno dopo una volta svegliata lo osservo. Una donna, bellissima, fredda, oscura, mi guardava attraverso quella tela.

L’inizio della mattinata è stato banale, colazione (biscotti al cioccolato nel latte), doccia veloce, capelli pettinati e in più nervosismo cronico. NON VOGLIO ANDARE DAGLI STUPIDI AMICI DI GIULIO E MARTA, NON ME NE PUò FREGARE DI MENO DI LORO E DEI LORO FIGLI! VOGLIO SOLAMENTE DORMIRE!!!! E so già come andrà a finire, io dovrò stare lì e fingere di essere una persona educata, dolce, simpatica. ODIOSO. Tutto questo è odioso. Per fortuna so fingere, molto bene. Mi piacciono tutte le arti. Pittura, musica, teatro. L’unica che odio con tutto il cuore è la danza...brrr mi vengono i brividi solo a pensarci. Mi vesto, mettendomi i vestiti scelti appositamente per questo giorno da Marta, ci tengono tantissimo a fare bella figura con queste persone, sono amici d’infanzia di Giulio, quindi purtroppo devo fare la brava, (CHE PALLE) Mi metto la camicia celeste con un pantalone di jens scuro, capelli piastrati e infine lenti a contatto. Scendo le scale (ancora a piedi) ed esco dal portone con aria assonnata, quando avanti a me vedo, LA BELLEZZA PURA.
- Ti amo, ti prego vuoi diventare mio???? - Si ti amo... ti amo con tutto il cuore. Dicono che l’amore a prima vista non esiste... eppure io l’ho trovato.... ti amo. Ti amo. TI AMO. E’ così bello dirlo... pensarlo... sentirlo... io ti amo. Lo amo... voglio salire sopra di lui, montarlo, e correre per le strade più veloce del vento. Cosa avevate capito??? Sto parlando di questo bellissimo motorino!

- Giulio?? E’ quello che penso che sia?? - l’anno scorso, l’ultimo anno di medie, ho fatto l’esame per il patentino, e l’ho superato. Speriamo che questo sia il motorino che M e G mi hanno promesso.
- Si, te lo abbiamo comprato ieri pomeriggi mentre eri fuori, un mio amico li vende. - Giulio è nato e cresciuto qui, quindi conosce quasi tutti. Poi si è trasferito più a meno all’età di 20 anni, per poter stare con Giulia, che abitava a Rimini. Ed ora hanno deciso di venire a vivere qui. Ma comunque chi se ne frega, l’importante ora è questo gioiellino. Rosso fuoco, d’orato ed argentato. Una carrozzeria da paura, finalmente le mie preghiere sono state ascoltate yeeeeeeeeeeeeeeeeeeee. UNA GIORNATA NO SI è TRASFORMATA IN UNA GIORNATA FANTASTICA! Sperando però che non si concluda male.

- Emmm, ok tu lo sai, io lo so. Non c’è bisogno di dirlo vero?? -
- Di dire cosa?? - Che NON HO NESSUNISSIMA INTENZIONE DI DIRGLI GRAZIE! NON VOGLIO! NON CI SONO ABITUATA! Che palle stratosferiche!
- GRAZIE!!!!!!! - Lo dico con un tono di voce così acido, che Giulio salta in dietro per paura che io lo attacchi. Però poi si tranquillizza e mi dice “... Prego...“ con quel suo tono di voce controllato.
- Però ora vieni in macchina con noi, ti darò le chiavi domani se sta sera ti comporti bene. Mi raccomando, fai la ragazza seria e matura. Nelle ultime recite scolastiche sei stata una fantastica protagonista. - Lui è il primo genitore che mi spinge a fingere ed a mentire, mi piace... Muahhahahahahahah (risata sadica) . Bene, mi sforzerò. Ma solo per il mio motorino. Entro in macchina e... vai con lo show!

- Buon giorno signori, è un vero piacere conoscervi. Il signorino Giulio e la signorina Marta mi hanno parlato molto di voi - I figli non si sono ancora visti fortunatamente, e gli amici di G e M mi piacciono, ma solamente Perché hanno una casa da paura! Hanno pure la TV a schermo piatto ed un giardino grandissimo. Si si, credo che andrò molto daccordo con loro.
- Ciao, sei davvero una bellissima ragazza. Ma come mai chiami loro signorino e signorina? Sono i tuoi genitori adottivi ormai da tempo-
- Si certo, ma sapete... io sono sempre stata mandata da una famiglia all’altra, nessuno mi voleva. Ero troppo grande, nessuno vuole una ragazzina. E’ preferibile adottare una bambina appena nata. Invece il signorini Giulio e Marta, non mi hanno abbandonata. Li rispetto, e li amo. E mi sembra giusto trattarli con il dovuto rispetto. - Noto con piacere le espressioni sconvolte di G e M, non mi hanno mai vista in comportamenti educati. Però io davvero non capisco, non siamo nel medioevo. Siamo nel ventunesimo secolo, e non tutte le ragazze sono perfette, educate bla bla bla.
- Che ragazza d’oro. Siamo felicissimi di conoscerti, vi presento i nostri figli. Scendete ragazzi. - Una ragazza con capelli biondi, sui diciotto anni, pelle molto scura, e occhi neri, scende dalle scale. Carina si, ma non bella, i suoi lineamenti sono troppo scordinati tra loro. E poi lui, alto, abbastanza muscoloso, abbronzato, capelli folti neri, si volta. O Dio! E’ quel ragazzo di ieri sera. NO,no,no,no,no,no,no,no,no,no,no ed ora?? Farò finta di niente e mi comporterò come concordato.
- Salve, è un piacere conoscervi. Ho sentito molto parlare di voi. Io sono Katharine - E dopo queste parole, utilizzo il mio “sorriso“ quello dolce, luminoso, il sorriso che riesce a conquistare chiunque. Lei mi guarda perplessa come per dire “ma è umana?“ mentre lui fa uno sguardo che conosco troppo bene. Quel tipo di sguardo penetrante, che ti spoglia con gli occhi. Lo sguardo che rivolge un uomo ad una donna. Ci siamo capiti no?
- Piacere - mi dicono ad unisono, con toni diversi però. Lei con uno quasi seccato, invece quello di lui non sono riuscita a capirlo. - Io sono Paola - mi dice in un modo forse un pò troppo distaccato. - Io sono Matteo - troppo esplicito.
Cose che ho capito nel giro di dieci minuti su Matteo e Paola : Non sono fratelli di sangue, infatti Luigi e Tonia si sono sposati solo due anni fa, entrambi avevano già figli. Probabilmente loro due sono andati a letto insieme , lo si capisce dallo sguardo di Paola, e lui smbra totalmente diverso da ieri sera. Nonostante lo abbia visto per solo cinque secondi, ho guardano nel profondo i suoi occhi grigi. E sicuramente il ragazzo di oggi, non è il tipo che fa sesso per strada.
- E dimmi Katharine quali sono i tuoi hobbi? - Mi chiede Paola, è la trentesima domanda che mi fa nell’arco di un quarto d’ora. Probabilmente sta cercando ti travermi un difetto. Non ne troverà. ovviamente.
- Suono il pianoforte e la chitarra, faccio piscina, amo leggere ma soprattutto amo la pittura. Vorrei diventare appunto una pittrice da grande. - Queste fortunatamente sono tutte cose vere, il mio caratterino sta sera non apparirà. Non vedo l’ora di salire sul mio motorino! E’ dall’inizio della serata che penso solo a questo. Vivere è orribile, incontri solo dolore, e persone che prima o poi muoiono o ti abbandonano. Però un motorino è capace di farmi tornare la voglia di vivere. Ok , sorvoliamo su quello che ho appena pensato.
- Cavolo, sei proprio la ragazza perfetta - Mi dice Tonia quasi mi invidiasse. - Ora ragazzi andate sopra a divertirvi un pò. Lasciate le chiacchiere da vecchi a noi vecchi. - Preferisco parlare con loro vecchi decrepiti (mentalmente) che con questi due rompiscatole. Su Katharine resisti, una serata, solo una serata e abbraccerai il motorino. Saliamo le scale, e mi mostrano le varie stanze, lasciando per ultima quella di Matteo. Entriamo. Una stanza molto ordinata e spaziosa, piena di libri . Mi volto, un pianoforte bianco a coda stupendo. “Posso?“ voglio suonare, la musica è uno dei pochi modi con cui riesco ad esprimermi. Matteo con un cenno me lo permette, ed inizio a suonare. Una musica melodiosa riempie la stanza, una musica quasi magica. Ma dove l’ho sentita? La mia voce corre da sola insieme alle note, non avevo mai cantato così di cuore. Forse questo è l’unico gesto sincero fatto in questa casa.
- Allora - mi dice Matteo con voce seria - sei proprio una brava attrice, come mai reciti la parte della brava bambina? - Ok, la recita è finita.
- Non voglio far fare brutta figura a Giulio e Marta - (In realtà l’ho fatto solo per il motorino) Paola con aria stanca esce dalla stanza e svolta a sinistra, probabilmente dirigendosi nella sua camera.
- Ma tu come hai fatto a capirlo? Che fingevo intendo - Mi guarda, poi con la mano mi ferma il mento.
- Un bel faccino come il tuo, non può che avere un caratterino tagliente. Non credi? - Mi si avvicina sempre di più, indietreggio, inciampo. Mi cadono le lenti a contatto, mi fissa. Mi guarda negli occhi. Ti prego smettila, non guardarmi. Non guardarmi negli occhi, non incrociare il tuo sguardo con il mio, ti prego.
Se gli occhi sono lo specchio dell’anima, io non ho un anima.