Roma: Polizia di Stato - Sono trenta gli anni che la legge di riforma della polizia ha compiuto il 1° aprile. Una legge che ebbe un lungo iter parlamentare iniziato sin dal 1974 e che portò cambiamenti epocali nell’apparato di sicurezza italiano.
Stamattina il capo della Polizia Antonio Manganelli ha ripercorso la legge 121 del 1° aprile 1981 in un incontro con alcuni giovani commissari alla Scuola superiore di polizia di Roma e alcuni rappresentanti dei corsi che si tengono nelle diverse scuole di polizia in Italia.
La visita del prefetto Manganelli al centro di formazione è iniziata con un momento di raccoglimento presso il sacrario ai caduti della Polizia che si trova all’interno della Scuola per poi proseguire nella sala conferenze.
Nelle parole del Prefetto, non solo la genesi della riforma, ma anche l’attuazione e i cambiamenti avvenuti in questi 30 anni.
Gli anni bui del terrorismo, dei poliziotti assassinati ma anche le legittime istanze di rappresentanza sindacale, di miglioramenti economici e, infine, la richiesta di una maggiore professionalizzazione per esser al passo con le sfide che quei tempi difficili imponevano.
“Oggi rileggere quelle norme è entusiasmante - ha sostenuto il capo della Polizia - una riforma del genere, così coraggiosa, sarebbe attualmente inimmaginabile. Un iter travagliato che ha portato chiare definizioni di ruoli, compiti ed obiettivi da realizzare“. Un sistema normativo, ha continuato il Prefetto, in cui “Non vanno puntualizzate ambiguità o imperfezioni interpretative“.
La legge di riforma della pubblica sicurezza ha riconosciuto un’importanza strategica alle scuole di formazione perché, ha sostenuto Manganelli “Lì c’è il momento della riflessione e della ricerca; lì si pianificano le piattaforme dalle quali nascono le nostre strategie che investono la politica della sicurezza del nostro Paese“.
Le linee guida della riforma: la smilitarizzazione e la conseguente ridefinizione dei ruoli professionali costituivano già una rivoluzione nel sistema di gestione delle forze di polizia ma su questo si inserì anche il riconoscimento di un ruolo a tutto campo delle donne in uniforme riconoscimento che le forze armate e di polizia ad ordinamento militare hanno raggiunto solo pochi anni fa.
“Ci riempie di orgoglio - ha detto il capo della Polizia - sottolineare che la legge n.121 nel 1981 ha riconosciuto la piena dignità della donna sancendo il diritto di pari opportunità nelle selezioni, così come nel ricoprire qualunque ruolo e incarico“.
Antonio Manganelli ha proseguito il discorso sottolineando l’importanza della creazione, con la riforma, dell’Ufficio di coordinamento e dei vari Uffici interforze, dall’antidroga al servizio protezione testimoni, dalla Direzione investigativa antimafia all’Interpol. “Sono state create delle squadre - ha ricordato il capo della Polizia - in cui ogni singola forza di polizia porta la sua esperienza e tradizione attorno ad un tavolo dove poi viene presa una decisione unanime per un obiettivo comune. Questa diversità è la vera forza delle squadre“.
Tutto raccontato con le parole di un uomo che ha attraversato questo trentennio in prima linea, prima come giovane funzionario, poi, assumendo su di sé sempre maggiori responsabilità sino a raggiungere il vertice del Dipartimento.
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