Libertà degli “Amici di Casa Marino“. Autonomia degli “Amici di Casa Marino“. Qui da noi la più frugale come la più opulenta delle cene è sempre accompagnata da vini di ogni regione, provincia, villaggio italiano e del mondo che hanno qualcosa da dire a chi ha cuore e dona tempo per intenderli. E quando un consesso di anime si inarca all’unisono nel moto di cogliere presagi di piacere, l’universo si espande e risponde e ti fa scoprire tracce, percorrere sentieri, inciampare in spiriti che realizzano i tuoi desideri attraverso i loro sogni, in uno scambio e una compenetrazione altrimenti impossibile e fuori dalla portata degli umani.
Così è stato per l’incontro con i nettari de Les Caves de Pyrene e i loro facitori. “Les Caves“, il più anarchico dei partiti, ribelli al disordine ma contro qualunque conformismo trionfante, assomma un gruppo impareggiabile di amanti del vino. Stasera a “Casa Marino“ , attraverso le loro creazioni , la ricerca appassionata e la sorte hanno decretato la presenza di una terna di autentici vigneron fuoriclasse, esponenti di un’Italia viticola luminosa ed emergente: Mattia Barzaghi, Natalino Crognaletti e Natale Simonetta. Di loro si è già detto e scritto tanto. Qualcuno ha già calcato la ribalta della notorietà. Eppure ogni discorso risulta vano, ogni descrizione evanescente.
Le parole sono simboli, poderose come acque che dilavano la terra. Ma dopo il loro passaggio la roccia consunta resta e muta induce e sospinge a più segrete escursioni, a più rarefatte emozioni. E quando l’emozione scava, non sai mai quello che reca.
Eccone dunque il racconto.
Su di uno spartito gastronomico lieve, virante da nude crudità di mare a polifonici scialatielli ai limoni di Sorrento con vongole e gamberetti, dalla finezza del carpaccio di salmone alla saporosa consistenza di mazzancolle al forno, dal dolce preparato da amorevoli mani fino alle note assolute di finissimo cioccolato, il primo “assolo“ è affidato ad una magnum di Zeta, la Vernaccia di S. Gimignano di Mattia Barzaghi. Targata 2009, è diventata presto un paradigma della denominazione. La sua cifra:florealità, fruttuosità, mineralità. Il suo respiro:fresco, vegetale, balsamico, sapido. Franchezza e facilità di beva esemplari. La sosta in bottiglia gli ha donato persino sussurrate note speziate. Mugolii di piacere percorrono gli astanti. Pouilly-fumè.
Con Natalino Crognaletti e il suo Verdicchio Classico Riserva “Vigna delle Oche“ 2008 in versione magnum, cresce ulteriormente lo stupore. Come si può descrivere il sapore del vino? A volte i referti organolettici sono ridicolmente insufficienti. Se si rapportano poi alle situazioni, al luogo, alle condizioni in cui si beve e alla compagnia è ancora più complicato pronunciare sentenze di una qualche significanza. Eppure nonostante tutto questo Verdicchio si esprime . E noi, come in trance, biascichiamo spezzoni di frasi su di una strisciante mineralità ancora una volta presente e a tratti stupefacente, su di una evoluzione suscitata dalle fecce nobili che fa pensare ai Riesling o agli Chablis. Poi, il metodo classico rosè Visages de Canaille di Cascina Baricchi. Un’assonanza magica fra la spumeggiante cadenza di bollicine in divenire e la nostra briosa disposizione umorale ci riempie di gioia quasi infantile. E’ sempre più esclusivo il nostro amore per i vini genuini, artigianali, di livrea certosina e beva avvincente. Il Nebbiolo che sottende al rosa brillante della stoffa lancia strali di sicuro carattere attraverso la poderosa tessitura. Dalla viola e dalla fragola riverberi di tipicità. Prodotto inconsueto, atipico, originale. Rarità.
Il finale è affidato all’italico Sherry, una Vernaccia di Oristano. . . fra i più misterici e misconosciuti nettari d’Enotria. . . 1996 di Contini. Per amanti del genere, ha dato il meglio di sé man mano che la temperatura nel bicchiere saliva.
“Casa Marino“:ricettacolo, anche stavolta, di amorosi sensi. Per Rosario, Fabio, Roberto, Antonio Lioce, Antonio Marino, Enzo, Valentina e Mariarosaria un altro caldo, appagante, eccitante, perfetto, divino Simposio.
ROSARIO TISO
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