Sovente accade quel che amo definire la “magia“ del bere e del degustare, quell’intreccio di piacere e di esperienza che affascina sempre come la prima volta e che si realizza compiutamente nell’incontro con un grande vino.
Stavolta va in scena il CHIANU CARDUNI 2004 dell’azienda vinicola siciliana “ Baglio di Pianetto “. Il nome sembra evocare una landa brulla dove una bassa vegetazione mediterranea dilaga, con il rado conforto di formazioni arboree sparse qua e là. Un terreno magro, scarno, dove l’acqua piovana non ristagna ma scivola in profondità, costringendo le viti a sviluppare monumentali apparati radicali che danno forza e sostegno alla pianta. Giornate calde e ventilate fanno da contraltare a notti fresche e balsamiche con il riverbero di brezze tiepide che vengono dal mare... errabonde... che giungono sfinite tra i contrafforti pedemontani delle valli.
I profumi netti e le tinte forti si imprimono nelle coltivazioni... La Sicilia è terra ad alta definizione.
Fin qui l’immaginazione... che dialoga con la realtà. Ma la realtà, in questo caso, l’ha superata.
Già al colore il CHIANU CARDUNI impressiona.
Profondo, compatto, con lingue di rosso-bordeaux che non cedono nemmeno ai bordi del bicchiere.
All’olfazione si dispiega un mondo nuovo.
Quali piante, quali fiori, quali frutti, quali minerali hanno generato una simile “genìa“ di suggestioni?Sarà che non conosco il Petit Verdot, sarà che l’ho bevuto in purezza solo in versioni minori, ma è ingente l’ammontare di richiami piacevoli e sconosciuti che procede nel bicchiere.
Al gusto poi, dopo 2 ore di “decanter“, i sapori si snocciolano in bocca come un “rosario“ fra le dita:ad ogni sorso una “nuance“ nuova... e spontanea sgorga una preghiera rivolta al “genius loci“ ispiratore di cotanta prelibatezza.
Ancora tutta da scoprire...
ROSARIO TISO
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