Milano - “La rissa in un phone center tra bengalesi e nordafricani avvenuta ieri sera in via Crespi, zona via Padova, e sedata dalle forze dell’ordine, è la dimostrazione che la stretta oraria per alcuni esercizi attuata con le ordinanze si rivela più che sensata e ha determinato un maggiore controllo del territorio. A oggi sono 104 le violazioni solo in quest’area ma è importante soprattutto l’azione che sta svolgendo la Polizia Locale negli stabili del degrado dove vivono i clandestini, che poi creano i maggiori problemi di sicurezza. Solo nell’area di via Padova sono 265 gli appartamenti sottoposti a controllo, 641 le persone identificate complessivamente, 174 le denunce e 12 gli arresti, 54 gli alloggi segnalati all’Asl, 101 all’Ufficio Igiene, 5 quelli dichiarati inagibili, 14 gli impianti a gas pericolosi sequestrati. Nel quartiere sono state depositate finora 1.325 schede autocertificative (682 da proprietari, 643 da affittuari). E sono 51 i contesti per violazione all’ordinanza”.
Lo dichiara il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato.
“L’azione contro gli irregolari -sottolinea De Corato ", ieri 2 malviventi in fuga hanno pure puntato un’arma contro l’auto della polizia che li inseguiva con la sirena, è costante e su tutto il territorio. Ancora oggi 3 clandestini sono finiti in manette grazie all’intervento della Polizia Locale. Un egiziano di 26 anni, denunciato anche per resistenza a pubblico ufficiale, è stato sorpreso in via Chiese senza patente a bordo di un veicolo. Da accertamenti è risultato non avere rispettato un ordine di espulsione della Questura di Cremona dell’ottobre 2007. In via Messina un cinese di 50 anni, fermato mentre girava in bicicletta, è risultato privo di permesso di soggiorno e a suo carico aveva un foglio di via del marzo 2009 della Questura di Milano. Infine è finito agli arresti un trans brasiliano di 33 anni trovato in via Chavez e risultato inottemperante a un decreto di espulsione della Questura di Bergamo”.
“Sono 488 " aggiunge De Corato " i clandestini fermati da inizio anno dai vigili, ovvero uno ogni 12 ore. Ma da quando si sono celebrati i primi processi davanti ai giudici di pace lo scorso settembre per il reato di immigrazione clandestina, le espulsioni procedono col contagocce. Va peraltro fatto notare che ci sono Paesi, come il Brasile, che collaborano scarsamente ai rimpatri. E che sono gli stessi clandestini a ostacolarli. Perchè in assenza di documenti, danno nomi fasulli: una volta si dichiarano egiziani, poi pachistani, quindi palestinesi. E se il ’pacchetto sicurezza’ ha prolungato a 180 giorni la permanenza nei Cie è anche per rispondere all’escamotage degli ’alias’. Un altro ostacolo è poi il fatto che il clandestino ha spesso in corso procedimenti penali per altri reati. E pertanto non può essere espulso fino a quando non si sia concluso almeno il primo grado di giudizio. Una beffa, alla fine gli diamo una sorta di permesso di soggiorno a tempo determinato. Che a causa delle lungaggini della giustizia diventa una mezza sanatoria. Come ha anche suggerito il sindaco Moratti -sottolinea De Corato -, è necessaria una modifica della normativa in modo da rimpatriare immediatamente chi ha già commesso reati che destano allarme sociale, scippi, furti, rapine, spaccio, lesioni, resistenza, liti, violenze sessuali. Solo così possiamo intensificare, come ha auspicato il ministro della Difesa La Russa, il contrasto all’immigrazione clandestina”.
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