Un gruppo studiosi californiani ha scoperto le cellule staminali che avviano la formazione dei tessuti della mammella, specialmente quelli che portano alla produzione del latte. Si tratta di un evento importante, perché potrebbe portare alla possibilità di ricostruire “naturalmente” un seno distrutto dalla chirurgia anticancro.
Le cellule staminali sono cellule indifferenziate, capaci di trasformarsi, a seconda delle necessità biologiche, in cellule specializzate, cioè particolari di un determinato tessuto: sono tipiche dell’embrione, ma esistono anche cellule staminali adulte, in varie parti dell’organismo. «Le staminali della mammella che abbiamo identificato possono generare i diversi tipi di cellule che portano alla formazione dei dotti lattiferi», ha spiegato Mina Bissell, biologa al Lawrence Berkeley National Laboratory, che ha coordinato la ricerca. I dotti lattiferi hanno una struttura ramificata, che confluisce nel capezzolo, e rappresentano, in effetti, l’essenza della mammella. Si ritiene, fra l’altro, che proprio in questa sede avvengano i primi sviluppi del cancro, e in questo senso la scoperta potrebbe anche portare a una miglior comprensione del meccanismo che porta alla formazione dei tumori.
Le cellule staminali sono state isolate in campioni di tessuto derivanti da interventi di riduzione del seno. «Da principio abbiamo isolato un gruppo di cellule con particolari proteine sulla propria superficie esterna», spiega Ole William Petersen, dell’università di Copenhagen, che ha collaborato allo studio, i cui risultati sono apparsi su Genes and Development. «In un secondo momento abbiamo identificato un sottogruppo di queste cellule, che, poste su una impalcatura gelatinosa, in laboratorio, tendono a crescere secondo una struttura ramificata. Lo stesso fanno quando vengono trapiantate nella regione mammaria di un topo».
I ricercatori hanno così costituito linee cellulari, aggiungendo un virus alle cellule, secondo una procedura comunemente usata per fra moltiplicare indefinitamente le cellule in una coltura. Tutto è accaduto questo ben due anni fa: oggi le linee cellulari sono ancora in ottimo stato, con un regolare corredo di cromosomi.
Ma il fatto fondamentale è: questo stesso tipo di cellule staminali può essere isolato in una donna e usato per far ricrescere tessuto funzionale? «È la prima cosa cui abbiamo pensato», ammette la Bissell. «Ma non sarà certo una possibilità a breve termine. Due passi sono ancora da compiere: essere in grado di ottenere la connessione naturale dei dotti al capezzolo, e soprattutto formare il tessuto connettivo e del grasso che costituiscono la struttura del seno, come la conosciamo. Questo risultato, infatti, non può essere ottenuto con le cellule staminali».
Ultimi Articoli
Inquinamento dell’acqua e depurazione domestica — il legame nascosto tra ciò che beviamo e l’ambiente
Risorse umane — il dottor Celona spiega perché il problema spesso è nel sistema aziendale
Stefano Nerozzi porta Rayuela su vinile: quando la chitarra battente incontra i grandi classici della letteratura
Salute e prevenzione alla Sapienza, il Camper della Salute della ASL Roma 1 porta screening e vaccini in piazzale Aldo Moro
Facebook Ads, perché il link diretto converte meno — il nodo delle campagne da 30.000 euro
Solenghi torna Govi a Milano — Colpi di timone al Teatro Carcano
Milano — “Gente di facili costumi” al Manzoni, ritmo vivo e dialoghi che tengono la scena
Como accende il 2026 nel segno di Volta: un anno di eventi verso il bicentenario
Lombardia, parere negativo a due impianti agrivoltaici nel Pavese — suolo agricolo al centro della decisione regionale