EPIDEMIA FEBBRE EMORRAGICA: TRE PAESI IN ALLERTA PER TIMORE CONTAGIO

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ANGOLA, Sono diventati tre i Paesi che hanno aumentato lo stato di allerta sanitario in seguito all’epidemia di febbre emorragica nella provincia nord-orientale di Uige, in Angola, provocata dal virus di Marburg, simile a quello di Ebola, che finora ha provocato oltre 120 vittime. Dopo le precauzioni adottate dalle autorità del confinante ex-Zaire, misure urgenti sono state introdotte anche nella Repubblica del Congo (o Congo-Brazzaville), che pure ha frontiere in comune con l’enclave angolana della Cabinda, e in Kenya, distante migliaia di chilometri dalla zona del contagio. Lo si apprende da fonti di stampa africane.

Nei due aeroporti internazionali keniani di Nairobi e Mombasa, da oggi tutti i passeggeri in arrivo in Angola vengono sottoposti a controlli sanitari, mentre tutti gli ospedali e le strutture sanitarie sono stati allertati.

Negli anni ’80 in Kenya si registrarono tre casi per il morbo di Marburg, che prende il nome dalla città tedesca dove il individuato per la prima volta nel 1967. Finora non si sono registrati casi all’esterno dell’Angola, dove l’epidemia è tuttora circoscritta alla provincia di Uige; i pochi casi segnalati al di fuori di quest’area erano relativi a persone provenienti dalla zona infetta. Il virus, che si trasmette al contatto con liquidi organici, provoca febbre alta, dolori muscolari, emorragie e può portare alla morte in poco tempo.

Le autorità sanitarie dell’Angola hanno chiesto assistenza internazionale: fonti della MISNA confermano che nella zona del contagio sono arrivati gruppi di esperti di epidemiologia dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e di Medici senza frontiere (Msf).

I primi casi della malattia sono stati segnalati nel nord-est dell’Angola alla fine del 2004, ma nelle ultime settimane il numero di decessi è aumentato. Secondo Quiala Godi, viceresponsabile della sanità della provincia di Uige, il picco dell’epidemia sarebbe stato raggiunto, ma gli aiuti promessi dal governo di Luanda non sarebbero ancora arrivati nelle strutture sanitarie dove si sta affrontando l’emergenza. [EB]

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