TB day, l’intervneto del Ministro Livia Turco su Ladysilvia; "Nonostante la TBC sia una delle malattie più antiche, ancora oggi è terribilmente presente: ogni anno si verificano nel mondo quasi 9 milioni di nuovi casi di TBC e 2 milioni di decessi!
Globalmente l’incidenza di tubercolosi cresce a causa del suo rapido incremento in Africa, ma l’insorgenza dei nuovi casi interessa, seppur in percentuali molto diverse, l’Asia, il Pacifico occidentale, il Mediterraneo orientale, l’Europa e le Americhe.
L’OMS, ormai da alcuni anni, ha dichiarato la tubercolosi un’emergenza globale e ha dettato la strategia e gli obiettivi degli interventi, mirati al controllo della patologia nei paesi in via di sviluppo.
La strategia è complessa perché, basandosi fondamentalmente sulla adesione al trattamento terapeutico, necessita di servizi adeguati, di personale qualificato e della disponibilità dei farmaci, ma lo stato di povertà di alcuni Paesi colpiti impedisce, di fatto, l’attuazione o il completamento degli interventi strategici che consentono di debellare la malattia.
E’ bene che non venga meno l’attenzione verso questi obiettivi; l’impegno di tutti nella lotta alla malattia tubercolare, per essere veramente vinta, deve coinvolgere tutta la comunità internazionale.
Al pari della lotta all’AIDS e alla Malaria, l’impegno dei Governi del Mondo deve essere quello di garantire la disponibilità e l’accesso alle terapie ma anche l’applicazione di nuove politiche sanitarie, organizzative e sociali, capaci di dare risposte veramente efficaci alle milioni di persone colpite da questa malattia, che si configura come malattia della povertà .
L’Italia è in prima fila tra le Nazioni ricche nel sostegno alla lotta alla TBC, sia sul piano governativo, in particolare con il supporto al Fondo Mondiale, che attraverso numerose iniziative di Organizzazioni Non Governative , da decenni impegnate nella lotta alla TBC nei paesi più poveri, anche grazie al supporto della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri.
Purtroppo gli sforzi internazionali sono ancora inadeguati rispetto alle dimensioni del problema, ma, ancor più, manca in molti Paesi, ed è mancato anche nel nostro Paese, un approccio sistemico che riconosca questi problemi globali come nostri problemi nazionali.
In particolare i problemi di salute offrono al nostro Paese, ma anche all’intera Unione Europea, l’opportunità di una “DIPLOMAZIA DELLA SALUTE” che inverta la tradizionale posizione di umanitarismo caritatevole degli interventi sanitari, per puntare alla salute come un investimento per lo sviluppo, nel medio e lungo termine conveniente non solo ai Paese riceventi, ma anche ai Paesi donatori come il nostro.
E’ facile comprendere come quest’approccio calzi perfettamente con la TBC; finquando la tubercolosi non sarà ben controllata e prevenuta nei paesi poveri, non vi sarà Paese ricco indenne dal rischio TBC.
Questo sarà possibile attraverso la promozione e il potenziamento di progetti di partenariato con i paesi in via di sviluppo, nella convinzione che la tutela della salute sia uno strumento per contrastare la povertà e le concomitanti tensioni sociali.
Nei Paesi industrializzati, per effetto del miglioramento delle condizioni sociali e dell’utilizzo dei farmaci, si è verificata la costante diminuzione dei casi di tubercolosi fin dall’inizio del ventesimo secolo.
Nei primi anni ’50, la scoperta degli antibiotici e, più tardi, le successive ricerche terapeutiche, sui farmaci capaci di curare la tubercolosi, rassicurò il mondo occidentale sulla possibilità di controllare e sconfiggere la malattia. L’attenzione alla tubercolosi, considerata come grave problema di sanità pubblica, diminuì e, di conseguenza, fu attuato lo smantellamento delle infrastrutture, quali quelle sanatoriali, che sino ad allora avevano garantito, comunque, il contenimento dell’infezione.
Dalla seconda metà del 1900 fino agli anni ’80 si è assistito ad una progressiva riduzione della frequenza della TBC nella popolazione italiana, mentre negli ultimi venti anni il trend è stato sostanzialmente stabile.
Diversi fenomeni sembrerebbero associati a tale arresto: l’epidemia di infezione da HIV e la tubercolosi associata a tale infezione, lo sviluppo di resistenze ai farmaci antitubercolari, l’invecchiamento della popolazione generale, associato al rischio di sviluppare tubercolosi in pazienti anziani infettatisi nel passato, il recente aumento dell’immigrazione da paesi ad alta endemia, la progressiva diminuzione del livello di attenzione alla malattia che ha comportato una minore incisività dei programmi di controllo.
In Italia vi è una bassa incidenza nella popolazione generale (7 casi per 100.000 abitanti, anno 2005) e da una concentrazione dei casi in gruppi a rischio. I circa 4000 casi di TBC ogni anno diagnosticati nel nostro Paese sono :
per un terzo in persone provenienti da Paesi ad alta incidenza (casi importati)
per un terzo in italiano con AIDS o tossicodipendenza
per un terzo in contatti stretti di casi di TBC acuta
Non mancano tuttavia casi sporadici e piccoli focolai epidemici.
Anche il fenomeno della resistenza ai farmaci è presente.
Anche nel nostro Paese è necessario perfezionare la sorveglianza e l’offerta attiva di cure continuative adeguate.
Come nel resto del Mondo anche da noi la TBC è malattia della povertà e dell’emarginazione sociale.
In particolare la difficoltà nella continuità terapeutica sottolinea l’elemento carente principale. La TBC non può essere controllata senza una “presa in carico” del cittadino ammalato, con un approccio che integri l’assistenza sanitaria con quella sociale : è una malattia infettiva sì, ma sostanzialmente cronica che richiede un approccio integrato.
Per questi motivi abbiamo varato un programma TBC convenuto con le Regioni attraverso il Centro per il controllo delle malattie (CCM) : la Regione Emilia Romagna, insieme al ministero ed all’Istituto superiore di sanità , coordina il programma che si sviluppa in azioni di miglioramento della sorveglianza, di formazione e di promozione di interventi ed approcci appropriati da parte delle strutture del Servizio Sanitario. Un’apposita Task Force ne monitora l’attuazione e ne stimola l’attività .
Molti tecnici di questo gruppo sono presenti in quest’aula e quindi colgo l’occasione per esprimere la nostra gratitudine per il lavoro che tanti svolgono in questa difficile opera, ma anche l’invito a proseguire nell’ottica di vedere il tema Tubercolosi come paradigmatico della salute Globale".
LA REDAZIONE
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