Anche Ucla ottiene staminali quasi embrionali da cellule adulte

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USA - Staminali come quelle embrionali, cioè capaci di differenziarsi in ogni tipo di tessuto, senza pero' scomodare i problemi etici. Dunque senza usare nè embrioni nè ovociti, ma cellule della pelle riprogrammate per tornare a essere pluripotenti.
Il risultato, gia' raggiunto dai ricercatori delle universita' di Kyoto in Giappone e del Wisconsin in Usa, è stato ora ripetuto anche nei laboratori dell’universita' della California a Los Angeles.

Gli scienziati guidati da Kathrin Plath e William Lowry hanno usato alterazioni genetiche per far tornare indietro nel tempo lo sviluppo di cellule umane della pelle, fino a ottenere staminali sostanzialmente identiche a quelle embrionali, chiamate 'iPs', cioè staminali pluripotenti indotte (induced pluripotent stem cell). Il risultato, che conferma dunque quelli gia' ottenuti negli altri due atenei, è pubblicato sulla versione online dei 'Proceedings of the National Academy of Sciences' (Pnas). Le potenzialita' terapeutiche si promettono enormi, senza dilemmi religiosi o etici.

Partendo dalle cellule della pelle, infatti, si potrebbero ottenere staminali embrionali in grado di trasformarsi in potenziali pezzi di ricambio per il nostro organismo senza incorrere in problemi di compatibilita', come avviene oggi con i trapianti. Per esempio per ricreare isole pancreatiche per curare il diabete, cellule ematopoietiche contro le leucemie, motoneuroni per combattere il Parkinson. Solo modificando ad hoc quattro geni.

"Le cellule che abbiamo ottenuto riprogrammando la pelle -osserva Plath- sono virtualmente indistinguibili dalle staminali embrionali umane". E soprattutto, il procedimento è esente dagli attacchi di quanti si scagliano contro la cosiddetta clonazione terapeutica. Nonostante la soddisfazione per il risultato raggiunto, i maggiori esperti mondiali di staminali spingono pero' alla cautela, ed esortano a compiere ulteriori studi per verificare l’effettiva equivalenza tra le staminali pluripotenti ottenute dalla pelle e quelle embrionali.

In più, avvertono gli scienziati, non mancano problemi tecnici. A cominciare da quello che riguarda i virus vettori da usare per trasportare i geni riprogrammatori nelle cellule. Per questo Lowry ricorda che "gli studi in questo campo sono complementari a quelli sulle staminali embrionali, che restano necessari. Dunque l’ottenimento di cellule pluripotenti a partire dalla pelle potra' costituire solo un'altra via da percorrere per la ricerca".