Stupisce che un grande medico come il Prof. Veronesi possa parlare di “vita artificiale” a proposito degli stati vegetativi o addirittura di qualunque persona sia “priva di coscienza e di vita di relazione”, definizione che includerebbe molte forme di disabilità o patologie come l’Alzheimer.
Non è sulla fede ma sulle conoscenze scientifiche che il progetto di legge sul biotestamento si basa, per fornire le necessarie garanzie a tutela della vita: la ricerca infatti ha evidenziato che molte persone apparentemente non coscienti mostrano invece un’attività cerebrale inaspettata, su cui ancora si sta indagando; e non è affatto escluso che si possano trovare nuove terapie come potrebbero indicare alcuni casi di “risveglio” ottenuti con nuove e semplici tecniche.
L’autodeterminazione, poi, su cui il Prof. Veronesi tanto insiste, non può essere un criterio assoluto scisso dal contesto scientifico, medico e relazionale: se fosse così, qualunque paziente potrebbe esigere da un medico un trattamento che quest’ultimo giudica inappropriato o persino dannoso.
La professionalità e l’autonomia del medico vanno tutelate e va mantenuta, come garanzia per i cittadini, la vocazione del Servizio Sanitario Nazionale alla cura dei malati e al favor vitae.
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